A Caravaggio un incontro sul tema dell’omosessualità organizzato all’oratorio ma sul sagrato un gruppo di fedeli recita il “Rosario di riparazione”.
Parole d’ordine: comprensione e accoglienza
Un argomento, l’omosessualità, che fino a qualche decennio fa era un tabù per la società e ancor di più per la Chiesa cattolica. Ma le cose sono cambiate e, soprattutto con il pontificato di Papa Francesco, si è aperto più di uno spiraglio sul tema, con la volontà di cercare di capire una realtà che riguarda milioni di persone nel mondo. L’incontro «Identità di genere e orientamento sessuale: iniziamo a parlarne» è stato promosso dalla Diocesi di Cremona lunedì sera, all’oratorio “San Luigi Gonzaga” proprio nel solco di questo nuovo indirizzo improntato all’accoglienza. E ha richiamato una cinquantina di persone.
“Questo vuole essere un momento di attenzione, come comunità cristiana, al mondo dell’omoaffettività, del transgender – ha esordito il parroco don Giansante Fusar Imperatore – perché è sempre più facile lasciar da parte i problemi che prenderli in considerazione: cerchiamo di capire e, se sarà il caso ci porremo ulteriori obiettivi, per vedere come muoverci. Se il Signore ha accolto ogni persona la comunità cristiana non può escludere nessuno. Accogliere però non vuol dire giustificare ogni cosa ma saper comprendere e relazionarsi con le persone nella situazione concreta in cui si trovano”.
Quindi ha lasciato spazio a due relatori: lo psicologo Emanuele Bellani, che ha affrontato il tema sotto il profilo fisico, psicologico e sociale, chiarendo meglio i concetti di sesso biologico (assegnato alla nascita), di identità di genere (legata alla percezione psicologica che ognuno ha di sé), di ruolo o espressione della propria appartenenza a un genere (condizionato dal contesto socio-culturale che cambia nel tempo) e di orientamento sessuale (legato all’attrazione).
“A volte c’è molta confusione sui termini, l’obiettivo stasera è di confrontarsi su quello che ad oggi dicono gli studi e le ricerche su questo argomento – ha affermato mostrando via via delle slides – non stiamo rendendo complessa una cosa semplice ma tentando di leggere la complessità che negli ultimi 50 anni abbiamo cominciato a comprendere un po’ meglio”.
Quindi ha fatto luce nel ginepraio delle diverse sigle che definiscono le diverse realtà del mondo Lgbtq+ e ha spiegato come nelle diverse culture in cui “è prevista la categoria del terzo genere, in Italia pensiamo al femminiello napoletano”.
Dopo di lui ha preso la parola don Stefano Montagna, docente di Teologia morale, che ha proposto un approccio al tema a partire dall’antropologia cristiana e dal Magistero della Chiesa Cattolica.
“Siamo chiamati a entrare in quello che è un cambiamento d’epoca – ha asserito – dobbiamo muoverci con pazienza e secondo la virtù del discernimento, con attenzione e delicatezza. Dobbiamo scegliere l’approccio: semplicemente ‘definiamo’ o ci lasciamo interrogare? Notiamo qualcosa che è significativo, dei valori, al di là di quelli che possono essere i dubbi su alcuni aspetti riguardo ai quali talvolta va troppo e direttamente la nostra attenzione? Nelle nostre valutazioni non concentriamoci immediatamente su ciò che ci allontana ma proviamo a considerarne anche altri, che sembrerebbero di contorno ma che ci possono indicare un bene che c’è: lasciamoci orientare da questo non immediatamente giudicando le forme con cui si esprime. Siamo chiamati alla generatività, all’apertura all’altro. Dobbiamo accompagnare una complessità di elementi che ci portano a saper cogliere passo dopo passo il buono e il bene oggettivo. Ciò porta al rispetto, alla prudenza di giudizio e capacità di riconoscere la peculiarità di ciascuno nelle differenze, sapendo che la censura di sé non può essere mai un punto che permette di camminare”.
Poi ha concluso:
“A tutti è chiesto rispetto, accoglienza, promozione dell’identità altrui sapendo che il criterio che ci viene dato da Gesù è quello di chi non solo dà la vita per noi ma permette che ci sia una vita che si diffonde. Occorre tener conto dell’effettiva libertà delle persone e della capacità di comprendere una norma morale. La sfida per la comunità cristiana è quella di creare una realtà e tessuto per fare incontrare le persone per una ricerca complessa di quell’esperienza umana che è più complessa di quella che pensavamo”.
