E’ finalmente giunta a un termine la “telenovela” riguardante l’acquedotto nell’omonima via di Treviglio, a ridosso del parcheggio Turro, il cui abbattimento era stato bloccato dalla Soprintendenza ai beni architettonici. Una vicenda che era approdata sin sul tavolo del Presidente della Repubblica. Nei giorni scorsi è infine arrivato il via libera: l’acquedotto non ha alcuna valenza storica e quindi si può abbattere.
L’acquedotto: ecco come è andata
Tutto ha avuto inizio nel 2021, quando Cogeide, la società che gestisce l’acquedotto (struttura in calcestruzzo che risale agli anni Trenta del Novecento), e l’area sottostante (di proprietà del Comune), aveva deciso di smantellarlo perché in disuso ormai da anni e diventato pericolante. Venne quindi convocata una conferenza dei servizi, alla quale vennero invitati anche i referenti della Soprintendenza. Questi ultimi, però, non si erano presentati. E così, sulla base del principio del silenzio-assenso, venne dato il via ai lavori di demolizione con lo stanziamento di 200 mila euro. Il cantiere venne avviato nel febbraio del 2022 e per un paio mesi andò avanti senza intoppi. Finché la Soprintendenza si accorse di quanto stava accadendo e ad aprile dello stesso anno decise di imporre lo stop ai lavori, giunti nel frattempo a circa metà. Nel marzo del 2023, la Giunta comunale decise quindi di presentare un ricorso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il motivo? Essendo scaduti i termini per rivolgersi al Tar, era l’unica strada per sbloccare lo stallo e procedere alla demolizione di quello che era ormai un “moncherino” di circa venti metri, obiettivamente anche brutto da vedere.
Il via libera
Si arriva così ai giorni nostri, con una svolta che può anche essere definita di buon senso. Il Comune, nel frattempo, con la speranza di una risoluzione extraprocessuale della vertenza, aveva presentato infatti al competente Ministero istanza per la verifica di esclusione di interesse culturale del ridetto manufatto. La svolta è arrivata lo scorso 17 marzo 2026, quando la “Commissione Regionale per il patrimonio culturale della Lombardia” ha infine dichiarato il manufatto in oggetto “privo di interesse culturale”. Il Comune, dal canto suo, al fine di sgomberare il campo da qualsiasi fraintendimento, ha chiesto ulteriori precisazioni alla Soprintendenza, riguardo la possibilità di riprendere i lavori per il completamento dell’intervento di demolizione a suo tempo autorizzato, visto che continuavano a sussistere formalmente i provvedimenti sospensivi. La Soprintendenza, con nota del 28 aprile 2026 ha però confermato “l’insussistenza di motivi ostativi al riavvio del cantiere”. L’Amministrazione potrà quindi finalmente riavviare il cantiere interrotto oltre quattro anni fa e demolire definitivamente ciò che resta del vecchio acquedotto.