Un pezzo di storia di Martinengo se n’è andata lunedì 13 aprile, insieme a Giuseppe Quaranta, storico maestro elementare che ha cresciuto intere generazioni di ragazzi.

Città in lutto per lo storico maestro
Una vita intera dedicata all’insegnamento e alla cultura, spinto da una curiosità che lo ha mantenuto sempre intellettualmente giovane. In città il maestro Quaranta – mancato venerdì 10 aprile a 94 anni – ha lasciato un segno profondo e sono stati in tanti a passare a fargli visita alla casa del commiato di via Luoghi dove è stata allestita la camera ardente. Martinenghese doc, vedovo da 26 anni e padre di una figlia, Annunciata, tre anni fa dovette patire il dolore della perdita del figlio 61enne Vittorio. Il maestro era nato alla cascina Colombera da una famiglia contadina e a 5 anni rimase orfano di padre, crebbe con la mamma operaia alla filanda e altri due fratelli. A 11 anni entrò al collegio dei Canossiani a Feltre, in Veneto, poi completò gli studi alle Magistrali di Bergamo e nel 1953 e cominciò a insegnare al collegio vescovile di Romano, per poi approdare pochi anni dopo alle scuole elementari di Martinengo, dove restò fino alla pensione. Ma la sua passione per le lettere antiche continuò a coltivarla insegnando latino e greco ai martinenghesi.
“Mio suocero era un uomo che aveva molteplici passioni, a cui si dedicava anche a casa – ha raccontato il genero Luciano – si era sposato nel 1960 poi, purtroppo, ha vissuto la vedovanza e la perdita di un figlio, che lo hanno provato molto. Non ha mai fatto mancare nulla alla sua famiglia, alla quale era molto legato. Era stato un maestro severo perché teneva ai risultati ma era anche amorevole con i suoi alunni: in molti infatti si sono presentati per una visita in questi giorni, alcuni 70enni. Per strada non era inusuale che lo fermassero per ricordare i tempi della scuola. Da parte nostra un grazie sincero a tutti coloro che hanno partecipato al nostro lutto”.
Le esequie
Lunedì pomeriggio i funerali sono stati presieduti da un nipote sacerdote, don Santino Giuseppe Quaranta, che guida la parrocchia dei Santi Aquila e Priscilla di Roma. Tra gli altri, fra i banchi, il fratello missionario comboniano Gianluigi Quaranta e il sindaco Pasquale Busetti. Nell’omelia il religioso ha rimarcato lo spirito sempre curioso del maestro.
“La vita dello zio Giuseppe è stata ‘in ricerca’ – ha esordito – amava approfondire la letteratura, le lingue antiche, la filosofia e persino la musica. Un tratto che lo ha sempre contraddistinto, e lo si vedeva negli scritti che divulgava. Era animato dal desiderio di trovare la ‘verità’, in un cammino tra fede e ragione che a volte forse non era ben chiaro. Una verità non fine a se stessa, una verità che si manifesta in tanti modi e che dà la forza per vivere perché consente di trovare una risposta, magari difficile, alle situazioni che la vita ci mette davanti e che si devono accettare, penso alla scomparsa della zia Celeste e a Vittorio. Una ricerca per trovare un senso: credere per comprendere e comprendere per credere. Anche se la ricerca umana è limitata. Oggi sono certo che lo zio passando a nuova vita avrà tutto ben chiaro e troverà la verità che voleva raggiungere in tutte le ricerche che lo hanno accompagnato nella sua vita, e che ha insegnato nella sua missione di maestro. Caro zio, ora riposi con il Signore e troverai la felicità della verità: solo in Dio il cuore trova ala pace”.
Don Enrico Cortinovis: “La conoscenza con lui è diventata presto amicizia”
Un pensiero per il maestro è arrivato anche da don Enrico Cortinovis.
“La conoscenza con lui è diventata presto amicizia quando spesso veniva a suonarmi il campanello per portare un suo scritto, elaborato con la sapienza frutto di anni di studio, sfidando anche i torridi pomeriggi estivi – ha ricordato – La schiettezza e la benevolenza che esprimeva nei miei confronti mi hanno fatto subito conoscere la passione per le lettere, facendomi interrogare ancora di più su come io sacerdote mi metta in ascolto della Parola di Dio. Non mi negava la sua personale fatica nel credere, dialogando con il ‘mio pretino’, come lui mi definiva. Mi aveva preso in simpatia lasciando da parte il rigore che aveva nell’insegnamento, con il quale aveva educato molte generazioni della nostra comunità, che lo ricordano severo e appassionato”.
Poi ha ricordato l’amore per l’esperanto, per la musica e il pirografo.
