Cronaca

Sfidano la morte sull’acquedotto di Antegnate: due ragazzi sorpresi a quasi 40 metri d’altezza

La targa del mezzo è stata rilevata dai carabinieri. Il Comune vuole ora chiarire anche la proprietà e le modalità di accesso alla torre idrica

Sfidano la morte sull’acquedotto di Antegnate: due ragazzi sorpresi a quasi 40 metri d’altezza

Voci e grida hanno richiamato l’attenzione di alcuni cittadini ad Antegnate: i giovani erano sulle pedane in cemento, prive di ringhiere e sospese nel vuoto dell’acquedotto. I due si sono calati utilizzando una corda già presente sulla struttura. Le telecamere hanno ripreso l’arrivo in moto e la successiva fuga.

L’allarme in via Donizetti

Antegnate, via Donizetti. È qui che nella serata di giovedì 13 agosto 2026 si è consumato un episodio che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Erano circa le 20:40 quando alcuni cittadini, mentre passeggiavano lungo la strada, hanno sentito delle voci provenire dall’alto dell’acquedotto. In un primo momento nessuno ha dato particolare peso a quei rumori, poi le voci si sono trasformate in grida e lo sguardo è andato verso la sommità della struttura. A quasi 40 metri dal terreno, sulle pedane in cemento prive di ringhiere, erano presenti alcune persone. Una posizione estremamente pericolosa: un passo falso, a quell’altezza, avrebbe potuto avere conseguenze mortali. Immediatamente è stato avvisato il vicesindaco Simone Asperti, che abita nella via successiva, il quale ha contattato il delegato alla sicurezza Antonio Danelli. Nel giro di pochi minuti i due amministratori sono arrivati sul posto, continuando a sentire distintamente le voci provenire dall’alto.

L’intervento e la fuga

La situazione è stata quindi segnalata ai carabinieri. Nel frattempo, utilizzando una torcia, è stato intimato ai ragazzi di interrompere quanto stavano facendo e di scendere. I due hanno raggiunto la parte inferiore attraverso una scala a chiocciola che conduce alla sommità della struttura. Una volta arrivati sulla base in cemento, posta a circa quattro metri dal terreno, hanno utilizzato una corda già presente per calarsi e raggiungere l’area dell’acquedotto. Poco dopo, però, si sono dati alla fuga.

“La cosa fondamentale per noi è che nessuno si sia fatto male – spiega il delegato alla sicurezza Antonio Danelli – Precipitare da quell’altezza avrebbe significato sfracellarsi a terra. Non so cosa stessero facendo, ma è molto probabile che fossero dei writer: recentemente l’acquedotto è già stato interessato da scritte e segni riconducibili a vandali. Uno di loro aveva inoltre un grosso zaino capiente. In situazioni del genere, la scelta migliore è fermarsi e dialogare. Scappare, soprattutto quando si viene colti sul fatto, è la scelta peggiore. Ringrazio i Carabineri della caserma di Romano e di Treviglio che si sono recati il prima possibile sul posto”.

Le telecamere hanno ripreso tutto

A ricostruire la dinamica saranno anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, installate a pochi metri dall’acquedotto. Dai filmati è emerso che, intorno alle 20:35, i ragazzi sono arrivati a bordo di una moto da cross. Dopo aver lasciato i caschi sul sellino, hanno scavalcato le recinzioni e utilizzato la corda già presente per arrampicarsi sulla struttura, raggiungendo la parte più alta. All’arrivo dei Carabinieri è stata rilevata la targa del veicolo. Sul caso è intervenuto anche il vicesindaco Simone Asperti:

“Faremo chiarezza anche sulla proprietà della torre idrica. Non è accettabile che si possa entrare e uscire da una struttura del genere con questa facilità. A quell’altezza è un rischio enorme: non vale assolutamente la pena mettere in gioco la propria vita. I ragazzi avrebbero fatto meglio a fermarsi e a cercare quantomeno un dialogo. Il reato che è stato commesso è grave: trattandosi di una possibile violazione di domicilio, l’articolo 614 del Codice Penale parla chiaro. Andremo fino in fondo a questa vicenda, anche perché abbiamo già effettuato la visura della targa”.