A partire dal prossimo 29 maggio, l’Italia celebrerà la “Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel”, istituita per ricordare le 39 persone che persero la vita il 29 maggio 1985, poco prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, e per ribadire l’impegno affinché tragedie simili non si ripetano mai più. La presentazione ufficiale si è svolta ieri, martedì 21 luglio 2026, nella Sala della Regina della Camera dei Deputati. Tra quelle 39 vittime c’era anche Franco Galli, 25enne di Calcio, il cui nome è rimasto scolpito nella memoria della comunità bergamasca.
Una giornata per non dimenticare
La nuova ricorrenza nasce con un duplice obiettivo: mantenere viva la memoria delle vittime e promuovere una cultura dello sport fondata sul rispetto, sulla sicurezza e sulla convivenza civile. Alla presentazione hanno preso parte numerose autorità e rappresentanti del mondo sportivo. Il presidente della Juventus Gianluca Ferrero ha sottolineato come il club abbia sempre considerato l’Heysel una ferita dell’intero sport.
“Dopo questa immane tragedia, che non è solo della Juventus ma dell’intero mondo sportivo, abbiamo assunto l’impegno di non dimenticare mai e di fare in modo che non possa più succedere. Abbiamo ricordato questa tragedia in tutti i luoghi che ci sono più cari. Abbiamo fatto investimenti in sicurezza, rendendo il nostro stadio uno dei più sicuri in Italia”.
Particolarmente toccante la testimonianza di Sergio Brio, difensore bianconero in campo quella sera.
“Fu una serata difficile. Durante il riscaldamento avevamo capito che era successo qualcosa perché vedevamo tifosi con i vestiti strappati e bambini che piangevano. Abbiamo giocato sapendo che era morto un solo tifoso, poi in albergo ci dissero che erano 39. È stato un momento tragico e questa iniziativa è bellissima”.
Anche il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha evidenziato il valore della nuova giornata commemorativa.
“Una data per ricordare questo giorno mancava dal punto di vista formale, ma nella mente c’è sempre stata. Ora si tratta di riempirla di significati ulteriori, perché se fosse solo il giorno nel quale celebrare la memoria di quella serata drammatica perderemmo un elemento importante”.
In un messaggio, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato come:
“L’Heysel è una tragedia che ha segnato il nostro sport. Era un luogo che sarebbe dovuto essere di festa, invece divenne una delle pagine più drammatiche della storia europea. Lo sport nasce per unire e non per dividere”.
Il sogno spezzato di Franco Galli
Tra le 39 vittime della strage c’era anche Franco Galli, giovane di Calcio, che aveva soltanto 25 anni. Carpentiere, ultimo di undici fratelli, era conosciuto in paese anche per la sua passione calcistica: la domenica giocava con gli Amatori Kals, ma il suo grande amore era la Juventus. Il viaggio a Bruxelles rappresentava la realizzazione di un sogno. Insieme ad alcuni amici era partito in pullman per assistere dal vivo alla finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, una serata che avrebbe dovuto essere una festa. Franco aveva un biglietto per il settore Z dello stadio Heysel. Non essendo molto alto, si era spostato verso la parte bassa della gradinata per riuscire a seguire meglio la partita. Poco prima delle 19, circa un’ora prima del calcio d’inizio, gli hooligans del Liverpool sfondarono le recinzioni divisorie, provocando il panico. Migliaia di persone cercarono disperatamente una via di fuga: molti vennero schiacciati contro un muro che, sotto la pressione della folla, finì per crollare. Franco fu tra i primi a essere travolto. Era agile, ma da poco gli era stato rimosso un gesso a una gamba, un dettaglio che potrebbe averne limitato i movimenti nei momenti più drammatici. A Calcio, i familiari seguirono gli eventi davanti alla televisione, assistendo con crescente angoscia alle immagini degli scontri. Soltanto durante la notte arrivò la conferma che nessuno avrebbe mai voluto ricevere: Franco era tra le vittime della tragedia.
Una ferita ancora aperta
Quella sera del 29 maggio 1985 morirono 39 persone, 32 delle quali italiane, mentre oltre seicento rimasero ferite. Nonostante il dramma, la finale venne comunque disputata e la Juventus conquistò la sua prima Coppa dei Campioni grazie al rigore trasformato da Michel Platini, in un’atmosfera irreale che rese impossibile qualsiasi festeggiamento. A oltre quarant’anni di distanza, la tragedia dell’Heysel continua a rappresentare uno spartiacque nella storia del calcio europeo. Da quella notte sono cambiate profondamente le norme sulla sicurezza negli stadi e il modo di concepire la gestione degli eventi sportivi. Con l’istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel, il ricordo di Franco Galli e delle altre 38 vittime entra ufficialmente nel calendario civile italiano, affinché il loro sacrificio continui a ricordare che nessuna partita vale una vita umana.