Cronaca

Le suore rischiano di lasciare la città: “Senza casa, si interrompe un presidio educativo”

Un’eventualità che ha spinto un gruppo di persone della comunità romanese ad attivarsi negli ultimi mesi per cercare una mediazione e scongiurare la partenza.

Le suore rischiano di lasciare la città: “Senza casa, si interrompe un presidio educativo”

A Romano cresce la preoccupazione per il futuro delle tre religiose che da anni rappresentano un punto di riferimento per la comunità: suor Claudia, suor Sonia e suor Sara rischiano infatti di dover lasciare la città. Il motivo è concreto e imminente: la possibile perdita dei locali in cui oggi risiedono, situati sopra la scuola dell’infanzia della Fondazione Olivari.

Rischio partenza

A Romano la comunità è in apprensione per il futuro delle tre religiose che da anni rappresentano un punto di riferimento per la comunità: suor Claudia, suor Sonia e suor Sara rischiano infatti di dover lasciare la città. Il motivo è concreto e imminente: la possibile perdita dei locali in cui oggi risiedono, situati sopra la scuola dell’infanzia della Fondazione Olivari. Senza una soluzione abitativa, le religiose sarebbero costrette a trasferirsi altrove, secondo le indicazioni della loro congregazione, con una conseguente interruzione delle attività svolte sul territorio. Un’eventualità che ha spinto un gruppo di persone della comunità romanese ad attivarsi negli ultimi mesi per cercare una mediazione e scongiurare la partenza. Le suore, infatti, svolgono un ruolo significativo soprattutto nell’ambito educativo e aggregativo. In particolare suor Claudia è da tempo impegnata nel catechismo e nelle attività dell’oratorio Oratorio San Filippo Neri, dove rappresenta una figura di riferimento per bambini, ragazzi e famiglie, soprattutto nei percorsi legati ai sacramenti. La sua presenza è percepita come un elemento di continuità e stabilità in un contesto che vive grazie al contributo di volontari e operatori pastorali.

I tentativi di dialogo

Secondo quanto ricostruito dal gruppo, già a dicembre alcuni rappresentanti della comunità avevano incontrato il vicario episcopale per la vita consacrata, ricevendo indicazioni a interloquire con il parroco, Monsignor Paolo Rossi. Da lì è partita una serie di tentativi di dialogo: prima una richiesta formale di incontro, poi ulteriori comunicazioni sottoscritte da un numero crescente di cittadini, fino a superare le duecento firme. Nelle lettere veniva espressa la preoccupazione per la possibile partenza delle religiose e si chiedeva una parola chiara sul loro futuro, ribadendo al tempo stesso la disponibilità della comunità a collaborare per superare eventuali ostacoli. Tuttavia, per settimane, non è arrivata alcuna risposta ufficiale.

L’incontro

Solo a fine gennaio si è aperto un primo contatto, seguito poi da un incontro diretto a metà febbraio tra una delegazione ristretta e il parroco, alla presenza anche di don Gianluigi. In quell’occasione, da un lato è stata ribadita la volontà di sostenere la permanenza delle suore, considerate un valore per tutta la comunità; dall’altro è stato chiarito che la decisione finale spetta al Vescovo e che esistono criticità legate ai locali e alla natura temporanea dei servizi ecclesiali. Un confronto che, però, non ha sciolto i nodi principali. Da una parte una porzione significativa della comunità che chiede di preservare una presenza ritenuta fondamentale per la vita educativa e spirituale locale; dall’altra una prospettiva che sembra ormai orientata verso il trasferimento delle religiose. In attesa di decisioni definitive, resta il timore che Romano possa perdere non solo tre persone, ma un presidio educativo e relazionale costruito nel tempo, difficilmente sostituibile nel breve periodo.