Sebbene il record della temperatura massima di ieri sembra destinato per ora a restare inviolato, la Bassa continua a boccheggiare. Ma oltre al “fastidio” e ai possibili effetti sulla salute delle persone fragili, l’afa di questi giorni sta cominciando a preoccupare anche per i suoi effetti economici, in particolare per agricoltura ed allevamento.
Mentre infatti Milano e Brescia restano nell’elenco dei capoluoghi stabilmente in «bollino rosso» (fascia di rischio che paventa «possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche»), è di martedì l’ultima allerta di Coldiretti Brescia. Di fronte all’ennesima prova della “tropicalizzazione” del nostro clima, il principale sindacato agricolo italiano teme per gli animali in stalla e per le colture nei campi, emergenze ancora alle porte ma che stanno già facendo lievitare i prezzi di produzione in un settore già stabilmente precario.
L’allarme caldo nelle stalle
«Oltre agli uomini – spiega Coldiretti Lombardia – a soffrire il caldo sono anche gli animali. Per questo anche in alcune aziende della provincia di Brescia sono scattate tutte le contromisure necessarie: ventilatori, doccette e sistemi di raffrescamento sono attivi, e anche l’alimentazione viene ricalibrata per consentire agli animali di continuare a mangiare nonostante le alte temperature». Per le mucche del resto, precisa la Coldiretti, il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, mentre oltre questo limite «gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. Per questo per mantenere un livello di benessere ottimale, condizionatori e nebulizzatori refrigeranti sono in azione, insieme alla disponibilità continua di acqua fresca negli abbeveratoi. Soluzioni anti-afa operative a pieno ritmo anche negli allevamenti di maiali e polli». Gli allevatori stanno intervenendo inoltre sulle razioni alimentari, somministrando pasti più leggeri e integrati con sali minerali e potassio. Soluzioni che tuttavia rappresentano un aggravio dei costi, già importanti, per le aziende.
Brembo e Serio sotto osservazione per rischio siccità
Ma se gli allevatori boccheggiano, gli agricoltori non ridono: è presto per lanciare allarmi locali, ma è un dato rilevante che le riserve idriche totali siano inferiori del 26% rispetto alla media (con punte fino al -68% se si considerano le sole riserve nevose) e che il livello idrometrico del fiume Po sceso dai -3,4 metri al Ponte della Becca a Pavia fino ai -8 metri a Cremona. A rischio ci sono soprattutto pomodoro e mais coltivati nel Cremonese, dove si “pesca” l’acqua di irrigazione direttamente dal grande fiume. Ma anche nella nostra zona le colture iniziano ad essere in sofferenza nonostante le irrigazioni a pieno regime. Osservati speciali, al momento, in Lombardia, sono i livelli dei fiumi Brembo e Serio, nella Bergamasca.
«Anche sui nostri territori – conclude Coldiretti Lombardia – stiamo assistendo a una tendenza alla tropicalizzazione del clima e diventa sempre più strategico passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione, organizzandosi con interventi strutturali per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e renderla disponibile nei periodi di necessità».