La sua Amministrazione con la lista civica “Amiamo Calvenzano” è arrivata all’ultimo anno pieno del secondo mandato e, in vista del voto in primavera 2027, abbiamo intervistato il sindaco Fabio Ferla, 46 anni, che ha parlato a tutto campo del passato, del presente e del futuro del paese. Tra ciò che è stato fatto, a iniziare dal 2009 quando si è insediata la Giunta del compianto sindaco Aldo Blini e Ferla era vicesindaco, e ciò che si sta progettando per il futuro.
Il sindaco Fabio Ferla e l’appuntamento con le urne del 2027
All’appuntamento con le urne per rinnovare il Consiglio comunale ed eleggere il nuovo sindaco di Calvenzano manca ancora un anno e qualche mese – si voterà nella primavera 2027 – e per il primo cittadino Fabio Ferla, 46 anni, e la sua Amministrazione con la lista civica “Amiamo Calvenzano” all’orizzonte c’è il traguardo del secondo mandato consecutivo. Non certo un fine corsa, però, ma con lo sguardo rivolto al “lungo termine” un punto di (ri)partenza. “Manca l’ultimo miglio di un lungo lavoro iniziato nel 2009 e un terzo mandato ci consentirebbe di portare a termine l’importante progetto di recupero che riguarda l’ex castello/mulino e tutta l’area attigua di 4mila metri quadrati tra il Municipio, le scuole e il parco del Volontariato”, spiega il sindaco di Calvenzano che, però, non vuole anticipare i tempi.
“Abbiamo davanti un anno e qualche mese prima di concludere questo mandato amministrativo – prosegue Ferla -. All’interno del nostro gruppo non si è ancora parlato delle elezioni di primavera 2027, ma se ci sarà la volontà di proseguire l’esperienza di “Amiamo Calvenzano” io mi metterò a disposizione se andrà bene a tutti”.
L’intervista tra ieri, oggi e domani
Laureato in storia, impiegato nelle Risorse umane di Banca Intesa, Fabio Ferla ha un lungo vissuto politico-amministrativo. Come è iniziato?
“Nell’ambito della politica sono entrato molto giovane partecipando, con il sindaco Serena Blini prima e Natale Molinari poi, nelle commissioni consiliari come esponente civico, senza alcuna tessera di partito, con un spirito cristiano di servizio al prossimo. E anche oggi tra noi, assessori e consiglieri comunali, non ci sono velleità di fare carriere politiche. Sin dal 2009 ci siamo presentati ai cittadini senza simboli: quella con la Lega, nel primo mandato, fu una scelta di collaborazione tra leghisti e civici e il simbolo di partito era all’interno del logo di “Amiamo”. Sono stato vicesindaco del compianto Aldo Blini sino al 2014 e nel secondo mandato sino al 2015, quando il sindaco purtroppo è venuto a mancare. Ho poi fatto un anno, 2015/2016, come sindaco reggente; sono stato eletto poi nel 2016 con “Amiamo Calvenzano” e rieletto per il secondo mandato pieno nel 2021″.
Amiamo Calvenzano in quella tornata elettorale si presentò come unica lista. Vinse largamente, senza la necessità di superare il quorum del 40% più uno di voti.
“Presentarsi nel 2021 come unica lista civica è stato un “unicum” in provincia, non so a livello nazionale. La volontà della nostra Amministrazione è stata quella di essere inclusiva. Siamo stati in grado di “pacificare” il paese che è stato, storicamente, diviso non solo dal punto di vista politico ma anche sociale. C’erano i “bianchi”, democristiani, e i “rossi”, comunisti; la Latteria Sociale era una cooperativa bianca, la Cooperativa Agricola era “rossa”. Da vicesindaco e assessore, ai tempi del primo mandato, quando ci siamo insediati in autunno c’erano tre castagnate nello stesso giorno: una al Circulì, una in oratorio e una in piazza. C’erano due associazioni che si occupavano di trasporto sanitario. Per coordinare il tutto abbiamo fatto nascere la “Promo Eventi”. Nasce dalla volontà di costruire una comunità, in questo senso, la mia vocazione di fare il sindaco. In questi anni di Amministrazione abbiamo assistito, da un lato, ad una più ampia partecipazione alla gestione della “cosa pubblica” e, dall’altra, un allontanamento delle forze politiche in campo”.
