Caso minacce ai seggi elettorali, Samuele Lo Faro (Fn) querela il segretario Anpi di Fara e volontario della Cri Ernesto Colombo. Nel mentre è spuntata anche la relazione di servizio della Polizia giudiziaria che ha messo nero su bianco l’accaduto e le parole effettivamente pronunciate durante l’eccesso di rabbia in occasione del referendum costituzionale.
La minaccia ai seggi è finita a verbale
“Sai dove sarò io mercoledì? Sarò a prendere tuo nonno in ospedale a Zingonia perché sono io di servizio in Croce Rossa a Fara come volontario. Se facciamo allora che mentre lo carichiamo per sbaglio cade dall’ambulanza? E poi vediamo…”. Sono queste le parole pronunciate da Colombo a Lo Faro, dopo essersi avvicinato con il viso e puntandogli contro il dito. A certificarle non è più la ricostruzione di una delle parti, ma la relazione di servizio della Polizia giudiziaria, redatta dall’agente Dario La Magna e sottoscritta dal comandante Luca Ubbiali. Parole pesanti, minacce giunte anche alla Croce Rossa, il cui presidente regionale Maurizio Bonomi ha precisato la conclusione del procedimento disciplinare a carico di Colombo, terminato con una sospensione dal servizio per diversi mesi.
Lo Faro risponde alle accuse: “La verità è emersa”
Forte del verbale, Lo Faro ha confermato il deposito della querela in Procura, cogliendo il momento per rispondere ai vari interventi pubblici che erano seguiti al fattaccio:
“Forse qualcuno pensava che la verità non sarebbe mai emersa – ha detto – Ricordo con rammarico chi (il sindaco Raffaele Assanelli, ndr), autodefinendosi il “buon moderato”, sentì il bisogno di mettere le mani avanti precisando che le minacce sarebbero avvenute “secondo Lo Faro”, ponendole di fatto in dubbio, e invitava genericamente alla fine delle provocazioni “da una parte e dall’altra”, parlava di “avversari” e impartiva lezioni secondo le quali sarebbe stato opportuno “relativizzare i fatti”, evitando di vedere “complotti ovunque”. Un modo curioso di esercitare la moderazione, soprattutto da parte di chi detiene la delega alla Sicurezza e avrebbe potuto, con competenza, preoccuparsi di comprendere fino in fondo quanto accaduto, verificare i fatti e mai tentare di spostare il dibattito altrove, parlando di cartelli appesi al collo e di presunte provocazioni” .
La replica all’Anpi: “Manifesti deplorevoli, mi davano del bugiardo”
Parole, quelle del primo cittadino, in sintonia con l’Anpi che, a un paio di settimane di distanza, le aveva fatte proprie. “Nel tentativo deplorevole di liquidare l’intera vicenda come una semplice “tempesta in un bicchier d’acqua”, spingendosi strenuamente fino all’affissione di manifesti dove nella migliore delle ipotesi venivo definito come un “bugiardo” e nella peggiore come un “pazzo” vittima di una presunta “psicosi complottista”, dove “la questione non era più politica, ma medica” “, ha ricordato ancora Lo Faro, che ripercorrendo la risonanza avuta dalla vicenda ha poi rimarcato l’intervento del segretario del Pd Giuseppe Petruzzo, anch’egli espostosi riconoscendo alle minacce di Colombo delle “attenuanti”.
“L’“umile segretario di provincia” (così si era definito Petruzzo a maggio, ndr), compagno di partito del “buon moderato”, era pronto a spiegare che persino le minacce più gravi dovessero avere delle attenuanti e mi ha accusato di “arrampicarmi sui vetri” – ha proseguito Lo Faro – Questo quando la Cri aveva già ritenuto la vicenda sufficientemente seria da sospendere il volontario e avviare nei suoi confronti un procedimento disciplinare. Coincidenza per la quale viene spontaneo allora chiedersi chi fosse realmente arrampicato sugli specchi, per un pizzico di visibilità tanto vana quanto deleteria, in un’ostinazione nel negare, minimizzare e relativizzare che, pare, aveva l’obiettivo di difendere l’indifendibile fornendo una copertura politica e morale all’accaduto. Probabilmente, pensando di fare un favore a qualcuno, tutto ciò ha finito paradossalmente per contribuire al risultato contrario. Servivano le prove, dicevano. Ebbene, le prove ci sono: se non bastavano le testimonianze delle persone presenti, le registrazioni e la presenza di più appartenenti alle Forze dell’ordine, oggi esiste anche una relazione di servizio redatta dagli agenti di Polizia giudiziaria intervenuti sul posto e depositata agli atti del Comune. Un documento ufficiale che ricostruisce quanto accaduto e riporta una precisa ricostruzione dei fatti. La verità è che questa vicenda ha mostrato il volto peggiore di una certa parte politica: forse qualcuno riteneva che sarebbe bastato alzare una cortina di parole, distinguo e giustificazioni per diluire tutto nel consueto schema delle “due campane” tra cui scegliere a seconda delle simpatie partitiche. Una dinamica che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore il rispetto delle istituzioni e della verità. Purtroppo, però, la realtà ha una caratteristica ostinata: prima o poi presenta il conto”.
