Calciatore di livello e poi allenatore dei bimbi dell’oratorio, Giacomo Brignoli si è spento a 86 anni martedì 5 maggio lasciando un segno profondo nella comunità di Urgnano, che gli ha reso il meritato omaggio visitandolo nella sua casa di via Moneta e presenziando ai funerali celebrati venerdì 8 maggio nella chiesa parrocchiale.
Giacomo Brignoli
Una carriera sui campi del sud e del nord Italia
Quando da bambino corri dietro a un pallone pensi a divertirti e poi, chissà. Per qualcuno resta un solo un gioco, per altri diventa una professione, per altri ancora una passione che accompagna tutta la vita. E Nino, come lo chiamavano in famiglia, o Pio, come era conosciuto al campo, era uno di questi ultimi: anche dopo una bella carriera vissuta tra Campania e Sicilia e poi chiusa tra Piemonte e Lombardia, ha continuato a vivere di pane e calcio, trasmettendo l’amore per questo sport ai più piccoli sui campi dell’oratorio del suo paese.
“Pio era un signore prestato allo sport – ha commentato il presidente della Polisportiva Venanzio Raimondi – una persona squisita, a modo, gentile. Si è impegnato anima e corpo a crescere generazioni di ragazzi, non solo come allenatore ma come educatore e più passava il tempo e più diventava il nonno di tutti. Nonostante avesse girato l’Italia giocando ad alti livelli non ne faceva mai cenno, un uomo umile”.
Appese le scarpette al chiodo, tornò nella sua Urgnano, si sposò con la moglie Carmen, cominciò a lavorare come tornitore in una fabbrica del paese ed ebbe due figli, Patrizia e Filippo. Non seppe mai staccarsi però dal rettangolo verde, una calamita per lui. Alla fine della giornata di lavoro infilava i pantaloncini della tuta e andava ad allenare i più piccoli all’oratorio, e ancor di più quando raggiunse la pensione, diventando un punto di riferimento per i “pulcini”.
“Mi raccontava dei suoi trascorsi di calciatore – ha ricordato Filippo – di quando a bordo della sua ‘Mini’ macinava centinaia chilometri per tornare a casa a trovare famiglia e amici. Era partito tirando calci al pallone per strada e poi, non so come, è finito al sud come professionista. Mi diceva di essersi trovato sempre bene ovunque ma che nei passaggi di categoria lo aveva limitato il fisico, perché aveva buona tecnica ma non era molto prestante. Poi lo condizionò un grave infortunio che lo vide rompersi tibia e perone e tornò a nord dove finì la carriera ultratrentenne. Parlava di quegli anni con orgoglio, per lui erano stati bellissimi. Faceva anche tanti tornei con gli amici di sempre qui nella Bergamasca, come il ‘Palio di Bergamo’, ne aveva vinti due. Amava il bel gioco più che le squadre in sé, da ragazzo era stato tifoso della Grande Inter ma poi da bergamasco era felicissimo dei trionfi dell’Atalanta di questi anni. Era un uomo socievole, amava chiacchierare con la gente e scherzare con tutti”.
Il cordoglio degli urgnanesi
Nell’ultimo periodo le condizioni di salute sono peggiorate, accudito con amore dalla moglie nella sua casa, finché martedì 5, in mattinata, è mancato.
“Molte persone nei giorni scorsi sono passate per una visita, raccontando aneddoti e ricordando chi era… ci ha fatto davvero piacere – ha concluso il figlio – Tantissimi i suoi ex ragazzi, del resto ha allenato generazioni di bambini prima a Zanica e poi a Urgnano, anche io sono tra loro: non voleva le prime squadre, solo i pulcini perché adorava vedere i bimbi felici correre dietro al pallone, nella loro innocenza. Tutti hanno parlato di lui anche come un buonissimo educatore: niente parolacce né sgridate, per farlo arrabbiare bisognava combinarle davvero grosse, anche a casa era un buono. Tuttavia era una persona seria e schietta, non le mandava a dire. Mi mancheranno i suoi consigli, nel calcio ma non solo, lasciava massima libertà ma cercava sempre di aiutare in qualche modo”.
La salma è stata tumulata nel cimitero cittadino.
Giacomo Brignoli nell’AC Crema (secondo in basso da sinistra)
La Polisportiva Urgnanese: “Giocò con Chinaglia e Wilson e poi si dedicò ai bambini, grazie maestro”
“Ciao Maestro – così comincia il lungo e sentito post pubblicato dalla Polisportiva Urgnano, all’indomani della sua dipartita – Ci sono persone che lasciano un segno profondo. Giacomo Brignoli, per tutti ‘Nino’ o ‘Pio’, è stato una di queste. Regista e mezzala di grande tecnica, fu calciatore di livello nazionale negli anni Sessanta, vestendo maglie importanti in piazze calde del Sud come Internapoli (una squadra del quartiere Vomero di Napoli oggi non più esistente ndr.), a Paternò e Siracusa, in Sicilia, dove le cronache (ancora archiviate nel web) raccontano anche di una sua doppietta contro il Lecce”.
Per lui la soddisfazione di giocare con campioni del calibro di Giorgio Chinaglia e Pino Wilson che portarono la Lazio al suo primo scudetto nella stagione 1973-1974. Anche Brignoli sostenne il provino con i biancocelesti ma poi l’affare non si fece e restò all’Internapoli.
“Fu capitano del Crema in Serie D e del Novara in Serie C – continua il post – Ma, oltre al valore del calciatore, le piazze dove aveva giocato e poi la sua Urgnano, hanno conosciuto soprattutto l’uomo. Diceva spesso che, una volta in pensione, sarebbe tornato in oratorio per seguire i bambini. E così fece. Negli anni Duemila, insieme a Camillo Zucchinali e Andrea Catti, diede vita alla scuola calcio abbinata al ‘Giocagol’, accompagnando con entusiasmo, pazienza e valori tantissimi bambini e famiglie del nostro paese – si conclude – Per lui era importante che, in ogni partita o allenamento, tutti i bambini si sentissero coinvolti, che trovassero il loro spazio. Ci credeva e lo metteva in atto veramente, non era qualcosa che “doveva fare” per buon costume o diktat federali. Con la stessa cura e lo stesso amore si dedicarono anche alla manutenzione del campo in oratorio, vissuto davvero come una seconda casa. Per molti è stato allenatore, educatore, presenza quotidiana. Per tutti resterà un Maestro. Con questa definizione è ancora oggi ricordato anche dalla Crema e dalla Novara calcistica. La Polisportiva Urgnano insieme alla ASD Oratorio Urgnanese Calcio si stringono con affetto attorno alla famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene. Grazie di tutto, Nino. Urgnano non ti dimenticherà”.
Giacomo Brignoli con una delle squadre di bambini che ha seguito (in piedi a destra)