Quasi cinque ore per percorrere il tragitto tra Rivolta d’Adda e Crema senza automobile. È quanto ha impiegato una residente dopo una visita all’ospedale Santa Marta, tra corse che non partono, un autobus che non si ferma e un lungo percorso alternativo in treno. La vicenda riaccende il dibattito sui limiti del trasporto pubblico e sui collegamenti ritenuti insufficienti.
Un autobus che non si ferma e un’attesa interminabile
Cinque ore per percorrere in autobus e treno il tragitto da Rivolta d’Adda a Crema. È la disavventura capitata nei giorni scorsi a una donna residente in città, costretta a fare i conti con attese, corse che non partono, un autobus che non si ferma e, alla fine, un lungo viaggio alternativo pur di riuscire a rientrare a casa. La vicenda è iniziata all’ospedale Santa Marta di Rivolta d’Adda, dove la donna si era recata per una visita partendo da Crema con i mezzi pubblici, non disponendo di un’auto. Terminata la visita, intorno alle 14.15, ha cercato di capire come poter rientrare in città, scoprendo però che nel pomeriggio non erano previste corse dirette. Le è stato quindi suggerito di raggiungere Vailate, dove avrebbe avuto maggiori possibilità di trovare un collegamento per Crema. Così, verso le 14.45, la donna è arrivata a Vailate e ha iniziato ad aspettare. Dopo circa un’ora, intorno alle 15.45, è transitato un autobus di linea. La conducente, racconta la donna, “ha rallentato, mi ha guardato, ma non si è fermata”. Con il caldo e la stanchezza a pesare sempre di più, la viaggiatrice ha quindi deciso di raggiungere il centro di Vailate a piedi. Qui alcune persone hanno provato ad aiutarla controllando gli orari delle corse e indicandole un autobus che, secondo le informazioni ricevute, sarebbe dovuto passare alle 16.30 davanti al Caimi. La donna è rimasta ad aspettare fino alle 17.45, ma anche questa volta il collegamento per Crema non si è materializzato.
Da Vailate a Caravaggio, poi il treno per Crema
A quel punto, ormai scoraggiata, ha chiesto aiuto a un passante. Un signore si è offerto di accompagnarla alla stazione di Caravaggio, permettendole così di tentare la via ferroviaria. Il viaggio, però, era tutt’altro che finito: da Caravaggio la donna ha raggiunto Treviglio, dove ha preso il treno delle 18.45 diretto verso Crema. L’arrivo in città è avvenuto poco dopo le 19, seguito da altri due chilometri a piedi per raggiungere la propria abitazione di via Piacenza. Una volta a casa, dopo quasi cinque ore dall’uscita dall’ospedale, era ormai stremata. La sua esperienza riaccende così un malcontento che non sembra limitarsi al singolo episodio. In molti lamentano infatti un servizio giudicato sempre più limitato, soprattutto nei giorni e negli orari in cui avere un’auto diventa quasi indispensabile. C’è chi osserva che il trasporto pubblico risulta anche “piuttosto caro, considerando il servizio offerto”, mentre altri puntano il dito contro collegamenti ritenuti insufficienti e poco adeguati alle esigenze di chi deve spostarsi senza automobile.
Le proteste: “Servizio estremamente limitato”
Il problema, viene sottolineato, riguarda anche i più giovani: senza un’auto o qualcuno disposto ad accompagnarli, raggiungere città come Milano per trascorrere qualche ora fuori casa può diventare complicato. E così, secondo alcuni residenti, non ci si dovrebbe poi stupire se gli autobus vengono utilizzati poco: se le corse sono poche e poco funzionali, l’utenza finisce inevitabilmente per cercare altre soluzioni.C’è anche chi parla di un servizio «estremamente limitato» e invita gli utenti a far sentire la propria voce, mentre altri ritengono che sarebbe necessario cambiare approccio e confrontarsi con la realtà dove il trasporto pubblico è molto più capillare ed efficiente.