C’è chi dice no e recita il Rosario di riparazione
“La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni” scriveva Papa Francesco nell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”. E, coerentemente con il documento di sintesi del Sinodo, la Chiesa cremonese ha deciso di “percorrere strade nuove di incontro e accoglienza per vincere pregiudizi e solitudini anche all’interno delle comunità cristiane e, nello stesso tempo, garantire attenzione e vicinanza alle famiglie che vivono con difficoltà l’orientamento sessuale dei loro figli – si legge sul sito della Diocesi – In tale ottica si inseriscono l’apertura del ‘Punto di ascolto’ rivolto alle persone omoaffettive e transgender e ai loro familiari e i momenti di confronto e preghiera proposti nelle zone pastorali 1 e 3, con la veglia di preghiera per il superamento di ogni discriminazione, e in particolare dell’omotransfobia”. Un indirizzo che per qualche fedele è una vera e propria deriva, al punto che, lunedì sera, mezz’ora prima dell’incontro all’oratorio “San Luigi Gonzaga” Flavio Rozza, sindacalista ex presidente del circolo cittadino di FdI candidatosi alle ultime Comunali, poi militante del Popolo della Famiglia, insieme a una quindicina di persone, ha dato vita a un’iniziativa eclatante: la recita di un Rosario di riparazione sul sagrato della chiesa parrocchiale.
“L’essenza profonda dell’amore umano, anch’esso parte del piano divino, negli ultimi anni è stata distorta, falsificata, se non addirittura cancellata, in favore della corruzione, di desideri disordinati e di falsi diritti – è scritto nel sussidio di preghiera – L’orgoglio e la concupiscenza della carne sono i frutti avvelenati che hanno portato alla rottura dell’alleanza con Dio, aprendo la porta al male, alla malattia, alla morte. Preghiamo per tutti coloro, specialmente i più giovani, che sono traviati, sviati, confusi da chi opera per instaurare una società ipersessualizzata, fondata sulla vanità, sull’apparenza e sulla trasgressione come risposte al grido interiore di solitudine dell’uomo in cerca di sé stesso, della propria identità, delle insopprimibili esigenze di amore, di verità, di assoluto insite nella nostra natura. Preghiamo quindi l’intercessione di Maria, nostra Madre, presso il Signore affinché invii il Suo Spirito a illuminare le menti, a fortificare la fede, la fortezza, il dominio di sé, ricordandoci che siamo stati fatti ad immagine di Dio e, in quanto tali, il nostro corpo è sacro e tempio dello Spirito Santo”.
Una presa di posizione che, data l’esigua adesione, non sembra però aver fatto molto presa. Rozza tuttavia non è affatto deluso.
“Quello che si è riunito è un gruppo spontaneo di fedeli, non abbiamo fatto riferimento a nessuna sigla particolare – ha affermato l’indomani – Con alcuni dei presenti ci conoscevamo, con gli altri quattro o cinque no, sono del tutto nuovi. Mi ha colpito che altre persone il giorno dopo ci abbiano scritto via mail o su WhatsApp per ringraziarci: tra loro anche qualche sacerdote che magari poi pubblicamente non assume posizioni critiche. Insomma, c’è stato un ritorno dell’iniziativa”.
Posizioni che invece Rozza aveva subito reso pubbliche non appena resa nota la data dell’incontro di Caravaggio, parlando apertamente di “una svolta arcobaleno” imposta alla Diocesi di Cremona dal vescovo monsignor Antonio Napolioni.
“La Chiesa cremonese ha deciso di sdoganare omosessualità, transessualismo e ideologia gender (che, ricordo, furono definiti chiaramente peccato anche da Papa Francesco, spesso citato impropriamente e in modo parziale da chi promuove certe iniziative) – aveva scritto – Tuttavia la Diocesi di Cremona è comunque una diocesi cattolica e quindi deve conformarsi alla dottrina cattolica che, Catechismo alla mano (cfr. n. 2357), qualifica le relazioni omosessuali come ‘gravi depravazioni’ e gli atti omosessuali come ‘intrinsecamente disordinati’. Negli incontri promossi dalla Diocesi verrà detto questo? Non credo proprio”.
Un attacco frontale al vescovo ma la nuova strada è ormai aperta.