“Una passione che lo ha portato anche a condividere con don Battista Cadei il sogno di costruire una lingua universale che unisse i popoli, l’esperanto – ha continuato – Nell’amore per la musica ha trovato la compagnia che rompeva la sua solitudine. Uno dei suoi hobby preferiti era il pirografo, con il quale ha inciso molti santi lasciando traccia della sua devozione a molte persone. L’amore fedele alla moglie Celeste e l’aggiornamento critico sull’attualità, con punti di vista mai scontati su quanto accade nel mondo, lo hanno portato, come diceva lui stesso, a vivere con longevità mantenendo una mentalità dinamica, radicata su quanto ha imparato e trasmesso nell’insegnamento. Ora che il suo cammino su questa terra è concluso, il suo desiderio di portare a tutte le persone care i suoi scritti (fin quando ha potuto) rimane l’espressione compiuta della sua vitalità, che il Signore saprà colmare nella fede, che desiderava avere come ciò che più gli mancava”.
Il maestro Giacomo Parimbelli: “Un uomo che aveva stoffa, difficile trovarne così”
Al termine della funzione, sull’altare è salito il maestro Giacomo Parimbelli, che regalato ai presenti un ritratto particolareggiato e intenso di Quaranta.
“Il maestro è stato uno dei pochi esperti di esperanto in Italia presente ai convegni nazionali – ha rivelato dall’altare – ha studiato la chitarra classica, ha saputo togliere dai quotidiani locali notizie che poi trascriveva ed ampliava su fogli-messaggio che distribuiva in paese alle autorità, agli abitanti, agli amici. Nella sua libreria, tra l’enciclopedia ‘Treccani’ e testi di approfondimenti biblici, non mancavano mai i nuovi libri degli autori più significativi del momento sui temi di attualità sociale, civile, politica, religiosa. Alle pareti quadri di noti pittori locali, alcuni dei quali suoi allievi, accanto ad icone russe che sapeva interpretare. Poi abbonamenti alle riviste più prestigiose della cultura e i molti articoli che teneva da parte per me sulla mia attività artistica. Gli opuscoli da lui redatti in forma manoscritta su svariati argomenti, personaggi locali e nazionali, antichi e moderni o sui proverbi locali, potevano bastare per aver un’idea chiara dell’argomento. Le passeggiate in paese poi erano un appuntamento costante con il suo territorio”.
Un uomo eclettico, di grande cultura, curiosità e tolleranza.
“Il maestro ha saputo affrontare con grande dignità le prove della sua esistenza, e non sono state poche, ma ha anche saputo dare elementi di forza per continuare sia a sé stesso, sia a chi gli stava accanto – ha concluso – Faticheremo a reperire un uomo di tale stoffa nel quale si sono condensate molte qualità… Nella sua lunga vita è stato testimone dei passaggi epocali della Storia, come quando fu presente a Feltre al passaggio dei gerarchi nazisti. E’ rimasto fedele ai linguaggi antichi e nobili, alle lettere antiche, alla sua formazione cattolica, dimostrando però anche una grande tolleranza verso i nuovi linguaggi e i nuovi popoli, studiandone gli usi e i costumi, offrendo sempre letture morali e comportamentali originali, concrete e frutto di intelligenza ed umanità, formando altresì generazioni di studenti martinenghesi. Il maestro ha saputo offrire contributi sia a singole persone che a istituzioni ed associazioni: dal Patronato San Vincenzo, agli oratori, agli incontri biblici in città il sabato pomeriggio. A me mancherà sicuramente, grazie maestro Quaranta”.
Il feretro al termine delle esequie si è diretto verso il tempio crematorio. Le ceneri saranno tumulate nel cimitero cittadino.
Il sindaco: “La comunità gli è grata”
A margine del rito funebre anche Busetti ha voluto ricordare il maestro.
“Ricordo con affetto l’amicizia del maestro Quaranta, una persona geniale che ha lasciato molto alla comunità di Martinengo: una preziosa raccolta di studi – ha affermato – in particolare ha curato e approfondito la biografia di molti illustri martinenghesi. Fino agli ultimi anni di vita si è sempre dedicato con passione alla storia locale, conservandone i valori. Ricordo il suo impegno per il ‘viaggio’ della memoria con gli ospiti della casa di riposo, per la raccolta delle filastrocche, delle preghiere e delle giaculatorie in dialetto bergamasco, già pubblicata nel libretto intitolato ‘Le radici e la Memoria’. Nel 2000 si segnala la pubblicazione ‘Il cuore di una terra’, un florilegio di ‘Detti e proverbi bergamaschi’, dove si trovano anche proverbi e modi dire tra i più usati a Martinengo, in dialetto locale, corredati dalla traduzioni in italiano e brevi spiegazioni. Vi sono contenute perle di saggezza popolare destinate soprattutto alle nuove generazioni. La comunità martinenghese è grata a questo suo illustre cittadino”.
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