La riduzione della copertura in mensa costringe le tre primarie dell’Istituto comprensivo “Bruner” ad anticipare l’uscita. Dirigenza e Amministrazioni accusano il Ministero di aver tagliato i fondi, ma cos’è successo davvero nel caso farese?
La riduzione della copertura in mensa a Fara
Dopo le polemiche e le discussioni delle scorse settimane, durante le quali si è parlato a più riprese di presunti “tagli ministeriali” che avrebbero comportato la riduzione di trenta minuti del tempo in mensa per le primarie di Fara, Canonica e Pontirolo, è stato possibile fare chiarezza sulla reale origine del problema attraverso una nota tecnica e riferimenti normativi recuperati tramite interlocuzione col Ministero dal politico locale Samuele Lo Faro (in foto). Nel documento si specifica infatti come alcuni tagli ci siano effettivamente stati, ma solo sul potenziamento, per di più per la secondaria; la riduzione dell’orario in mensa, invece, dipenderebbe da una mancata richiesta da parte della dirigenza scolastica. In primis bisogna capire la distinzione tra “tempo normale” (a 24, 27 o 30 ore settimanali) e “tempo pieno” (40 ore, comprensive di mensa e orario pomeridiano). A Fara e negli altri plessi del comprensivo è stato chiesto il tempo normale.
“Per ogni classe autorizzata il Ministero assegna due docenti con 22 ore settimanali di contratto ciascuno, generando dunque un “surplus” di 4 ore che non amplia l’orario della singola classe, ma resta nella disponibilità dell’istituto gestire autonomamente. Una classe a tempo normale, anche qualora agli alunni sia stata concretamente assicurata una permanenza fino alle ore 16, conserva la propria natura ordinamentale e la relativa dotazione di organico che è diversa da quella data dall’attivazione formale del modello a 40 ore”, si legge nella relazione.
Tempo pieno e tempo “normale”
Per semplificare: le elementari dei tre Comuni, negli anni scorsi, hanno sempre mantenuto l’uscita alle 16 pur attivando il tempo normale, coprendo le ore della mensa non con gli appositi fondi che il Ministero mette a disposizione per le scuole richiedenti il tempo pieno, ma attraverso l’uso del “surplus” dato dalle ore dei vari docenti, usando allo scopo fondi destinati al potenziamento che si sarebbero potuti impiegare anche per incrementare l’offerta formativa e garantire maggior copertura e compresenze negli insegnamenti curricolari. Una nota ministeriale dell’aprile scorso (la 10164, ndr) aveva inoltre disposto un utilizzo prioritario delle risorse di organico per il mantenimento dei modelli in atto in ciascun istituto, al fine di assicurare la continuità dell’orario delle classi. “La formulazione tecnica del fabbisogno e la trasmissione delle relative proposte competono all’istituzione scolastica d’intesa con il Comune e sulla base delle richieste da parte delle famiglie, mentre la verifica e l’autorizzazione spettano agli uffici scolastici competenti”, riporta ancora la nota ministeriale. “Dalle informazioni acquisite non emerge una proposta dell’istituzione scolastica per l’attivazione del modello a 40 ore, né risulta documentata un’iniziativa comunale volta a sostenerne o sollecitarne l’attivazione presso i soggetti competenti, anche in considerazione dei servizi connessi di competenza comunale e, in particolare, della mensa. Per questo, la ricostruzione pubblica dovrebbe concentrarsi sulle scelte compiute, su quelle eventualmente omesse e sulle iniziative effettivamente assunte”, ha aggiunto invece a commento Lo Faro.
All’origine del vuoto di copertura mensa creatosi, dunque, ci sarebbe l’affidamento a risorse non strutturalmente collegate al modello autorizzato, che avrebbe reso fragile l’impostazione originaria, la quale è divenuta di fatto insostenibile una volta ridotte le risorse per il potenziamento, non destinate a mantenere il tempo pieno ma a soddisfare altre esigenze. “Il richiamo a variazioni generali dell’organico non risponde alla questione decisiva, relativa al modello orario effettivamente proposto e autorizzato – conclude ancora il politico, forte di quanto spiegato nella nota – Semmai, andrebbe chiarito quali opzioni siano state espresse dalle famiglie, perché non si sia sostenuta l’attivazione del modello delle 40 ore e su quali atti si fondi l’affermazione secondo cui sarebbe stato ridotto il tempo pieno, che non risultava attivato neppure per gli anni precedenti”.
L’attacco di Lo Faro sul post-scuola annunciato dall’Amministrazione
Lo stesso politico Samuele Lo Faro (Futuro Nazionale) ha poi preso parola sul tema del post-scuola alla Primaria: “Il Comune si lamenta di non aver ricevuto ciò che non ha chiesto, un guazzabuglio incredibile”.
