Nel progetto che vorrebbe la nascita di un centro socio-culturale nell’ex ospedale vecchio di Caravaggio si inserisce anche La “Fondazione Istituti educativi” di Bergamo. Come? Con opere d’arte sepolte in qualche deposito che potrebbero rivedere la luce.
Progetto “Caravaggio Hub”
Come noto un mecenate ha finanziato la stesura di un progetto, “Il Caravaggio Hub – Centro studi, cultura e socialità”, che prevede il recupero di una porzione dello stabile di via Roma, e che l’Amministrazione ha candidato al “Bando Progetti emblematici della Fondazione Cariplo”. Attraverso la riqualificazione architettonica con interventi di restauro e adeguamento alle normative vigenti si punta ad allestire un museo comprensivo di sistemi digitali di fruizione, capace di accrescere l’attrattività turistica e l’offerta culturale della città, ma anche di generare opportunità concrete di crescita personale, formazione professionale e partecipazione inclusiva, coinvolgendo le persone in condizione di fragilità socio-economica che saranno ospiti della struttura in via di ultimazione nell’ex asilo-orfanotrofio di via Polidoro Caldara. La stima dei costi complessivi ammonta a 1 milione 665mila euro, di cui per la ristrutturazione e il restauro 1 milione 540mila e per l’attività museale e culturale inclusiva 125mila.
“Istituti Educativi” di Bergamo pronti a collaborare
Relativamente all’allestimento del nuovo polo museale il sindaco Claudio Bolandrini ha pensato di proporre una collaborazione alla Fondazione presieduta dal sindaco di Misano Ivan Tassi, accolta favorevolmente.
“L’Amministrazione comunale, oltre che sulla filantropia di un concittadino, la cui generosità ha consentito la stesura del progetto, può contare anche sulla sinergia con la “Fondazione Istituti Educativi di Bergamo” per conseguire insieme la duplice finalità dal progetto candidato – ha spiegato Bolandrini – la promozione culturale attraverso la fruizione del patrimonio artistico della Fondazione, altrimenti inaccessibile al pubblico, e la proposta di percorsi di integrazione sociale e di avviamento all’autonomia attraverso il lavoro in ambito museale rivolto a persone in condizione di fragilità e marginalità”.
La Fondazione infatti, conserva nei caveaux di banche o di istituti che garantiscono il servizio di custodia, almeno una sessantina di dipinti.
“Ringrazio il presidente Tassi per la fiducia e l’importante sostegno qualificato accordati al progetto – ha concluso – non ci resta che attendere insieme fiduciosi la valutazione della commissione esaminatrice”.
Una collaborazione che soddisferebbe pienamente entrambe le parti.
“L’Amministrazione caravaggina, qualora il progetto andasse in porto, ci ha informato di avere a disposizione uno spazio espositivo – ha affermato Tassi – e la nostra Fondazione ha dato la disponibilità per realizzare un museo/deposito aperto, vedremo poi quale sarà la modalità più adeguata, per esporre opere che finora non sono state visibili al pubblico. Principalmente si tratta di ritratti di filantropi che nel tempo hanno erogato donazioni a favore della Fondazione oppure opere con soggetti religiosi, opere di autori del territorio e non solo per un valore di un paio di milioni di euro. Molto meglio trovare un accordo per esporle e valorizzarle che pagare un affitto per tenerle chiuse in un caveau. Alcune hanno bisogno di un restauro e i soldi risparmiati potrebbero essere utilizzati per quello”.
Si prenderebbero due piccioni con una fava insomma, nella speranza che il progetto decolli.