E’ arrivata – altrettanto pungente – la replica di “Progetto Cologno” alle dichiarazioni rilasciate alla nostra testata da Stefania Boschi, membro dell’ex Amministrazione guidata dal sindaco Roberto Legramanti che, il prossimo ottobre, dovrà affrontare un procedimento davanti alla Corte dei Conti per il famigerato caso piscine.
Boschi: “Noi rinviati a giudizio per rispondere
di decisioni assunte da Amministrazioni successive”
La Corte dei Conti, a seguito di un esposto presentato da “Progetto Cologno”, ha rinviato a giudizio l’ex Amministrazione Legramanti di Cologno al Serio e l’ex assessore ai Servizi sociali Boschi la settimana scorsa ha ritenuto di fare delle precisazioni.
“Rinviati a giudizio sì – ha affermato Boschi in un lungo comunicato stampa pubblicato il 16 marzo – ma non è stato accertato alcun reato né alcuna forma di arricchimento personale, si tratta di verificare se vi sia stato effettivamente un danno per il Comune e, nel caso, da quali fatti e da quali soggetti tale eventuale danno sia stato prodotto”.
Poi ha fatto una riflessione.
“Appare quantomeno singolare che oggi si chieda agli amministratori che nel 2010 si limitarono a votare il progetto, sulla base dei pareri tecnici degli uffici, di rispondere delle rate del mutuo e delle spese sostenute dal Comune molti anni dopo – ha sostenuto – in un contesto amministrativo completamente mutato e a seguito di decisioni assunte da Amministrazioni successive”.
La pepata replica di “Progetto Cologno”
Le parole di Boschi non sono piaciute al gruppo che oggi governa il paese.
“Prendiamo atto delle dichiarazioni dell’ex assessora Stefania Boschi, ma respingiamo con fermezza ogni tentativo di riscrivere la realtà dei fatti e di scaricare altrove responsabilità che sono invece chiare e documentate – si legge in una nota stampa – Fa piacere che oggi si sottolinei come non siano emerse ipotesi di reato penale a carico degli amministratori. Ma questo non è mai stato il punto. “Progetto Cologno”, fin dal 2011, con gli esposti presentati alla Corte dei Conti, ha sempre chiesto una cosa precisa: accertare un possibile danno erariale derivante da scelte amministrative e politiche sbagliate. Ed è esattamente su questo che oggi la Corte dei Conti ha deciso di andare a giudizio”.
Quindi il gruppo ha messo l’accento sulle responsabilità politiche.
“Altro che ‘insinuazioni’: i fatti, purtroppo, parlano da soli – si prosegue – Il nostro Comune si trova gravato da un debito di quasi 11 milioni di euro (interessi compresi) per una struttura rimasta inutilizzata per anni, incompleta, e progressivamente esposta al degrado. Questo è il vero dato oggettivo da cui partire. Sostenere che le decisioni furono prese sulla base di pareri tecnici non può diventare un alibi. La scelta di proseguire un’operazione in cui il Comune si è fatto garante per il 100% del finanziamento, accollandosi di fatto anche il rischio d’impresa di un soggetto privato neocostituito, non è una scelta tecnica: è una scelta politica. Ed è una scelta che si è rivelata disastrosa. Non solo. Il sistema costruito attorno a quell’operazione ha mostrato nel tempo tutte le sue criticità: un piano economico-finanziario irrealistico, costi lievitati fino a quasi il doppio rispetto alle previsioni iniziali, controlli insufficienti sui lavori e sulle liquidazioni, opere contabilizzate ma non realizzate, fornitori e lavoratori non pagati. Tutti elementi che non sono opinioni, ma risultano dagli atti e dalle verifiche svolte negli anni. Il Comune si è trovato esposto finanziariamente prima ancora del collaudo definitivo perché la società concessionaria è fallita senza completare l’opera, mentre l’Ente aveva già garantito integralmente il debito contratto con l’Istituto per il Credito Sportivo. Le cosiddette controfideiussioni, peraltro, si sono rivelate del tutto insufficienti e incapaci di tutelare realmente l’interesse pubblico”.
Infine “Progetto Cologno” usa le stesse parole di Boschi per contraddirla e non intende assumersi responsabilità che non ritiene di avere.
“Risulta quindi quantomeno singolare sostenere che non si debba oggi chiedere conto agli amministratori del 2010 per fatti avvenuti successivamente – si rimarca nel comunicato – Le scelte compiute in quel momento, in particolare la modifica del progetto e della struttura finanziaria, sono infatti esattamente quelle che hanno determinato l’esposizione del Comune e reso inevitabili le conseguenze che si sono poi prodotte negli anni successivi. Per quanto riguarda la procedura del 2016, respingiamo con decisione ogni tentativo di attribuire responsabilità alla nostra Amministrazione. Gli atti approvati nel 2017 sono chiari e dimostrano come siano state assunte decisioni coerenti con l’interesse dell’Ente, in un contesto già gravemente compromesso dalle scelte precedenti. Quanto alle numerose irregolarità emerse nel corso degli anni (dalle condizioni del mutuo differenti rispetto a quelle deliberate, al mancato controllo sugli stati di avanzamento lavori) riteniamo che sia giusto che sia ora la Magistratura contabile ad accertarle fino in fondo”.
L’attuale maggioranza conclude infine così il suo pensiero:
“Dopo anni di polemiche, una cosa è però certa: non è in discussione il tentativo di realizzare un’opera pubblica, ma il modo in cui è stato fatto. E quel modo ha prodotto un danno economico rilevantissimo per la nostra comunità, che ancora oggi i cittadini stanno pagando e continueranno a pagare negli anni a venire. “Progetto Cologno” continuerà a sostenere, con serietà e senso di responsabilità, la necessità di fare piena chiarezza. Perché su una vicenda di questa portata non servono giustificazioni o riletture di comodo, ma verità e responsabilità”.