La Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Brescia oggi, mercoledì 22 aprile 2026 ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Yana Malaiko condannando l’imputato Dumitru Stratan all’ergastolo.
Confermata la condanna: “Una verità che si chiude nel segno della giustizia”
La decisione della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Brescia è arrivata oggi, mercoledì 22 aprile 2026 e segna un passaggio definitivo nel procedimento giudiziario e che, secondo l’Associazione Y.A.N.A. – You Are Not Alone ODV, rappresenta un punto di arrivo atteso e doloroso.
“È un momento che porta con sé un senso profondo di verità finalmente riconosciuta”, ha dichiarato il presidente dell’associazione Francesco Porrello, sottolineando come la sentenza non possa in alcun modo colmare la perdita, ma restituisca “dignità e senso a una storia che ha segnato molte vite”.
Nel corso dell’udienza, è stato ribadito il ruolo determinante dell’impianto accusatorio e del lavoro svolto dalla Procura. L’associazione ha espresso particolare riconoscenza alla Pubblico Ministero Lucia Lombardo, definendone l’azione “lucida e coraggiosa nel portare avanti il procedimento fino all’appello”.
Il dolore del padre e il gesto simbolico che ha attraversato l’aula
Uno dei momenti più intensi legati alla vicenda riguarda Oleksandr Malaiko, padre della giovane vittima, che per tutta la durata del percorso giudiziario aveva mantenuto un voto personale: non tagliare la barba fino a quando non fosse stata fatta giustizia. Un gesto diventato simbolo del dolore e dell’attesa della famiglia. Con la pronuncia della sentenza, il padre di Yana ha deciso di interrompere quel voto, in un momento che l’associazione descrive come “una liberazione carica di emozione e significato”.
“È un’immagine che racconta più di molte parole- ha dichiarato il presidente Francesco Porrello -Quel gesto è diventato il segno visibile di un amore che non si è mai interrotto e di una sofferenza che ha accompagnato ogni giorno dell’attesa”.

Le reazioni dell’associazione: “Una verità che non restituisce, ma che dà senso”
Nel commentare la decisione della Corte, l’Associazione Y.A.N.A. ha voluto ringraziare anche l’avvocato Angelo Lino Murtas, per la difesa della famiglia, e il criminologo Gianni Spoletti, per il contributo tecnico e umano fornito nel corso del procedimento.
“Non si tratta di una vittoria – ha affermato Francesco Porrello – perché nessuna sentenza potrà mai restituire Yana alla sua famiglia. Ma è un passaggio necessario, che consente di dare un nome definitivo alla verità e di interrompere almeno il silenzio dell’ingiustizia”.
L’associazione ha inoltre ribadito il proprio impegno nel trasformare il ricordo della giovane in un’azione continua di sostegno e sensibilizzazione.
“Il nostro dovere ora è fare in modo che Yana non sia soltanto una vittima – ha concluso Porrello- ma una presenza che continua a generare consapevolezza. A chi oggi vive nel dolore o nella paura, vogliamo continuare a dire che non è solo”.