Un’alternativa alla Primaria di via Dante. Samuele Lo Faro rilancia l’idea di un plesso in prossimità delle scuole medie, con costi e disagi molto minori rispetto al partenariato pubblico-privato dell’Amministrazione comunale. Con lui, questa volta, anche il capogruppo di “Rete Civica” Angelo Moleri, che ha collaborato nella realizzazione del rendering della proposta.
Scuola Primaria, un nuovo plesso di fianco alle medie?
Già la scorsa primavera il politico di Fara d’Adda era entrato nel dibattito con la proposta di rinunciare all’onerosa ristrutturazione del plesso di via Dante puntando, piuttosto, sulla realizzazione di una nuova Primaria nel polo che comprende già scuole medie, infanzia e nido. “In tal senso abbiamo fatto predisporre due rendering (in foto sopra) che mostrano altrettante ipotesi: quella di un edificio autonomo davanti alla Secondaria e quella di una soluzione a “U” in prosecuzione dell’immobile esistente. Lo spazio permetterebbe altre configurazioni, anche verso la vecchia pista d’atletica, con alternative concrete che meritano di essere valutate”.
La proposta tiene conto anche dei riferimenti normativi legati all’edilizia scolastica, che definiscono gli spazi di un edificio in funzione delle classi ospitate, del bacino d’utenza e del numero di alunni, dimensionando la scuola sul numero di classi di cui il territorio ha bisogno.
La proposta tiene conto anche dei riferimenti normativi legati all’edilizia scolastica, che definiscono gli spazi di un edificio in funzione delle classi ospitate, del bacino d’utenza e del numero di alunni, dimensionando la scuola sul numero di classi di cui il territorio ha bisogno.
“Per Fara, le proiezioni demografiche indicano un fabbisogno strutturale realistico nell’ordine di dieci classi, per un totale massimo di 260 bambini. Il Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975, poi, indica per una Primaria autonoma di dieci classi la dimensione di 1.890 metri quadrati lordi calcolati su 250 alunni, compresi mensa, palestra e servizi amministrativi. Una superficie che potremmo in realtà ridurre grazie alla condivisione di strutture comuni già esistenti nel polo scolastico come palestra, mensa, aula magna e servizi amministrativi, evitando così duplicazioni e ottenendo al contempo economie di scala importanti” ha sottolineato Lo Faro, che ribadisce però come, pur non accorpando tali servizi, le dimensioni dell’eventuale polo sarebbero più che sufficienti. Quanto ai costi, invece: “Il costo standard di realizzazione di una Primaria è di circa 350 mila euro per classe, con un massimo di 500.000 euro, comprensivo degli spazi accessori previsti dalla normativa. Parliamo quindi di circa 3,5 milioni di euro, 5 al massimo, per una scuola da 10 classi completamente nuova e di ultima generazione. Una stima, questa, “ad abundantiam”, considerando uno stabile autonomo e quindi senza gli spazi in condivisione. So che ormai siamo abituati a pensare che ogni opera pubblica debba costare parecchi milioni, con imprevisti all’ordine del giorno e sovrapprezzi vari, ma non dobbiamo perdere il senso delle cifre e pensare che “mi sembra poco”: 350mila euro, o addirittura 500.000 euro, sarebbero per una sola classe più la relativa quota di spazi e servizi, e non è poco”.
Il plesso di via Dante, al contrario, potrebbe essere nelle intenzioni di Lo Faro alienato o valorizzato generando risorse stimabili prudenzialmente intorno ai 750 mila euro. Soldi reinvestibili nella nuova costruzione, riducendone ulteriormente l’impatto economico per il Comune.
“Rete civica” si oppone al partenariato
Sulla base di questi numeri e riferimenti normativi, la richiesta di Lo Faro e Moleri è quella di aprire un confronto serio sul tema, anche e soprattutto visti i costi che si prospettano per il partenariato pubblico-privato rincorso dall’Amministrazione. “Il problema non è soltanto costruire una scuola, ma capire quanto costerà al Comune nei prossimi trent’anni. Perché, alla fine, sono sempre i cittadini a pagare” ha concluso Lo Faro.
Moleri, da parte sua, ha criticato con durezza il partenariato:
Moleri, da parte sua, ha criticato con durezza il partenariato:
“Uno strumento che, se applicato alla ristrutturazione di una scuola, si trasforma in un meccanismo infernale che prevede l’acquisizione del diritto di superficie del terreno su cui è edificata la scuola da parte del privato che finanzierà la ristrutturazione. Si tratta “de facto” della temporanea privatizzazione dell’edificio fino all’estinzione del debito – ha sottolineato – Per questa ristrutturazione, poi, non sono ancora definite le cifre, ma nell’ultimo documento di programmazione è stata prevista la cifra folle di 10,5 milioni di euro e abbiamo contezza che questa aumenterà. Che senso ha spendere una cifra spropositata per una ristrutturazione, quando costerebbe dalla metà a un terzo costruire una nuova struttura presso il polo di via Ronchi di Sopra-piazzale Maritain? Questa soluzione consentirebbe anche di riqualificare l’area a est di via Montessori con la creazione di nuovi parcheggi all’occorrenza. Una seconda possibilità da prendere in considerazione è poi quella di una ristrutturazione “leggera” della scuola di via Dante, levando dal tavolo la cessione della scuola ai privati investitori”.

