Commozione in paese per l’ultimo saluto a Gian Piero Gotti. Classe 1950, è stato per decenni un punto di riferimento nella Scuola Primaria di Brignano, aiutando e formando le giovani menti di generazioni di studenti.
Il “Maestro della panchina”
Una vita trascorsa in mezzo ai più piccoli, presso la scuola elementare locale, dove ha lavorato con dedizione e passione fino al meritato traguardo della pensione. Così è stato ricordato il brignanese Gotti dalle centinaia di compaesani accorsi ieri mattina, lunedì, presso la chiesa parrocchiale del paese per rivolgergli un ultimo, affettuoso, saluto. Ricordato in paese come “Il maestro della panchina rossa” per la sua abitudine, dopo il pensionamento, a trascorrere ore sulla panchina contro la violenza di genere installata a pochi passi dalla chiesa, Gian Piero Gotti è venuto a mancare all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo venerdì scorso, 6 marzo, appena tre giorni dopo il suo 76esimo compleanno. La notizia ha rapidamente fatto il giro del paese, lasciando amareggiati ex alunni, ex colleghi e amici, che si sono stretti nel lutto attorno a Flavia, la compagna di Gian Piero.
Il ricordo della comunità
In occasione del rito funebre, numerosi ex studenti e colleghi hanno ricordato Gian Piero proprio nei pressi della “sua” panchina, celebrandone l’attaccamento verso i bambini che ha visto crescere, l’ironia e, soprattutto, il grande amore e passione per la musica. Se da giovane Gotti era stato fondatore e parte del gruppo “I Calabroni”, attivo tra anni ’70 e ’80, in seguito è rimasto noto nella zona per la creazione di jingle musicali e per aver trasmesso la propria passione per la musica a moltissimi suoi studenti. A ricordarlo, subito dopo la scomparsa, anche il sindaco Marco Bonardi, che si è unito alle decine di commenti d’affetto sui social con le seguenti parole:
“La passione e la dedizione del maestro Gian Piero Gotti all’insegnamento hanno lasciato un segno indelebile in generazioni di studenti e in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. La sua presenza sulla “panchina rossa” mancherà a quanti lo hanno frequentato in questi anni”.