Al termine di due settimane di approfondimenti e confronti diretti con il Ministero dell’Istruzione sul tema della riduzione d’orario della primaria e sull’introduzione del post-scuola a pagamento, il politico farese ha replicato ai vari interventi delle controparti nelle scorse settimane:
“Ci mancava solo “l’umile segretario di provincia” (come si è definito lo stesso Giuseppe Petruzzo, ndr), compagno di partito del “buon moderato” (il sindaco Raffaele Assanelli, ndr), accorso a difendere la Giunta con risultati piuttosto sgangherati – ha esordito Lo Faro (nella foto) – Del resto non lo si sentiva da un po’, dopo l’intervento di un paio di mesi fa, che non aveva certo brillato per efficacia; anche stavolta è riuscito a far più confusione che chiarezza”.
Quanto ricostruito da Petruzzo e, successivamente, dal capogruppo di “Lista Civica” Davide Campisani è, infatti, per Lo Faro “un guazzabuglio incongruo e incredibile. L’affermazione secondo cui la riduzione del tempo scuola a Fara sarebbe stata imposta da un taglio ministeriale all’organico ordinario della primaria non trova riscontro – ha sottolineato – La riduzione nazionale riguarda infatti le risorse di organico del potenziamento, tra l’altro non della primaria ma della secondaria di primo grado (le scuole medie, ndr). Risorse che possono avere impropriamente consentito negli anni di sostenere la fascia oraria pomeridiana, ma che non vanno confuse con l’organico strutturalmente previsto per le classi a tempo pieno. Difficile sostenere che sia stato “tagliato” un tempo pieno che non è neppure stato richiesto”.
Nessun taglio, ma una gestione “inusuale”
Come appurato da Lo Faro attraverso i chiarimenti con il Ministero, infatti, a Fara è stato negli anni garantito un orario fino alle 16 realizzando un modello rispondente al tempo pieno ma senza il corrispondente organico, impiegando infatti personale di potenziamento distolto dalle sue funzioni proprie. “Una modalità organizzativa quantomeno atipica e inevitabilmente destinata a mostrare i propri limiti – ha proseguito il politico – Attribuire oggi automaticamente al Ministero il venir meno di quell’assetto appare quindi improprio”.
A riprova di ciò, Lo Faro cita un’ulteriore anomalia nel caso farese:
“Il Ministero assicura la continuazione dell’orario di classi già autorizzate e in prosecuzione, assegnando l’organico corrispondente. Se pure i tagli ci fossero stati, la continuità del tempo pieno per le classi dalla seconda alla quinta sarebbe stata garantita. Quando qualcuno (il sindaco Assanelli e il segretario del Pd Petruzzo, ndr) dichiara che “il Governo dovrebbe smetterla di tagliare fondi alle scuole”, si tratta di una “sparata” come un’altra, per usare un’espressione cara al sindaco. Sparata che, tuttavia, assume la forma di un’accusa surrettizia e istituzionalmente sleale, attraverso la quale un’Amministrazione comunale attribuisce a un altro ente responsabilità che, allo stato degli atti, non risultano sussistere. E allora si chiarisca quante classi a tempo pieno sono state richieste, quante eventualmente negate, e quante quelle già in prosecuzione alle quali il Ministero avrebbe imposto la riduzione di orario con taglio dell’organico docente e quali iniziative siano state intraprese con l’Istituto comprensivo, l’Ambito territoriale e l’Ufficio scolastico regionale per contestare o superare le asserite decisioni ministeriali. Prima di chiamare in causa il Governo, si ricostruisca pubblicamente il procedimento amministrativo, si spieghi ai cittadini come si è arrivati a questa situazione e in che modo il Comune abbia rappresentato le esigenze delle famiglie”.
Infine, l’attacco all’Amministrazione: “In sostanza ci si lamenta di non aver ricevuto qualcosa che non è mai stato richiesto. Il ragionamento è il seguente: “Siccome non ho chiesto quelle ore, non mi sono state assegnate. E adesso chiedo alle famiglie di farsi carico di un servizio necessario al posto del Ministero al quale non ho chiesto tale servizio”. È un ragionamento che non sta in piedi – ha concluso Lo Faro – In tutto ciò ho però visto prevalere l’orgoglio di sventolare la trovata della “luna e del dito”: secondo qualcuno gli stolti saremmo noi, le famiglie e i cittadini, colpevoli di guardare il dito anziché la luna che vorrebbero farci vedere loro. Dev’essersi però inceppato qualcosa nel ragionamento, in quanto nelle loro parole arrivano a contraddirsi. Evidentemente, mentre tentavano di indicarci la luna sono finiti per illuminare tutte le contraddizioni della loro ricostruzione. Il caldo deve giocare davvero brutti scherzi”.
