Momenti di terrore a Urgnano dove poco prima delle 21 di oggi, 20 febbraio 2026, è stata messa a segno una rapina in villa mentre la famiglia, presente in casa, aveva appena finito di cenare.
Rapina in villa a Urgnano
Nel mirino dei banditi è finita la villa della famiglia Bonacina situata lungo via Provinciale, al civico 1314. E’ qui che i tre rapinatori incappucciati sono entrati in azione, armati di pistole e coltello. La famiglia, madre, padre e un figlio adolescente, aveva appena finito di cenare e stava sistemando la tavola. Una serata tranquilla, come tante altre, che in pochi attimi si è trasformata in un incubo.
Minacciati con pistole e coltelli
La padrona di casa, uscita in giardino a fumare una sigaretta, è stata la prima a essere presa in ostaggio. Le sue urla hanno messo subito in allarme il marito e il figlio che si trovavano in casa, ma pochi secondi dopo i rapinatori erano già all’interno. Due banditi hanno puntato la pistola contro il ragazzo e la madre, che sono stati spinti a terra e legati con delle fascette di plastica ai polsi, mentre un terzo complice ha costretto il padre a seguirlo nelle stanze per farsi dire l’esatta ubicazione della cassaforte.
Svaligiata la cassaforte
L’uomo non ricordava il codice per aprire la cassaforte e così il malvivente è uscito a prendere un flessibile, l’ha aperta e si è portato via il contenuto: valori, contanti e un orologio. I rapinatori hanno sottratto anche due fucili che il proprietario utilizzava per la caccia. Prima di fuggire si sono rivolti al ragazzo, rassicurandolo, e gli hanno chiesto se avesse voluto riavere il suo telefono, quindi l’hanno lasciato in giardino intimandogli, però, di non chiamare le Forze dell’ordine.
In fuga col bottino
Una volta fuggiti, probabilmente aiutati da altri complici presenti all’esterno, i rapinatori hanno fatto subito perdere le loro tracce. Ad allertare i carabinieri è stato il padrone di casa. Sul posto, poco dopo, sono intervenute più pattuglie dei carabinieri di Urgnano e un’ambulanza. Il personale del “112” ha preso in carico la famiglia, visibilmente sotto shock, ma per nessuno è stato necessario il trasporto in ospedale.
“Mi hanno puntato la pistola alla testa e gettato a terra”
Ancora stravolto ma lucido, il figlio ha raccontato quei minuti interminabili, in cui si trovava a terra, con le mani legate e la madre gettata sopra di lui.
“Avevamo appena finito di cenare – ha raccontato angosciato – la mamma si trovava appena fuori dalla porta d’ingresso a fumare, mentre io e mio padre stavamo sparecchiando. Dal giardino vicino sono sbucati in tre e mia madre si è messa a urlare… Io, che avevo aperto il frigorifero, ho chiuso lo sportello e mi sono girato trovandomi davanti un uomo incappucciato che mi ha puntato la pistola in fronte dicendomi di mettermi per terra. L’accento era dell’Europa dell’est. Lì per lì ho pensato a uno scherzo di un’amico e mi sono messo a ridere, dicendo che non avevo fatto niente… Mi sembrava un sogno ma poi mi sono voltato, ho visto mio padre e ho capito che era realtà… Qualcuno mi ha preso per il collo da dietro e mi ha sbattuto per terra, quindi mi ha chiesto di allungare le mani e me le ha legate con le fascette di plastica dietro la schiena, infine mi ha tolto il telefono dalla tasca”.
Una scena da “Arancia Meccanica”.
“Ho cercato si rialzarmi per vedere cosa stesse succedendo ma ho sentito la pistola del rapinatore puntata addosso, mi ha ordinato di stare giù – ha continuato il ragazzo -Hanno gettato mia madre sopra di me e le hanno detto: ‘Tranquilla, non siamo venuti qui per farle male, vogliamo solo i soldi’, infatti non hanno toccato scarpe, giubbini o televisioni. A me hanno chiesto: ‘Quanti anni hai? Chi è il capo?’. Ho risposto mio papà e lo hanno preso, anche a lui hanno legato le mani dietro la schiena e un rapinatore lo ha portato in giro per casa, chiedendogli dov’era la cassaforte… Sono saliti in camera mia e gli hanno intimato di aprirla ma lui non ricordava il codice… “Non c’è problema” ha risposto allora il malvivente e poi è uscito di casa per tornare con un flessibile: ha bucato il muro, l’ha fatta cadere per terra e l’ha svuotata”.
Pochi minuti di puro terrore, che sono sembrati infiniti.
“Quando sono scesi il rapinatore mi ha chiesto se rivolevo il telefono, ho detto di sì, e lui ha risposto che lo avrei ritrovato in giardino – ha ricordato ancora l’adolescente – Io tremavo e l’altro mi tirava i calci sulle mani per farmi stare fermo. Poi tutti e tre sono scesi al piano di sotto, hanno rubato i trapani, ci hanno liberato le mani e detto di non chiamare le Forze dell’ordine perché non era successo niente, quindi sono fuggiti. Fuori c’erano altri complici, non saprei dire quanti…”
Sul posto sono accorsi amici e parenti, sconvolti. Gli uomini dell’Arma hanno compiuto i rilievi del caso e dato avvio alle indagini.
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