Matteo Salvini a Spirano

Vannacci e il Carroccio in crisi d’identità, così Salvini prova a rilanciare da Spirano

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha arringato i militanti nella serata conclusiva della festa della Lega al Palaspirà

Vannacci e il Carroccio in crisi d’identità, così Salvini prova a rilanciare da Spirano
Matteo Salvini in versione “superstar” a Spirano: il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti è intervenuto domenica alla serata conclusiva della Festa della Lega della Bassa Bergamasca, arringando i militanti in un momento che, per il partito, non è certo dei migliori.

L’arrivo e il giro tra i militanti

Il segretario federale, accolto come una star, si è presentato puntuale domenica sera al Palaspirà, circondato da un capannello di Forze dell’ordine. Serata che, pur contando sulla verve e l’importanza del grande ospite, ha lasciato i presenti con una sensazione dolce-amara, certificando la distanza tra la Lega di qualche anno fa e quella di oggi. Fino all’arrivo del Ministro, infatti, il Palaspirà è risultato sostanzialmente semivuoto, e anche nel corso del momento clou di posti liberi se ne potevano contare diversi. Insomma: sono lontani gli anni dei “bagni di folla” e dei cori da stadio, come ammette a mezza voce anche qualche storico colonnello. “E’ venuto un po’ meno l’entusiasmo”, ha certificato con un pizzico d’amarezza un volontario. E se il momento non era dei migliori, con il convitato di pietra Roberto Vannacci che poche ore prima aveva concluso a Roma la costituente di Futuro Nazionale, ci ha provato il “Capitano” a riportare l’entusiasmo. Appena arrivato, Salvini si è, infatti, dilungato in un meticoloso giro tra i tavoli, fermandosi a salutare e abbracciare uno ad uno i leghisti presenti, prestandosi a un selfie, una foto e uno scambio di battute con ciascuno. Dopo una rapida cena, l’arringa sul palco, trasformata come suo solito in un “One Man Show” in cui sono stati toccati decine di temi di attualità.

Subito l’attacco ai “traditori”, poi la sicurezza

“Per un parlamentare che esce dal partito per salvare la poltrona, mi tengo strette le migliaia di militanti, che non sono in vendita neanche per mille poltrone! Mi fa tristezza chi fino a settimana scorsa era in parlamento a dire “Viva il Governo”, e ora parla come la Schlein e Conte. Coerenza e dignità non hanno prezzo”, ha esordito il segretario, dando voce ai pensieri di molti, dopo aver chiamato sul palco i volontari e averli ringraziati per l’impegno e il tempo dedicato all’evento.
Dopo un augurio e un saluto al nuovo segretario della sezione spiranese Matteo Ambrosini, dunque, i discorsi:
“Venendo qui son passato da Zingonia, e ricordo che lì siamo stati noi ad abbattere i palazzi pieni di clandestini, spacciatori e prostitute, che sembrava di essere nel quarto mondo – ha esordito – I nostri prossimi obiettivi riguardano le comunali di Milano e le politiche del prossimo anno, mentre la priorità, come sempre, è la sicurezza, perché senza sicurezza non esiste nulla”.
“Permesso di soggiorno e cittadinanza sono un atto di fiducia a chi arriva da lontano – ha proseguito – nel 95% dei casi la fiducia è ben riposta, ma se ti diamo fiducia e tu non sai l’italiano o vuoi imporre cose diverse, o ancora commetti un reato, io quella fiducia non te la do più e voglio che tu sia rispedito al Paese d’origine. Così come voglio togliere la possibilità di chiedere risarcimento a quei ladri e rapinatori che hanno “infortuni sul lavoro””.
Glissando rapidamente sul referendum costituzionale dello scorso marzo, Salvini ha poi ribadito gli obiettivi per quest’ultimo anno di legislatura: “La responsabilità civile per i magistrati che sbagliano, per esempio, perché se un barista sbaglia a dare il resto paga con i propri soldi, non con quelli degli italiani. L’autonomia differenziata, che è il punto di partenza verso il federalismo, e poi ancora il costo della vita, che possiamo ridurre tassando gli enormi profitti delle grandi banche. Il Pd vuole imporre una patrimoniale tassando chi per loro è ricco, cioè chi ha una casa e un conto corrente. Noi non aumenteremo di un euro le tasse, chiederemo i soldi alle banche, che si arricchiscono con prestiti e interessi basati su garanzie di Stato”.

“Non sto con Putin né con Zelenski, conta la pace”

Il selfie del ministro con i volontari della festa al Palaspirà.

 

Non è mancata nemmeno qualche frecciatina al resto della coalizione, “con la quale a volte ci differenziamo”, in particolare in materia di politica estera:
“A me non importano Putin, Zelenski, Trump, Netanyahu o l’Iran. Mi interessa che tutti lavorino perché le guerre finiscano il prima possibile, perché in guerra chi muore e chi paga è sempre la povera gente. Per far finire la guerra non occorre prendersela con gli artisti russi, ma costringere i due Paesi a fermarsi: abbiamo speso finora 25 miliardi di euro per l’Ucraina, forse bisogna cambiare sistema”.
Così, tra qualche frecciatina a chi “insegue le poltrone”, un riferimento alle indagini in corso sulle Olimpiadi di Milano-Cortina e, in generale, il sentore di una nave che dopo il vento in poppa del 2019 si trova ora in un mare ancora non in burrasca, Salvini ha provato a compattare i militanti: “Con la Lega al governo chiediamo 10 e otteniamo 5. Senza Lega, però, non chiedi nulla e ottieni zero. Per questo siamo sempre i più odiati da certa stampa: se la prendono con noi perché siamo sempre e comunque quelli non controllabili o addomesticabili. Con voi non abbiamo paura di niente e nessuno”.