Rivoltiamo Pagina

Elezioni comunali, Fabio Calvi riparte dall’esperienza per far fiorire Rivolta

Sessantanove anni, medico di base e già sindaco dal 2011 al 2021 per il centrosinistra

Elezioni comunali, Fabio Calvi riparte dall’esperienza per far fiorire Rivolta

Le elezioni comunali a Rivolta si avvicinano e il nostro Giornale ha voluto porre qualche domanda ai candidati per la poltrona di sindaco. Tra loro anche Fabio Calvi alla guida della lista civica di centrosinistra sostenuta dal Pd “Rivoltiamo pagina”. Sessantanove anni, medico di base e già sindaco dal 2011 al 2021 per il centrosinistra.

Cosa l’ha spinta a candidarsi come sindaco?

«Se la prima risposta è quella che conta, allora mi viene spontaneo dire che mi ricandido perché me lo hanno chiesto in tante, troppe persone. Non so se realmente tutti rimpiangano come ho gestito il paese nei dieci anni dei miei precedenti mandati, ma sicuramente in questo momento la voglia di dimenticare un periodo poco brillante per Rivolta c’è, è molto sentita. La voglia di cambiare è forte, ed avendo già provato come si possono modificare le cose, mi sento molto attratto da questo stimolo».

Quali sono le tre priorità su cui intende intervenire fin da subito?

«Il benessere dei cittadini, il controllo del territorio e della sua espansione, il portare a termine progetti utili alla comunità e ora abbandonati a se stessi».

Perché i rivoltani dovrebbero scegliere lei?

«Ritengo di poter mettere a disposizione la mia persona, ben nota al paese anche in virtù della professione che svolgo, con un bagaglio di conoscenze e di esperienza amministrativa che nessuno al momento può onestamente avere. In un momento di incertezza e di disorientamento come questo, avere una, due persone esperte e competenti possono fare la differenza, soprattutto per dare indicazioni a chi si affaccia per la prima volta ad un compito così difficile come quello di amministrare il paese in cui si vive».

Quale sarà la sua prima decisione concreta nei primi 100 giorni di mandato e perché?

«Difficile indicarne una, tanti sono gli aspetti che devono essere affrontati, dopo l’inaspettata interruzione di un mandato amministrativo. Direi, su tutte, almeno tre obiettivi: chiudere la Variante di governo del territorio, strumento programmatico fondamentale, affrontare il nodo della nuova scuola materna, ed infine, inevitabile, rivalutare la viabilità del paese».

Guardando alla fine del suo mandato, quale cambiamento concreto vorrebbe lasciare a Rivolta?

«Sarei molto contento se lasciassi un paese anche “solo” come quello che avevo lasciato nel 2021, nonostante si stesse uscendo dalla tragedia della pandemia: Rivolta viva, attiva, pulita e sicura.

Il caso Sgroi: la sua valutazione politica e che impatto ha avuto sulla città?

«Non sta a me giudicare un ambito molto delicato e che mi tocca anche dal punto di vista professionale. Il tribunale deciderà, anche se mi sembra che il percorso sia in linea di massima definizione, stando alle notizie diffuse. Dal punto di vista politico ritengo che le dimissioni sarebbero dovute arrivare prima di quanto non sia stato, e soprattutto che i componenti della maggioranza avrebbero dovuto in modo netto prendere le distanze da subito, senza tentennamenti e in modo chiaro, anche per rispetto degli elettori. Non condivido la distinzione tra tipo di reato e attività amministrativa. Un’accusa così importante andava stigmatizzata».

Dall’assenza di un asilo nido alla riqualificazione dell’ex ospedale per ambulatori o servizi per anziani: temi molti sentiti dai cittadini. Quale piano ha su questi fronti?

«Sull’asilo nido è evidente che l’offerta privata, al momento, è inferiore alle richieste e quindi la parte pubblica deve indicare una strada, cosa che nel nostro programma faremo. Sull’Ospedale Santa Marta dobbiamo distinguere due percorsi: l’Ospedale in sé, centro di riabilitazione già in funzione con ottimi risultati e che avrebbe bisogno forse di maggior supporto da parte della Direzione generale per migliorare il servizio. L’altra strada è invece quella dei servizi territoriali, in cui invece la recente apertura dell’Ospedale di Comunità e dell’ormai prossima Casa di Comunità potrebbe permetterci di tornare ad essere un riferimento anche per i paesi vicini, in un ambito così critico come quello della medicina territoriale, che per altro conosco molto bene in tutte le sue difficoltà».

 Il cantiere della scuola è stato lungo e complesso: cosa pensa del progetto e di come è stato gestito finora?

«Al momento della chiusura del mio ultimo mandato, il contributo era ancora attivo, e penso che un’amministrazione abbia il dovere di portare a termine opere incompiute: al momento la struttura è in stallo, dopo l’allontanamento della ditta appaltatrice, e tutti i costi sostenuti fanno capo alla quota che era prevista a carico del comune, per cui ci sono soldi spesi da parte dei cittadini che giustamente ora ne chiedono conto. Ciò è avvenuto a seguito della decisione dell’Amministrazione Sgroi  di recedere il contratto con la ditta incaricata dei lavori, determinando l’interruzione del cantiere. Il contributo, che io sappia, è ancora in essere; aveva senso prima di tutto proteggere le opere effettuare per evitare di deteriorarle e soprattutto prodigarsi per la messa a disposizione del contributo».