Arcene

Dario Foresti, una vita da mediano: addio a uno degli eroi della Trevigliese in Serie C

Si è spento uno dei protagonisti della storica promozione in Serie C della Trevigliese

Dario Foresti, una vita da mediano: addio a uno degli eroi della Trevigliese in Serie C

La comunità di Arcene e il mondo del calcio dilettantistico piangono la scomparsa di Dario Foresti, uno degli eroi della storica promozione in Serie C conquistata dalla Trevigliese negli anni Sessanta.

Classe 1946, l’ex centrocampista dei biancocelesti si è spento martedì 24 febbraio all’età di 79 anni, circondato dall’affetto di sua moglie Marisa, dei figli Emanuela, Gianluigi e Silvia, della sorella Antonella, dei fratelli Gianbattista e Vittorio, e dei nipoti Lorenzo, Andrea e Giorgio, che gli hanno dato l’ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.

“Adesso Dario è alla presenza del Signore che ha amato nella vita terrena – ha affermato il parroco don Franco Cortinovis durante le esequie alla presenza, tra gli altri, del vicesindaco Vladimiro Poletti e dell’ex presidente di ‘Risorsa Sociale’ Giorgio Barbaglio – A noi però occorre fede per continuare a sperare nella sua vita eterna. La fede tuttavia, non è una bacchetta magica capace di addormentare il dolore, ma in mezzo alle lacrime ci invita a credere in un Dio che è padre e che ci vuole bene. Ed è alle sue braccia amorevoli che noi affidiamo Dario, che nel suo cammino di uomo è stato sempre pronto a contagiare tutti con il suo sorriso e la sua gioia di vivere”.

Queste qualità non faticavano ad emergere anche durante le partite con la Trevigliese che Dario, non essendo un calciatore professionista, era costretto ad alternare al suo lavoro di responsabile in uno stabilimento di Pandino che si occupava di importare carni.

La carriera da calciatore

Viso pulito, fisico minuto, alto poco più di 160 centimetri, Foresti non è mai apparso intimorito dalla corporatura decisamente più robusta dei suoi avversari. Anzi. Proprio quando era chiamato ad affrontare rivali più grossi di lui, che in marcatura lo sovrastavano sia in altezza che in larghezza, Dario tirava fuori tutto il coraggio di cui era dotato, mettendo provvisoriamente da parte la faccia da bravo ragazzo qual era, per fare posto al biondino instancabile che sugli spalti raccoglieva applausi perché era sempre pronto a dare l’anima in campo.

Piuttosto timido nella vita di tutti i giorni, sul rettangolo verde Foresti riusciva ad emergere con una spiccata personalità, che gli permetteva di uscire caparbiamente dalle mischie con il pallone incollato al piede. Quello stesso piede che, in fase d’impostazione era capace di allargare il gioco e trovare corridoi interessanti con tocchi morbidi e precisi, mentre in fase d’interdizione non si tirava mai indietro dall’affondare il tackle o dal ripiegare fino alla propria area pur di aiutare la squadra a riconquistare il pallino del gioco.

Con il numero 4 che campeggiava sulle sue spalle e con l’inesorabile voglia di non darsi mai per vinto, Dario non fu un goleador. Fu piuttosto un trascinatore silenzioso che, nonostante la sua giovanissima età, contribuì a scrivere pagine indelebili della storia della Trevigliese. Foresti infatti, fu tra i titolari indiscussi della formazione che, nella stagione 1964-1965, fu in grado di mantenere il primato in Serie D per 31 giornate su 34 disputate, chiudendo poi il campionato con 8 punti di vantaggio sul Bolzano e conquistando l’accesso alla Serie C. Qui la Trevigliese sgomitò anche contro squadre che oggi militano in Serie A, come Udinese, Cremonese, Parma e Como, che non le impedirono di togliersi qualche soddisfazione, raggiungendo il suo piazzamento più alto con l’ottavo posto della stagione 1966-1967.

Nel 1970 però, la 19esima posizione le costò la salvezza, condannandola nuovamente alla Serie D, dove Dario e compagni non riuscirono più a risollevarne le sorti, allontanandosi pian piano da una categoria che non fu mai più riconquistata. Da allora infatti, la Trevigliese ha sempre navigato tra Serie D, Eccellenza e Promozione, senza mai più riuscire a trovare quella continuità di risultati che negli anni Sessanta le aveva permesso di inanellare un successo dopo l’altro.

In quegli anni poi, la voglia di dedicarsi maggiormente alla propria famiglia e qualche incomprensione di troppo con i vertici della società spinsero Foresti lontano dalla Trevigliese, che lasciò nel 1972 per trasferirsi alla Cassanese, dove giocò ancora per qualche anno prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo.