Cronaca

Yana Malaiko, ecco perché per i giudici fu un omicidio premeditato

Depositata la motivazione dell’ergastolo per Dumitru Stratan. La Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha riconosciuto la premeditazione.

Yana Malaiko, ecco perché per i giudici fu un omicidio premeditato

Le motivazioni della sentenza spiegano il perché dell’ergastolo per il caso di Yana Malaiko, giovane ucraina che aveva vissuto a Romano e uccisa nel gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere.

Sette elementi per la premeditazione

Non un delitto improvviso, ma un omicidio preparato. È questa la conclusione alla quale è arrivata la Corte d’Assise d’Appello di Brescia nelle motivazioni della sentenza che il 22 aprile scorso ha condannato all’ergastolo Dumitru Stratan per l’omicidio di Yana Malaiko.I giudici hanno ricostruito una serie di comportamenti precedenti al delitto che, considerati singolarmente, potrebbero avere letture differenti, ma che nel loro insieme indicano, secondo la Corte, un proposito omicida maturato prima dell’aggressione. Tra gli elementi ci sono le minacce rivolte a Yana, la gelosia per la relazione con Andrei Cojocaru, i sopralluoghi nell’androne del condominio e le manomissioni delle telecamere. A questi si aggiungono il reset del telefono e la presenza di una vanga nell’auto utilizzata successivamente per il trasporto del corpo.

La «trappola» di Bulka

Un passaggio centrale delle motivazioni riguarda Bulka, il cagnolino al quale Yana era particolarmente affezionata. Secondo i giudici, Stratan avrebbe sfruttato proprio il legame della giovane con l’animale per convincerla a tornare nell’abitazione. Anche il comportamento tenuto nei giorni precedenti viene letto dalla Corte come parte di una preparazione. In particolare, gli spostamenti ripetuti nell’androne del condominio sono stati interpretati come sopralluoghi per verificare percorsi e possibilità di non essere visto.La Corte ha inoltre ritenuto incompatibile con gli accertamenti medico-legali la versione di Stratan, secondo cui avrebbe colpito Yana nel tentativo di rianimarla. Gli esami hanno invece evidenziato una violenta dinamica asfittica. Dopo l’omicidio, il corpo della giovane venne nascosto in una valigia e trasportato in una discarica.

«Giustizia è fatta»

La decisione d’appello aveva ribaltato il punto più importante della sentenza di primo grado: Stratan era stato condannato a vent’anni, mentre la Corte bresciana ha riconosciuto la premeditazione, arrivando all’ergastolo. Ora la famiglia e l’avvocato Angelo Lino Murtas guardano anche a una nuova battaglia: una proposta legislativa per introdurre una specifica aggravante, con pena dell’ergastolo, nei casi in cui dopo un omicidio il corpo della vittima venga depezzato, vilipeso oppure occultato. Per Yana, dunque, la sentenza d’appello rappresenta un punto fermo della battaglia giudiziaria. Ma l’impegno della famiglia continua, nel suo nome e in quello delle altre vittime di violenza. Per il padre di Yana, Oleksandr Malaiko, è stato il risultato di una battaglia durata anni. Dopo il primo verdetto aveva promesso:

«Non mi fermo. Andremo in secondo grado e combatteremo per mia figlia e per le altre». Il 22 aprile, dopo la sentenza, le sue parole sono state: «Giustizia è fatta».