Trescore Balneario

Sarà collocato in comunità il 13enne che ha accoltellato la prof

Disposta la misura del riformatorio giudiziario in comunità, secondo le indicazioni della Neuropsichiatria

Sarà collocato in comunità il 13enne che ha accoltellato la prof

Sarà collocato in una comunità per minorenni il ragazzo di 13 anni che il 25 marzo a Trescore Balneario aveva accoltellato, ferendola gravemente, la sua professoressa di francese Chiara Mocchi.

La decisione del Gip

La misura di sicurezza provvisoria, resasi necessaria per la gravità delle condotte e per il sospetto di  pericolosità sociale attribuita al ragazzo, è stata decisa dal Gip del Tribunale per i minori di Brescia. Mercoledì scorso, 2 aprile, nella prima udienza sul caso, la stessa magistrata si era riservata nel merito.

Il riformatorio giudiziario in comunità

Oggi pomeriggio, giovedì 9, la decisione. Si tratta di una misura di sicurezza provvisoria: quella del cosiddetto riformatorio giudiziario. In questo caso, attraverso il collocamento del minore in una comunità che sarà scelta nel rispetto delle indicazioni del reparto di Neuropsichiatria infantile che lo sta seguendo. Il ragazzo, va chiarito, resta non imputabile, proprio per l’età inferiore a 14 anni. Proprio per questo l’adozione di un provvedimento restrittivo è considerato un fatto raro ed eccezionale.

L’aggressione

Così nei giorni scorsi, per voce del proprio avvocato (ed ex commissario di Polizia di Treviglio) Angelo Lino Murtas, la professoressa aveva raccontato l’agghiacciante aggressione.

“Un mio studente 13 enne, confuso, trascinato e indottrinato dai social mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale” raccontava in una  lunga lettera, attribuendo significativamente proprio al mondo dei social network la responsabilità (dis)educativa che avrebbe mosso il ragazzo nel suo disegno omicida.

Dopo l’accoltellamento, continua la professoressa Mocchi, sarebbe stato un altro alunno – 13 anni anche lui – a salvarle la vita intervenendo per fermare l’aggressione. “Mi ha difesa rischiando la sua stessa vita, e ha impedito il peggio”.

Nella foto in alto, il Tribunale di Brescia