Una donna riversa a terra, davanti all’ingresso di casa, con gravi ferite e un bambino di quattro anni tratto in salvo dai vicini per sottrarlo alla furia omicida del padre. E’ la scena agghiacciante che si sono trovati davanti i carabinieri della stazione di Urgnano quando, nella notte tra il 19 e il 20 settembre sono intervenuti a Cividate in seguito alla segnalazione di un grave episodio di violenza domestica.
La violenta aggressione a colpi di forbici
Al loro arrivo intorno all’1, i militari dell’Arma hanno trovato sul posto i sanitari del 118 intenti a prestare soccorso alla vittima, una donna italiana di 35 anni (classe 1991) riversa a terra con profonde e gravi ferite da taglio. La vittima è stata trasportata d’urgenza in codice giallo all’ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo. Con il passare delle ore, a causa delle lesioni multiple e penetranti riportate al collo, al torace e alle braccia, le sue condizioni si sono purtroppo aggravate, rendendo necessario il ricovero nel reparto di Terapia Intensiva con prognosi riservata e in pericolo di vita.
Tratto in salvo il figlio di quattro anni
Dalle prime ricostruzioni e dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti sul posto, la donna è stata brutalmente aggredita dall’ex compagno, che ha utilizzato la lama appuntita di un paio di forbici in acciaio per colpirla ripetutamente. La violenza si è consumata davanti agli occhi del figlio minore della coppia, un bambino di soli quattro anni. A evitare conseguenze ancora più drammatiche per il piccolo è stato un residente dello stesso stabile, che ha approfittato di un momento concitato per portare al sicuro il bambino nel proprio appartamento prima dell’arrivo delle Forze dell’ordine. Il piccolo è stato poi affidato alle cure dei nonni materni.
La fuga e la cattura nei pressi del santuario
Subito dopo l’aggressione, il responsabile, un cittadino marocchino di 31 anni (classe 1995), già noto alle Forze dell’ordine per precedenti per rapina, lesioni personali, spaccio e già gravato da avviso orale, si è allontanato a piedi dall’abitazione. La sua fuga è durata poco: i carabinieri lo hanno rintracciato e bloccato a breve distanza, mentre si trovava seduto nei pressi di un santuario. L’uomo, che presentava ancora evidenti tracce ematiche sulle mani e nessuna lesione personale, non ha opposto alcuna resistenza e ha ammesso le proprie responsabilità.
Ora è in carcere
A carico dell’uomo risultava già attivo un provvedimento del Tribunale per i Minorenni che gli vietava tassativamente di avvicinarsi alla casa e ai luoghi frequentati dal figlio. Alle 2.30 di notte, data l’estrema gravità delle lesioni e la chiara idoneità dell’atto a provocare la morte della donna, i carabinieri lo hanno dichiarato in arresto in flagranza di reato con l’accusa di tentato omicidio. Su disposizione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Bergamo, l’indagato è stato trasferito nel carcere di Bergamo. Nella giornata del 21 settembre, al termine dell’udienza di convalida, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere.