Luigi Veronelli

Al Convento dei Neveri un omaggio al gastronomo Luigi Veronelli

Il Convento dei Neveri di Bariano ha celebrato, pochi giorni fa, il centenario dalla nascita del giornalista e gastronomo

Al Convento dei Neveri un omaggio al gastronomo Luigi Veronelli

Nel centenario della nascita del gastronomo e giornalista enogastronomico Luigi Veronelli (2 febbraio 1926 – 29 novembre 2004), il Convento dei Neveri di Bariano ha reso omaggio a una delle figure più libere e influenti della cultura italiana nel suo campo. Nell’anno in cui avrebbe compiuto cento anni, il Convento ha organizzato una visita dedicata allo spazio espositivo che racconta il pensiero, l’opera e l’eredità culturale di Veronelli. Non una semplice celebrazione, ma un’occasione per riscoprire chi è stato davvero.

Il ruolo di Veronelli nella gastronomia italiana

Veronelli ha rivoluzionato il modo di raccontare il vino e il cibo, considerandoli linguaggi culturali, espressioni della terra e del lavoro umano. Non fu mai un semplice critico: per lui il vino era un “atto agricolo”, prima ancora che un prodotto commerciale. Sempre schierato dalla parte dei contadini e dei piccoli produttori, fu tra i primi a parlare di territorio quando ancora non era una parola di moda, opponendosi all’omologazione industriale e alle etichette senz’anima. A lui si devono concetti oggi centrali come la valorizzazione delle identità locali, intese come storie vive e non come marchi. Il percorso espositivo al Convento dei Neveri, perciò, ripercorre le sue battaglie, i suoi scritti, la sua voce polemica e libera. Si apre con la biblioteca, cuore pulsante di una vita dedicata alla scrittura, e prosegue nello studio ricostruito fedelmente: la scrivania, i libri, i volumi-dizionario di cui si circondava raccontano il suo metodo di lavoro. Veronelli sceglieva ogni parola con estrema cura, convinto che solo la precisione del linguaggio potesse restituire la precisione del pensiero. Nulla era lasciato al caso: ogni termine doveva essere quello giusto. Fotografie storiche e la celebre agenda miniata a mano restituiscono l’immagine di una mente sempre in movimento, di un artigiano del pensiero che non si accontentava mai di ciò che era già conosciuto.

Una cantina da collezione

Scendendo al piano inferiore, la visita conduce sottoterra, nella cantina: qui si trova la cantina di Gino, con una selezione delle sue bottiglie originali conservate nei contenitori in cemento che lui stesso utilizzava. Strumenti reali del suo lavoro, testimonianza concreta del suo rapporto diretto e fisico con il vino. Veronelli ha collezionato oltre 70mila bottiglie, quasi tutte italiane, una raccolta che considerava motivo di orgoglio e che nel 2004 definiva sintesi del suo percorso umano e intellettuale. Il suo desiderio era che questo patrimonio non restasse chiuso, ma fosse condiviso: grazie alla collaborazione tra la famiglia Veronelli e il Convento dei Neveri, questo desiderio ha trovato realizzazione a Bariano, dando vita a un museo a lui dedicato. Il tutto si inserisce in una cornice storica di grande valore. Negli ultimi anni il complesso ha restituito reperti che raccontano oltre duemila anni di storia.

La location d’eccezione del Convento dei Neveri

Fondato circa cinque secoli fa sull’antico vicus romano di Averga, il Convento dei Neveri è oggi sede museale e archeologica: un chiostro medievale dialoga con mura romane, pavimenti in vetro rivelano le rovine sottostanti e una struttura del 1480 si innesta sull’impianto originario. Di particolare pregio la cappella con affreschi tra IV e V secolo d.C. e le oltre 120 tombe longobarde emerse dagli scavi.

Durante il brindisi conclusivo è intervenuto Mario Danesi, vicepresidente del Seminario Permanente Luigi Veronelli, ricordando come il suo modo di pensare il vino continui ancora oggi a circolare nelle parole e nei gesti di chi lo racconta. Tale patrimonio, dalla figura di Veronelli alla stratificazione storica del complesso, è oggi reso accessibile al pubblico anche attraverso il sito web del Convento dei Neveri, un unicum dove filosofia, cultura del vino e storia millenaria si intrecciano. Un luogo che non solo conserva, ma racconta. E che, proprio per questo, merita di essere conosciuto.