cronaca

Pozzo sotto osservazione a Capralba: agricoltori e consorzi chiedono chiarezza

Bloccata la messa in funzione di un nuovo pozzo irriguo da 150 litri al secondo: timori per la falda e per i fontanili della Gera d’Adda

Pozzo sotto osservazione a Capralba: agricoltori e consorzi chiedono chiarezza

Un pozzo quasi ultimato, una comunità agricola in allarme e un territorio che chiede risposte. A Capralba la battaglia per la tutela della falda e dei fontanili è appena iniziata.

Un pozzo che accende il dibattito

Un nuovo pozzo nel cuore della campagna di Capralba ha acceso un dibattito tra gli agricoltori e gli enti locali della Gera d’Adda. L’opera, ormai quasi ultimata, ha sollevato interrogativi sul possibile abbassamento della falda freatica e sulla compromissione dell’ecosistema dei fontanili che alimentano il reticolo irriguo della zona. Si tratta di un pozzo irriguo di portata stimata in 150 litri al secondo, situato a nord del territorio capralbese, vicino alla roggia Misana, parte del consorzio di irrigazione delle rogge Comuna e Unite. A sollevare la questione sono stati gli agricoltori di Capralba, Farinate, Quintano, Pieranica e Torlino Vimercati, che hanno messo in dubbio la regolarità dell’iter autorizzativo avviato dalla Provincia di Bergamo, competente perché la falda interessa anche il territorio bergamasco. La loro mobilitazione ha ottenuto già un primo risultato: lo stop alla messa in funzione del pozzo.

Le verifiche tecniche e le preoccupazioni sul sistema irriguo

A realizzare l’opera è stato il Consorzio irriguo rogge Badalasca, Benzona e Gradella. Secondo i verbali provinciali, lo scavo potrebbe prelevare fino a 150 litri al secondo, con un raggio di influenza stimato in 105 metri. Nelle scorse ore geologi, agronomi e tecnici si sono riuniti per analizzare la situazione, ma i timori restano diffusi. Anche il “Dunas”, il consorzio che gestisce la roggia Misana, ha chiesto la sospensione immediata dei lavori e un sopralluogo urgente per verificare eventuali interferenze con il sistema irriguo esistente. La Misana serve circa 550 ettari sul versante cremonese, e il nuovo pozzo, a soli 60 metri dalla roggia, ricadrebbe nel suo raggio di influenza; in zona esiste già un altro pozzo, a circa 840 metri. “Non sapeva niente nessuno, né noi agricoltori né i Comuni coinvolti”, denunciano dal territorio. “Non è solo una questione agricola — aggiungono — ma di tutela ambientale: la nostra natura è un fiore all’occhiello”.

Il nodo delle autorizzazioni e una partita ancora aperta

Per ora il pozzo resta fermo, ma la partita non è ancora chiusa. “A livello burocratico c’è tutto quanto occorre ma gli operatori si sono dimenticati di un ente territoriale come il nostro”, sostiene dal Dunas, sottolineando che tutti gli enti dovrebbero essere consultati quando si avvia una pratica del genere. “Nessuna comunicazione è pervenuta in sede né in fase di avvio dell’istruttoria né all’esito del procedimento, con grave carenza dei presupposti giuridici per il rilascio valido del titolo, di cui si è avuta contezza solo con l’inizio dell’intervento di perforazione”. L’incertezza rimane e la comunità agricola resta vigile: il destino del pozzo e dell’equilibrio idrico della zona è ora appeso a verifiche tecniche e decisioni istituzionali.