La mensa nel centro storico di Romano ha chiuso. I cittadini sono rimasti senza un servizio e la politica s’interroga sul da farsi.
E tu dove vai adesso a pranzo?
Per tanti anni la mensa San Defendente alla “Fondazione Rubini” a Romano ha rappresentato un punto di riferimento importante per la nostra città. Un luogo dove studenti, lavoratori e cittadini potevano fermarsi a pranzo trovando cibo buono, a prezzi accessibili, in un contesto semplice ma accogliente. Un servizio concreto, quotidiano, che ha risposto a un bisogno reale della comunità e del quale oggi si sente la mancanza. Dallo scorso mese di settembre infatti il servizio risulta sospeso e il luogo chiuso. Una chiusura che ha lasciato senza risposte molte persone che facevano affidamento sulla mensa per comodità, sicurezza e anche per motivi economici, Tra le tante, molti studenti e studentesse di Romano e che gravitano attorno alla città: a pagarne il prezzo più alto sono infatti le molteplici famiglie, che da sempre fanno affidamento su questo servizio come supporto essenziale alla conciliazione tra lavoro, cura e serenità dei propri figli.
La funzione sociale
Non per ultimo la mensa aveva anche un’importante valenza sociale: non soltanto un luogo dove pranzare ma anche uno spazio che svolgeva una funzione di aggregazione e inclusione, accogliendo anche persone in situazioni di fragilità sociale, per le quali quel pasto rappresentava spesso un momento di dignità, relazione e sostegno. La mensa come una sorta di luogo educante, di scambio: ogni età veniva lì ben integrata e con la sua chiusura il rischio è che si perda non solo il servizio ma le molteplici valenze che in essa vivono.
“Alla luce di questo, ci si chiede se l’Amministrazione comunale stia valutando soluzioni concrete per il ripristino del servizio. In un periodo storico in cui il costo della vita è in costante aumento e le difficoltà economiche coinvolgono un numero crescente di famiglie e cittadini, rinunciare a un servizio di questo tipo appare una scelta che non può essere definitiva – ha detto Paola Suardi, capogruppo di minoranza in Consiglio comunale – Ripristinare la mensa significherebbe non solo rispondere a un’esigenza pratica, ma riaffermare il valore sociale della collettività, dell’attenzione ai più fragili e del sostegno alle famiglie, agli studenti e ai lavoratori”.
I chiarimenti dell’Amministrazione
“La vicenda della mensa della ‘Fondazione Opere Pie’ va spiegata bene – ha detto il sindaco Gianfranco Gafforelli – Cucina e locali mensa fanno parte del contratto di affitto del ramo d’azienda firmato dalla precedente Amministrazione, che ha affidato la gestione alla ‘Cooperativa KCS’. Questo significa che il servizio non è mai stato gestito direttamente dal Comune. La cooperativa ha affrontato una difficoltà economica importante, con una perdita mensile di diverse migliaia di euro, perché il numero di utenti non bastava a coprire i costi di gestione. In queste condizioni il servizio non era più sostenibile ed è stato quindi chiuso. ‘KCS’ aveva dato disponibilità a proseguire solo a fronte di un equilibrio economico che però non si è realizzato. Non è stata una scelta politica dell’Amministrazione chiudere la mensa, ma la conseguenza di un contratto in essere e di una gestione che non reggeva più dal punto di vista economico. Comprendiamo il valore sociale che la mensa ha avuto e le esigenze espresse da una parte della cittadinanza, ma eventuali soluzioni devono essere corrette sotto il profilo giuridico e sostenibili nei conti. Il Comune, anche con tutta la buona volontà, può fare poco o nulla in modo diretto, perché i locali e la cucina sono in gestione alla società in forza del contratto di cessione del ramo d’azienda. Stiamo comunque monitorando la situazione e mantenendo il confronto aperto, ma i margini di intervento dell’ente sono oggettivamente molto limitati”.