Cronaca

Sant’Antonio Abate e il fuoco, la tradizione che unisce le comunità rurali della Calciana

Fede, agricoltura e identità condivisa nella celebrazione che ha avuto come protagonista il fuoco.

Sant’Antonio Abate e il fuoco, la tradizione che unisce le comunità rurali della Calciana

Sabato l’Unità Pastorale “Nostra Signora della Rotonda”, che riunisce le parrocchie di Santa Maria in Campagna, Pumenengo e Calcio, ha vissuto una celebrazione di Sant’Antonio Abate particolarmente sentita e partecipata.

Un santo della terra, una comunità che si riconosce

Sabato 17 gennaio l’Unità Pastorale “Nostra Signora della Rotonda”, che riunisce le parrocchie di Santa Maria in Campagna Torre Pallavicina, Pumenengo e Calcio, ha vissuto una celebrazione di Sant’Antonio Abate particolarmente sentita e partecipata. Una festa che affonda le sue radici nella tradizione rurale e religiosa del territorio, dove la figura del santo – patrono degli animali e dei contadini – continua a rappresentare un punto di riferimento profondo e identitario. In queste terre, segnate storicamente dal lavoro agricolo, Sant’Antonio non è solo un simbolo di devozione, ma un richiamo a uno stile di vita, a valori tramandati di generazione in generazione, al rapporto quotidiano tra l’uomo, la natura e il lavoro dei campi.

Volontariato, memoria e beni immateriali

La grande partecipazione dei volontari, come sottolineato da Nazzareno Samuel Ferro, agricoltore, allevatore e rappresentante di categoria, testimonia quanto questa tradizione sia ancora viva e profondamente radicata. Un impegno condiviso che va oltre la singola celebrazione e che punta a valorizzare i beni immateriali del territorio: riti, saperi, consuetudini e memoria collettiva. Custodire queste tradizioni significa mantenere viva l’identità culturale delle comunità locali, rafforzando il senso di appartenenza e il legame tra passato e presente. Un patrimonio che non va disperso, ma trasmesso e vissuto insieme.

Benedizioni, arte e spirito di comunità

Momento centrale della giornata è stata la tradizionale benedizione degli animali e del fuoco, ormai appuntamento fisso e molto atteso. Quest’anno la celebrazione è stata arricchita dalla mostra dei bastoni da pastore e da passeggio di Primo Bonetti: non una semplice esposizione, ma un vero e proprio viaggio nell’arte artigianale. Ogni bastone, intagliato a mano con cura e passione, racconta una storia e restituisce valore a un sapere antico, fatto di manualità e creatività. A completare l’atmosfera di festa, il calore degli Alpini di Torre Pallavicina, che con tè caldo e vin brulé hanno reso l’incontro ancora più accogliente e conviviale. Un segno concreto di quella solidarietà semplice e genuina che caratterizza queste comunità.

“Un sentito e doveroso ringraziamento va a don Angelo per l’accoglienza e a don Silvio, che anche quest’anno, come da tradizione, ha portato la benedizione nelle stalle di tutte le cascine, rinnovando un gesto di vicinanza e attenzione al mondo rurale. – ha detto Nazzareno Ferro – Una festa che, ancora una volta, ha saputo unire fede, tradizione e comunità”.