Animali

“Gianni”, la pianura agricola e la politica che grida “Al lupo!”

In Regione si torna a parlare di abbattimenti, dopo l'ennesimo avvistamento di un lupo (peraltro poco impaurito dall'uomo) in pianura

“Gianni”, la pianura agricola e la politica che  grida “Al lupo!”

A Perisco Dosimo, nel Cremonese, gli avevano persino dato un nome: Gianni. Si tratta di lupo di pianura, che da tempo si mostrava tanto confidente con gli umani da lasciarsi persino immortalare in fotografia, è stato catturato nei giorni scorsi dalla Polizia provinciale e trasferito in un habitat più idoneo. Insomma: lontano dalla pianura antropizzata, che per quanto ancora profondamente agricola come quella cremonese. Ma l’incursione del grande predatore – probabilmente proveniente dalle lanche del Po, dove da tempo è nota la presenza di interi branchi – ha riportato all’attenzione del dibattito pubblico il tema. Che del resto aveva interessato anche la Bergamasca, recentemente. E in passato anche la Bassa. A intervenire tra gli altri in Regione è stato Carlo Bravo (Fratelli d’Italia), vicepresidente della VIII Commissione Agricoltura, montagna e foreste.

“Il problema interessa anche la pianura”

“La presenza del lupo non può più essere considerata un fenomeno circoscritto alle nostre montagne. Da tempo gli allevamenti delle aree montane e marginali devono fare i conti con predazioni e danni, ma oggi il tema interessa anche le campagne e le aree di pianura, con una presenza che richiede particolare attenzione soprattutto quando gli esemplari si avvicinano alle zone abitate. Di fronte a uno scenario che cambia, deve cambiare anche la strategia”.

Una strategia per l’equilibrio

“Non si tratta di mettere in discussione la tutela della specie. Si tratta di governarne la presenza, trovando un equilibrio concreto tra conservazione, sicurezza delle comunità e salvaguardia delle attività agricole e zootecniche – continua Bravo – Prevenzione e strumenti di protezione degli allevamenti restano indispensabili, così come il monitoraggio della specie, ma occorre poter contare anche su misure efficaci di gestione e contenimento nei casi in cui emergano situazioni problematiche. In particolare, serve grande attenzione in quelle situazioni in cui taluni esemplari perdono la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo e tendono ad avvicinarsi con frequenza alle aree antropizzate”.

“No ad allarmismi ideologici”

“Il quadro europeo è mutato e presenta oggi maggiori margini per la gestione della specie. È un passaggio che deve essere affrontato con serietà, sulla base dei dati scientifici e nel pieno rispetto della normativa, evitando tanto gli allarmismi quanto gli approcci ideologici. Proteggere il lupo e proteggere le nostre comunità non possono essere considerati due obiettivi incompatibili. La sfida è trovare un nuovo equilibrio e avere gli strumenti per governare il fenomeno. È questa la strada che dobbiamo seguire”.

Sulla stessa linea il presidente della stessa Commissione Floriano Massardi.

“Dovrebbe essere chiaro ed evidente a tutti che il monitoraggio non è sufficiente a risolvere il problema della presenza di un animale che, giova ricordarlo, possiede un istinto innato di predazione e pone crescenti problemi di sicurezza ad allevatori, agricoltori e appassionati di trekking nei boschi ed in montagna. Dopo il declassamento in sede europea, serve maggiore risolutezza nell’intraprendere una reale politica di contenimento della specie, prima che la minaccia alle attività antropiche aumenti ancora” spiega Massardi. “Sulla stampa si parla solo di evitare di dare cibo all’animale o di catturarlo per trasferirlo, ma sono personalmente e fortemente contrario a tale opzione: l’unica scelta seria e responsabile è quella dell’abbattimento, a tutela della pubblica sicurezza” conclude Massardi.

La posizione di Futuro nazionale

“Catturare un lupo problematico e trasferirlo altrove non può diventare la risposta automatica: così si rischia semplicemente di spostare il problema da una comunità a un’altra – è invece la posizione del bergamasco Pietro Macconi, consigliere regionale di Futuro Nazionale (FN), che ha presentato un’interpellanza alla Giunta regionale sulla gestione dei lupi confidenti, problematici e potenzialmente pericolosi.

“Chiediamo alla Regione un protocollo operativo chiaro, basato su criteri scientifici e livelli di rischio certi. Nei casi più gravi deve essere possibile arrivare alla rimozione definitiva dell’esemplare, anche mediante abbattimento quando consentito dalla normativa. Non si tratta di mettere in discussione la tutela della specie, ma di garantire insieme conservazione, sicurezza dei cittadini e difesa delle attività agricole e zootecniche. Il nuovo quadro europeo offre maggiori possibilità di gestione: ora serve una politica regionale concreta, che superi approcci ideologici e dia risposte certe ai territori”.