Cronaca

Codice rosso, oltre 400 denunce in due mesi nella provincia di Bergamo

Un episodio anche a Urgnano dove un 25enne ha tentato di strangolare la madre 42enne in strada durante le serate del "Fermento"

Codice rosso, oltre 400 denunce in due mesi nella provincia di Bergamo

Prosegue senza sosta, anche durante la stagione estiva, l’impegno del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bergamo nel contrasto ai reati del “Codice Rosso”. Tra il 1° giugno e il 10 agosto 2026, l’attività d’indagine e di pronto intervento dell’Arma ha portato a straordinari risultati operativi nella prevenzione e nella repressione della violenza di genere e intrafamiliare sul territorio provinciale.

Codice rosso, quando la violenza è in casa

I dati emersi evidenziano come le origini di tali condotte risiedano spesso in criticità economiche, dipendenze da alcol, droga o gioco d’azzardo, oltre che in tensioni familiari rimaste a lungo sommerse. In minore misura, la casistica evidenzia anche problematiche legate alla gelosia ed a patologie psichiatriche che affliggono la persona indagata.

Sono sempre più frequenti situazioni tenute nascoste dalla parte offesa come l’interruzione arbitraria di psicofarmaci o comparsa di improvvisi cambiamenti della personalità, taciute per vergogna, senso di colpa o irrazionale paura delle conseguenze penali in capo all’indagato, che poi diventato ingestibili ed infine sfociano in aperta violenza.

Negli ultimi due mesi, le quattro Compagnie Carabinieri che presidiano la provincia di Bergamo sono state costantemente impegnate gestendo oltre 400 denunce inerenti ai reati del “codice rosso”. Nei procedimenti scaturiti a seguito di queste denunce, 261 indagati sono italiani e 139 stranieri; in 20 casi le persone indagate sono donne e in 144 casi trattati tra l’indagato e la persona offesa vi sono gradi di parentela stretti (genitori, figli e fratelli).

Non solo. Tra le numerose chiamate pervenute al 112 NUE ci sono 367 richieste d’intervento per probabili reati legati al “codice rosso”. Situazioni complesse, spesso sottaciute dalle vittime per mesi o anni fino al verificarsi di eventi particolarmente violenti. Tutte le notizie di reato relative a questo fenomeno vengono immediatamente riferite dai carabinieri alla Procura della Repubblica di Bergamo; in particolare quelle relative ai reati del “codice rosso” vengono assegnate al pool “fasce deboli”, un gruppo di magistrati costantemente attivo per la trattazione specifica di questa tipologia di reati.

Dal 1 giugno al 10 agosto sono state oltre 300 le deleghe d’indagine affidate alle Stazioni carabinieri della provincia di Bergamo, con il compito di accertare nel minor tempo possibile, la sussistenza del reato, raccogliere e preservare le prove ed eventualmente adottare provvedimenti cautelari urgenti soprattutto per la salvaguardia delle vittime.

Trentacinque donne in salvo

Grazie ai Comuni e soprattutto alle associazioni per la tutela delle vittime di violenza di genere, a seguito dell’emersione del problema, i carabinieri offrono alle persone offese la tutela da parte delle strutture della rete antiviolenza, per fornire loro un collocamento in una struttura protetta: in questi due mesi, 35 vittime hanno chiesto di potersi rivolgere ad un centro antiviolenza.
In 40 procedimenti per “codice rosso” l’Autorità Giudiziaria ha disposto l’adozione di misure cautelari personali quali l’allontanamento dalla casa famigliare, il divieto di avvicinamento, fino alla custodia cautelare in carcere per reati di violenza di genere.

Aggredisce la sorella, ora è in carcere

Tra questi anche tre casi emblematici avvenuti a Ponte San Pietro, Valbrembo e Urgnano.

Nei primi giorni di giugno, un equipaggio dipendente della Compagnia Carabinieri di Bergamo è intervenuto a Ponte San Pietro a seguito della richiesta di una donna che segnalava di aver subito un’aggressione fisica e verbale da parte del fratello che aveva minacciato lei, gli anziani genitori e i suoi figli minori con un coltello. L’intervento dei militari aveva portato all’identificazione del sospettato arrestato per maltrattamenti in famiglia ed estorsione. L’arresto era stato poi convalidato, con l’applicazione della custodia cautelare in carcere dell’indagato da parte del gip di Bergamo.

Maltratta la zia

Dopo due episodi di maltrattamenti in famiglia avvenuti in Valbrembo nel mese di dicembre 2025 ad opera di un ragazzo ventiseienne nei confronti della zia sessantaquattrenne che conviveva con il nipote nella stessa abitazione, a giugno, a seguito di ulteriore episodio di minacce, la donna ha decido di formalizzare la querela. Al ragazzo è stata applicata la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa famigliare con il conseguente divieto di avvicinamento alla zia. A seguito di violazione delle prescrizioni imposte, dopo appena una settimana, sono state applicate ulteriori misure cautelari del divieto di dimora e, atteso il rifiuto da parte del giovane dell’applicazione del braccialetto elettronico, dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Agli inizi del mese di luglio, dopo ulteriori violazioni delle prescrizioni imposte dalle misure cautelari cui era sottoposto, al ragazzo è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere dove tuttora si trova
ristretto.

Tenta di strangolare la madre in strada durante il “Fermento”

Durante la festa cittadina “Fermento” a Urgnano, nella notte tra il 2 e il 3 agosto, i carabinieri hanno tratto in arresto M.L., 25enne di Cologno al Serio di origini marocchine, per un’aggressione di estrema violenza ai danni della madre 42enne.
Tutto è accaduto in via Matteotti, davanti ai passanti: il giovane ha spinto la madre contro un muro stringendole le mani al collo per strangolarla. La donna è stata salvata da due cittadini e dal tempestivo intervento dei militari.
La vittima lo aveva già denunciato per maltrattamenti pochi giorni prima. Il 25enne aveva inoltre tenuto un comportamento analogo nel giugno 2025 a Bergamo, quando aveva percosso e messo le mani al collo all’ex compagna 26enne, poi finita in ospedale con 7 giorni di
prognosi. Alla vista della pattuglia, l’uomo ha tentato la fuga, sferrando calci e gomitate durante la colluttazione, oltraggiando i militari e ferendone uno. Ha poi reiterato gli insulti e in tentativi di aggressione anche una volta condotto in Comando. All’esito della direttissima, il 25enne è stato posto agli arresti domiciliari. Risponderà dei reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni, resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale.