“Non si agiti, stia calma signora, non succede nulla, la capisco perché anch’io ho una mamma”, intanto il complice finto carabiniere la alleggerisce dei gioielli di famiglia per un valore di quasi 30mila euro. E’ successo a Masano, frazione di Caravaggio.
Truffa a Masano
Un malvivente particolarmente vigliacco quello che si è fatto beffa di una 73enne e del marito 76enne giovedì della scorsa settimana, residenti in un condominio di Masano, dove con due complici ha fatto in modo di farsi consegnare i monili d’oro, che avevano un valore non solo economico ma anche, e soprattutto, affettivo. La coppia, ancora molto scossa ha preferito mantenere la riservatezza, ma ha raccontato la truffa di cui è rimasta vittima, particolarmente macchinosa quanto efficace, affinché tutti possano essere messi in guardia: non è infatti l’unico caso tra capoluogo e frazioni.
Il finto comandante e l’inganno dell’auto
Sembrava un pomeriggio come un altro poi un maledetto squillo di telefono lo ha trasformato in un incubo.
“Erano le 14.15 quando il telefono fisso ha squillato – ha raccontato la pensionata – ho risposto e dall’altro lato della cornetta mi ha risposto un uomo, italiano, che si è qualificato come Domenico Primo comandante della stazione dei carabinieri di Bergamo, chiedendo di mio marito. Mi ha spiegato che era stata commessa una rapina in una gioielleria, sempre a Bergamo, ed era stata fermata una ‘Citroën C3’ con a bordo cittadini albanesi”.
Una coincidenza calcolata: la coppia possiede lo stesso identico modello di auto. Il sedicente comandante ha poi citato i dati anagrafici del marito, sostenendo che il libretto di circolazione dell’auto dei rapinatori fosse intestato a lui. Quando la donna ha ribattuto che l’auto era invece intestata a lei, il finto comandante ha cambiato tono, facendosi perentorio e ordinando di passargli immediatamente il marito sul cellulare. Da quel momento è iniziata una pressione psicologica asfissiante durata tre ore. Nel frattempo la moglie, insospettita, ha cercato di contattare un vicino di casa (un ex carabiniere), che però si trovava fuori casa.
La trappola per separare i coniugi
“Quell’uomo mi ha detto che avrei dovuto recarmi in caserma a Bergamo per effettuare le opportune verifiche ma mi sono rifiutato perché non so arrivarci – ha continuato il 76enne – quindi ho chiesto di recarmi a Caravaggio”.
Il malfattore ha finto di accordarsi per un incontro lì, imponendo però all’uomo di andare da solo. La moglie tuttavia ha deciso di seguirlo, scendendo dall’auto poco prima dell’arrivo in caserma.
“Durante il tragitto mi ha tempestato di chiamate e quando mi sono fermato mi ha ordinato di sostare poco più avanti della caserma e di non scendere dalla vettura perché dentro c’erano la banda di albanesi e i loro familiari e voleva evitare scontri. Nell’abitacolo morivo di caldo…. ‘Accendi l’aria condizionata’ mi ha detto”.
Poi il truffatore lo ha mandato a fare una fotocopia della carta d’identità e a prendere una marca da bollo da portare in caserma.
La banda ha controllato ogni spostamento della coppia.
“L’uomo al telefono sapeva che c’ero anch’io con mio marito, ha detto che in caserma, tramite le telecamere, potevano vederci – ha affermato la 73enne sconsolata – ci ha accusato di prenderlo in giro e mi ha intimato di farmi portare a casa immediatamente perché eravamo a rischio”.
La pensionata però si è stancata e ha chiesto la ragione di tanto trambusto.
“Verificato che eravamo bravissime persone, il finto comandante ci ha spiegato che voleva evitare che le pattuglie dei colleghi venissero a perquisirci a casa – ha asserito – allora ho replicato che, non avendo fatto nulla, non avevamo alcun timore”.
La 73enne è comunque tornata a casa.
“Ho fatto avanti e indietro, continuamente bombardato di chiamate al cellulare, non avevo la possibilità di contattare nessuno – ha affermato il pensionato, ancora sconvolto – mi ha fatto impazzire, non lo auguro a nessuno…”.
Ritornato da solo davanti alla caserma, gli è stato nuovamente impedito di scendere dall’auto e infine è stato rimandato a casa per dire alla moglie di mettere tutti i monili d’oro sul tavolo della cucina perché occorreva verificare che nessuno di essi fosse parte della refurtiva. Un modus operandi che è sembrato mirare a separare i due coniugi, oltre a creare confusione e agitazione.
La richiesta di presentare i gioielli
Con il cuore che batteva a più non posso la pensionata ha preso tutti i gioielli di famiglia, come ordinato dal sedicente comandante dell’Arma.
“Mi ha intimato di elencarli in maniera corretta e poi ha chiesto se c’erano anche dei soldi, ma per fortuna non ne avevo – ha proseguito – mi ha spiegato che in gioielleria tutto aveva un codice: uno di sicurezza, uno di trasparenza ecc…”.
Mentre la donna compilava fogli pieni di falsi codici di sicurezza dettati al telefono, il manigoldo ha continuato ad abbindolarli, spingendo il marito a sottoscrivere una missiva in cui “autorizzava il perito del Tribunale a utilizzare le foto e gli oggetti di famiglia per confrontarli con gli oggetti rubati alla gioielleria” e dichiarava “di essere stato vittima di falsa intestazione del furto commesso e di non avere mai avuto contatti con i malfattori”.
Una truffa orchestrata nei minimi dettagli. Compreso lo stato di agitazione della pensionata, il truffatore ha avuto anche l’ardire di rassicurarla, offrendosi perfino di chiamare un’ambulanza. Nel frattempo è entrato in scena il complice.
Il furto
Il finto comandante ha annunciato l’arrivo di un collega che avrebbe verificato la provenienza dei gioielli.
“Un bel ragazzo di circa 25 anni, carnagione olivastra, occhi neri e barba corta, curata, altezza media, robusto – ha ricordato amaramente la vittima, con gli occhi lucidi, pensando ai tesori di famiglia ormai perduti – Indossava una maglia di colore blu con strisce verdi e pantaloncini corti di colore grigio. Mi è sembrato strano che non portasse la divisa ma so che ci sono anche carabinieri in borghese e in quel momento ero nel caos. Con modi gentili ha salutato e si è avvicinato al tavolo dove c’erano i gioielli, mentre l’altro al cellulare mi diceva di prendere carta e penna e stendere la stessa missiva che aveva poc’anzi scritto mio marito. Dovevamo allontanarci e lasciarlo lavorare: ci controllava perché era in videochiamata”.
Sfruttando la distrazione della donna, il furfante ha fatto fagotto e se l’è svignata.
“Appena ho messo gli occhi sul foglio lui mi è passato accanto, allora ho alzato lo sguardo e ho visto che teneva stretto un sacchetto riempito con i nostri gioielli” ha rimarcato piena di rabbia.
Avendo realizzato quello che stava accadendo, ha tentato di inseguirlo e così il marito, poi anche i vicini chiamati in soccorso ma sia il falso carabiniere in borghese che due complici che lo attendevano fuori sono fuggiti, dileguandosi nei vicini campi. Ma non è finita qui: sembra incredibile ma una manciata di minuti dopo è arrivata una nuova chiamata.
“Il sedicente comandante mi ha avvisato che avevano acciuffato i ladri su un’auto rossa e li stavano portando in caserma” ha spiegato la pensionata, disgustata.
Evidentemente un modo per prendere tempo. A interrompere la messinscena è stata la nipote, arrivata in quel momento, che ha preso il telefono e con domande precise ha messo in difficoltà il truffatore, spingendolo a chiudere la conversazione.
“Abbiamo provato a chiamare i carabinieri ma era impossibile prendere la linea – ha rivelato infine la 73enne – come se i nostri telefoni fossero bloccati”.
Una truffa che è durata tre lunghe e concitate ore, finita nel peggiore dei modi.
La denuncia
Alla coppia, sotto choc, non è rimasto che presentare denuncia ai veri carabinieri della stazione caravaggina, e sul posto sono poi arrivati i colleghi di Martinengo, ma dei delinquenti non c’era più traccia.
“Abbiamo saputo da un conoscente che il giorno prima un’altra persona ha rischiato di cadere nella stessa trappola, se non fosse stato per l’intervento del fratello – ha concluso la donna – sono stati segnalati anche altri casi. Si sentono tante truffe in tv e sembra incredibile cascarci ma quando ci si è dentro non si capisce più nulla”.
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I codici trascritti e la marca da bolla acquistata
La lettera scritta in uno stato d'ansia incredibile sotto ordine del truffatore da parte di una delle vittime