Scrittura d’autore, ricerca interiore e un nuovo linguaggio musicale. Sono questi i tre elementi portanti de “La voce che non ho mai avuto”, il nuovo progetto musicale dell’autore, compositore e produttore arcenese Dino Scordino. Ad anticipare l’album è il singolo “Il giardino dei forse”, il cui video caricato sulla piattaforma YouTube ha iniziato a raccogliere i primi consensi svelando al pubblico il nuovo approccio artistico di Scordino, che lui stesso ha racchiuso nel neologismo “Umanisonica”.
Cos’è “Umanisonica”
Con questo nuovo termine l’artista, nato a Milano e residente ad Arcene, suggerisce una musica che nasce dall’esperienza e dalla creatività umana e che utilizza la tecnologia senza rinunciare alla propria origine.
In sostanza, i 10 brani inseriti nell’ultimo album di Scordino, che arriva dopo un lungo percorso di studio e ricerca fatto di collaborazioni con altri interpreti e composizioni di musica strumentale come “Dream”, “Infinity”, “Diamond” e “Life”, sono nati in forma analogica, usando penna, chitarra e appunti e attingendo a memoria ed esperienza vissuta, per poi essere sviluppati attraverso strumenti tecnologici guidati da una precisa direzione artistica.
“Umanisonica” quindi, non indica una sostituzione dell’autore, ma un ampliamento delle possibilità espressive dell’opera, in cui canzoni molto intime e personali, derivate da ricordi, ferite, perdite e passaggi interiori molto difficili, vengono affidate a una voce sintetizzata, capace allo stesso tempo di restituire una profonda sfumatura emotiva.
Le parole di Scordino
“Con ‘La voce che non ho mai avuto’ ho voluto portare alla luce 10 brani che per me non sono semplicemente canzoni, ma pezzi reali di vita, memoria, affetti e passaggi interiori – ha spiegato l’artista – Al centro di questo progetto c’è stata una ricerca molto precisa sulle emozioni: capire se un’emozione vera, nata in modo profondamente umano, potesse restare autentica anche dopo essere passata attraverso una voce sintetizzata. Per me la domanda era questa, prima ancora della tecnologia. ‘Umanisonica’ nasce proprio da qui: dall’idea che l’origine dell’opera debba restare umana e che anche i nuovi strumenti abbiano senso solo se riescono a custodire, e non a spegnere, la verità emotiva da cui tutto parte”.
Quella di Scordino dunque, è una scrittura che non rinnega la tradizione, ma la mette in dialogo con il presente, servendosi della tecnologia come strumento per dare alla canzone d’autore una nuova forma, una nuova voce e nuove possibilità d’espressione.
Proprio in questo originale connubio si collocano tutti i 10 brani che compongono “La voce che non ho mai avuto”, all’interno dei quali l’artista esplora e indaga diverse emozioni.
Le 10 canzoni dell’album
“Il giardino dei forse”, per esempio, racconta il luogo delle domande irrisolte, dei giorni vuoti, delle luci spente e del bisogno di ritrovare una direzione. In “Benvenuto”, la nascita trasforma la paura in coraggio e apre uno spazio nuovo dentro la vita. “Sarà bellissimo” invece, è dedicata a una persona che non c’è più e immagina la possibilità di rivederla ancora.
In “Vorrei dirtelo”, il bisogno di umanità, libertà e verità viene rimesso al centro in un tempo segnato da stereotipi e disconnessione emotiva. Con “Rose e spine”, ancora, Scordino affronta la durezza della realtà e la dignità di chi prova a rialzarsi, mentre “Non mi basta un minuto” narra di una ferita che non si risolve in fretta perché richiede tempo, orgoglio e trasformazione. La frattura affettiva e il senso di incompiutezza sono anche i protagonisti di “Sogno a metà prezzo”, mentre “Greta” si muove in un territorio visionario e spirituale, dove dolore, cura e liberazione si intrecciano.
Infine, “Vita” e “Ninna Nani” sono dedicate rispettivamente al padre, a cui l’artista mostra il bambino, l’uomo, il tempo, l’amore donato e il bisogno di dare un senso pieno al proprio cammino, e alla figlia, a cui rivolge un gesto d’amore trasformato in musica attraverso una canzone che stringe, protegge e accompagna nel sonno.