Il personaggio

Addio a Cesare Gatti, da Caravaggio all'Amazzonia. Diceva sempre: "Meglio poveri, ma liberi"

Dall'infanzia a Caravaggio al Seminario, fino alla scelta di trasferirsi in Brasile: l'incredibile vita di Cesare Gatti, tra ultramaratone e il sostegno a indios e campesinos

Addio a Cesare Gatti, da Caravaggio all'Amazzonia. Diceva sempre: "Meglio poveri, ma liberi"
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Se n’era andato in Sud America da ragazzo con un missionario, innamorandosi dell’Amazzonia e della causa dei campesinos che lottano per sopravvivere, schiacciati dai fazendeiros. Non tornerà più, nella sua Caravaggio: Cesare Gatti - che una decina d’anni fa era stato anche campione di ultramaratona - è mancato sabato scorso a 74 anni. Un lutto che ha colpito la famiglia e i tanti amici caravaggini che non l’hanno mai dimenticato. Diceva sempre: "Meglio, poveri, ma liberi".

La fede, il seminario, e la scelta dell'Amazzonia

Una gioventù segnata da un intenso travaglio interiore la sua, sospesa tra due mondi: quello della fede che lo aveva spinto a frequentare il seminario, e quello da studente del Policlinico di Milano con un brillante futuro da ingegnere. Ma anche quello della vita in Italia tra le mura amiche del panificio di famiglia, e quello dell’impegno sociale da laico tra i contadini poveri dello Stato brasiliano del Mato Grosso, a fianco di un missionario. E alla fine aveva scelto: «Meglio poveri ma liberi» diceva, e si era costruito una famiglia laggiù, dedicando la sua esistenza alla difesa dei più deboli e della natura selvaggia, coinvolgendo le popolazioni locali in progetti contro il disboscamento. Cesare era felice, ed anche se era tornato a casa qualche volta e nel 2010 aveva pensato anche di rientrare stabilmente in Italia con la sua nuova famiglia, era prevalsa la scelta di rimanere nel Paese carioca. Ormai la loro vita era là.

 

«Da ragazzino aveva intrapreso il seminario ma poi lo aveva abbandonato - ha raccontato il fratello Sergio - così si iscrisse alla facoltà di Ingegneria. Era molto intelligente e gli mancava un anno per terminare gli studi ma voleva scoprire il mondo e decise di seguire un missionario, da cui era molto affascinato. A 21 anni partì e rimase a lavorare con lui in mezzo ai campesinos: quando il sacerdote morì decise di restare in Brasile».

La battaglia in difesa dei campesinos del Brasile: i latifondisti gli bruciarono la casa

Una vita dura, piena di privazioni ma per il caravaggino quel che contava era difendere i diritti di genti oppresse dai grandi latifondisti.

«La sua opera dava fastidio e una volta gli bruciarono la povera abitazione in cui viveva - ha ricordato - io e i mie tre fratelli andammo a trovarlo 40 anni fa: non aveva quasi nulla mentre oggi l’elettricità è arrivata un po’ ovunque, così come l’acqua corrente e qualche strada asfaltata.... Cesare era molto amico anche degli indios, cercava di aiutare anche loro. Col tempo ha conosciuto una donna, Dagma, si è sposato, ha acquistato un po’ di terra, adottato tre ragazzi e, dopo 20 anni, è nata la sua Lucia, che porta il nome di nostra madre. Oggi è mamma dei due nipotini che adorava... Si era stabilito a Santa Terezinha ma tornava spesso a trovarci e rimaneva anche lungo tempo, mesi in cui rivedeva gli amici e con loro lavorava a nuovi progetti per i campesinos. Un vero idealista. Una volta era rimasto un anno a fare il panettiere con me, ma non era abituato a lavorare al chiuso, lui viveva nella foresta... Adesso però erano otto anni che non lo vedevamo».

Cesare Gatti
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Cesare Gatti

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Cesare Gatti

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Le ultramaratone in tutto il mondo

Nel 2005, in una delle sue visite a casa, aveva rilasciato un’intervista anche la nostro settimanale, raccontando la sua vita avventurosa. In città però si ricordano di lui anche per le sue doti di atleta.

«Era un maratoneta di grande livello - ha detto con orgoglio Sergio - ha sempre corso, dalla foresta alla strada: a 65 anni conquistò il titolo di campione mondiale di ultramaratona sui 100 Km a Winaschoten, in Olanda, con la Bergamo Stars Atletica. Un super sportivo: non fumava né beveva e attraversava i fiumi a nuoto, anche se ci bazzicava anche qualche coccodrillo...».

Il contagio da Covid e la morte

Cesare Gatti è mancato settimana scorsa, dopo alcuni giorni di ospedale. Era stato colpito, alcune settimane fa, dal Covid.

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