Cronaca

Sconcerto sul sagrato dei Cappuccini: un senzatetto trovato immobile sulla panchina

A una prima occhiata sembra privo di sensi.

Sconcerto sul sagrato dei Cappuccini: un senzatetto trovato immobile sulla panchina

Un uomo domenica giaceva sulle panchine durante la messa serale riaccende il dibattito su degrado, marginalità e sicurezza urbana a Romano.

Una domenica come tante, poi l’allarme

È una domenica di fine pomeriggio a Romano, nel quartiere nord dei Cappuccini. Il freddo è pungente, il tempo avverso, ma come ogni settimana la chiesa si prepara ad accogliere i fedeli per la messa serale. Il sagrato si anima lentamente: auto parcheggiate nell’area attigua all’ingresso, parrocchiani che attraversano lo spazio tra il parcheggio e la chiesa, dove sono collocate tre panchine di passaggio. È proprio lì che nasce lo sconcerto. Su una delle panchine, immobile nonostante le basse temperature, giace un uomo, sdraiato, con la testa appoggiata a uno zaino. A una prima occhiata sembra privo di sensi. La scena non passa inosservata e, preoccupato, uno dei fedeli decide di avvicinarsi per verificare le sue condizioni, temendo il peggio. Alla voce di richiamo, l’uomo si ridesta di soprassalto. Si tratta di un uomo di colore che appare immediatamente confuso e agitato: pronuncia frasi incomprensibili, si rialza in modo scomposto, raccoglie in fretta lo zaino e si allontana. I segni di un’alterazione evidente, probabilmente dovuta all’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, sono chiari a chi assiste alla scena.

La fuga e la paura che potesse farsi male

Temendo per la sua incolumità, il cittadino lo segue a distanza. La zona è delicata: lì convergono due delle principali arterie cittadine, via Dante Alighieri e via Duca d’Aosta, strade molto trafficate soprattutto nelle ore serali. L’uomo cammina in modo incerto e il timore è che possa finire investito. Il percorso prosegue fino all’area dell’ex supermercato Lidl, oggi dismessa, che si affaccia sui binari ferroviari della linea Milano–Venezia, una delle più importanti del nord Italia. Qui l’uomo accelera improvvisamente il passo e riesce a far perdere le proprie tracce. Solo in seguito, dal confronto tra i residenti del quartiere, emerge un dettaglio significativo: l’uomo sarebbe uno dei senzatetto che, fino a pochi giorni prima, occupavano abusivamente l’ex casa cantoniera, recentemente murata dopo l’ennesimo intervento delle autorità. Un edificio finito più volte al centro delle cronache locali per operazioni di polizia legate non solo all’occupazione abusiva, ma anche al deposito di merce rubata, in particolare biciclette.

Un fenomeno che va oltre l’episodio

L’episodio riporta alla luce una questione più ampia. Romano, pur restando una realtà di provincia, vive da anni trasformazioni tipiche di contesti metropolitani: l’intenso flusso migratorio, la presenza di grandi poli logistici nei dintorni, la posizione strategica lungo una direttrice ferroviaria cruciale hanno cambiato il tessuto sociale cittadino. La demolizione delle torri di Zingonia, che ha segnato la fine di un’area simbolo di abusivismi e traffici illeciti, ha di fatto disperso sul territorio provinciale situazioni di forte marginalità. Molte di queste si sono riversate nella Bassa Bergamasca, e Romano ne è uno dei punti di approdo. Negli anni scorsi il problema sembrava circoscritto alla zona della stazione ferroviaria, dove la sala d’attesa notturna era stata teatro di episodi di degrado e aggressioni ai pendolari, portando infine alla sua chiusura. Ma gli eventi di domenica dimostrano che il disagio non è scomparso: si è semplicemente spostato. A raccontarlo è lo stesso cittadino intervenuto:

“Mi sono avvicinato perché, lo ammetto, all’inizio pensavo fosse morto. Ero già pronto a chiamare i soccorsi. Quando si è svegliato ho capito che era in uno stato confusionale e mi sono davvero preoccupato che potesse finire sotto un’auto, perché non sembrava sapere neppure dove si trovasse. Non avevo cattive intenzioni, volevo solo aiutarlo. Forse ha pensato che chiamassi le forze dell’ordine, non lo so, e per questo è scappato. Mi ha colpito molto, e mi ha anche spaventato il pensiero che, in quelle condizioni, potesse fare del male a sé stesso o ad altri. A un certo punto ho seriamente valutato di chiamare la polizia. Spero solo che quella sera non sia successo nulla di grave”.