La Lombardia ha fatto la sua parte e anche di più. Lo hanno ripetuto con forza oggi, 25 giugno 2026, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giudo Bertolaso durante la conferenza stampa indetta per fare il punto sulla realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità.
“Siamo soddisfatti per aver raggiunto e anzi superato l’obiettivo importo dal DM77 per ottenere il finanziamento del Pnrr – ha esordito il governatore – Con il nostro contributo siamo certi di aver dato una mano al Paese a tener fede agli obiettivi”.
Bertolaso: “Non contano solo i muri ma soprattutto i servizi”
A Bertolaso il compito di snocciolare dati e slide partendo da quelli che stanno alla base dell’intera “rivoluzione” della sanità territoriale. Regione Lombardia, infatti, è riuscita a realizzare tutte le 187 Case di Comunità e i 60 Ospedali di comunità previsti dal piano entro il 30 giugno.
“Il numero delle strutture da realizzare a livello nazionale era stato rimodulato a ribasso due anni fa, ma noi non lo abbiamo mai voluto fare mantenendo il numero iniziale e anzi aumentandolo andando a finanziarne altre con fondi regionali – ha spiegato Bertolaso – La cosa più importante però, l’abbiamo sempre detto, non sono i muri, ma i servizi che i cittadini potranno trovare all’interno”.
L’unica ad avere un ritardo di una quindicina di giorni è quella in fase di ultimazione a Cornaredo: “Qui l’iter burocratico è stato un po’ più lungo trattandosi si un edificio sottratto alla mafia, ma abbiamo già avuto un confronto con il ministero e non inficerà il risultato”.
Case e Ospedali di Comunità in Lombardia

Sono quindi 187 le Case di Comunità realizzate (24 ex novo e 163 da ristrutturazione di edifici esistenti) con un costo di 489 milioni di euro finanziati per 277 milioni dal Pnrr, per 33 milioni dallo Stato e grazie ad altri 179 milioni di risorse regionali.
“Ogni CdC ha avuto un costo medio di 2milioni di euro – ha evidenziato Bertolaso – e poco di più (2,5milioni di euro) sono costati dli Ospedali di comunità”.
Sessanta in questo caso le strutture, di cui una cinquantina già esistenti, finanziate con 179milioni (151 dal Pnrr, 10 dallo Stato e 18 dalla Regione): “Qui si offre l’assistenza ai pazienti sub acuti quelli che hanno superato la fase più critica ma non possono ancora tornare alle loro case”.
Il “nodo” dei medici
Il nodo principale resta, però, quello della copertura dei medici. Nei giorni scorsi – dopo lo stop della riforma della Sanità imposto dal ministro Schillaci – è stato trovato un accordo sindacale per la presenza a ore dei medici di base all’interno delle Cdc.
Al momento la copertura è affidata in gran parte ai medici già dipendenti delle Asst (52%) con un contributo dei Map (medici di assistenza primaria) del 17%.
“L’ho già detto ma lo ribadisco: questo accordo è un pannicello caldo, una scorciatoia che non porterà grandi risultati – ha dichiarato Bertolaso – Non ricordo un’altra occasione in cui le Regioni siano state così coese, per questo abbiamo preso atto dello stop con grande disappunto. Non si va avanti a contratti, ma con una legge che chiarisca diritti e doveri. In ogni caso rispetteremo l’accordo anche se ci crediamo poco, tanto che abbiamo proceduto in modo diverso per garantire la presenza dei medici nelle CdC”.
Per mantenere il target, infatti, le aziende si sono organizzate impegnando personale proprio, liberi professionisti e specialisti ambulatoriali interni. I medici di base cono presenti in 80 Cdc con una media di 12 ore settimanali e si tratta principalmente di giovani medici del ruolo unico (Ruap) e di medici che già hanno il loro ambulatorio all’interno delle nuove strutture.
“I problemi della nostra sanità sono altri: sono i Pronto soccorso affollati perché i pazienti non riesco ad avere un medico di base – ha concluso Bertolaso – E a questi dobbiamo rispondere”.