C’è chi dice che amministrare senza una opposizione faccia venire meno il confronto democratico. Cosa ne pensa?
“L’assenza di una minoranza, che spesso fa opposizione per partito preso o per antipatie personali, non è sintomo di mancanza di dialettica interna. In seno alla Giunta, al Consiglio comunale e al nostro gruppo “Amiamo Calvenzano” c’è una dialettica continua, le decisioni vengono prese dopo averne discusso, spesso anche con toni accesi, ascoltando anche le istanze che raccogliamo tra i cittadini di Calvenzano. Abbiamo lavorato in un ottica di lungo termine. L’esempio arriva da quando ci candidammo nel 2009: scrivemmo su un file excel tutte le idee e le proposte dei candidati consiglieri e, mano a mano, le abbiamo affrontate in base alle necessità e alla risorse che avevamo a disposizione o che si riuscivano a reperire. Programmando e preparando i progetti nei modi e nei tempi tecnici che servivano per partecipare a bandi di finanziamento”.
In tema di investimenti e opere pubbliche, dal 2009 ad oggi, avete raggiunto gli obiettivi che vi eravate prefissati?
“E’ stato fatto tanto, a cominciare dalla pista ciclabile per Treviglio, un’opera di cui a Calvenzano si parlava da quando ero bambino e che abbiamo realizzato, in lotti, con fondi nostri a Bilancio. Abbiamo realizzato in paese altri collegamenti ciclabili. La riqualificazione di via Lusardi, in centro storico, con il rifacimento completo dei sottoservizi e, ora, si sta completando la seconda parte dal Municipio sino alla piazzetta dell’Artigliere. C’è stata la riqualificazione del cimitero, l’efficientamento energetico delle scuole, la realizzazione della nuova mensa, interventi sulla palestra, la riqualificazione di largo XXV Aprile che prima era uno sterrato dove si svolge il mercato settimanale, la riqualificazione di piazza Paglia e i progetti su via Trieste e via Vesture che sono stati indicati da Regione Lombardia come esempio di “best practice” nelle linee guida preparate per indirizzare i Comuni negli interventi che riguardino il “ridisegno degli spazi pubblici per la riduzione delle emissioni inquinanti e l’adattamento ai cambiamenti climatici”. C’è stato poi il rilancio dell’Oratorio dell’Assunta, insieme alla parrocchia e agli Alpini, coinvolgendo il Fondo per l’Ambiente Italiano, che ne ha fatto un “Luogo del Cuore” e l’Istituto Salesiano di Treviglio che ha realizzato una approfondita ricerca storica, architettonica e artistica sulla chiesetta di via Misano, un gioiello visitato ogni anno da centinaia di persone. Nel 2008 fui io a sollecitare l’allora parroco don Sesto Bonetti a celebrare la Santa Messa di Ferragosto, nel giorno della Vergine Assunta, lì alla chiesetta. Prima non lo si faceva. E oggi quello è diventato un appuntamento fisso per i calvenzanesi”.
Tanto è stato fatto, quindi, ma cosa resta in sospeso, da realizzare per guardare al futuro di Calvenzano?
“Manca l’ultimo miglio, come dicevo. Sviluppare e far fiorire il progetto di recupero dell’ex castello; realizzare la rotatoria all’incrocio tra le strade provinciali in zona Latteria. C’è in corso anche il progetto di rigenerazione urbana dei cortili in centro storico di proprietà della Cooperativa Agricola, un recupero sia dal punto di vista residenziale ma anche di nuovi servizi per la comunità com’è stato illustrato in una recente assemblea dal master-plan progettuale. Un’iniziativa che la nostra Amministrazione ha contribuito a far partire e sostiene come dimostra la firma del protocollo d’intesa tra Comune e Cooperativa sottoscritto a giugno dello scorso anno. Un ulteriore mandato amministrativo servirebbe per completare la riqualificazione del paese”
Investimenti importanti quelli in previsione che riuscirete a sostenere a livello di Bilancio comunale?
“In tutti questi anni abbiamo approvato Bilanci sempre in equilibrio, con una tassazione equa, da noi l’addizionale comunale Irpef è allo 0,6% e non a livelli massimi come succede in altri Comuni, che hanno sempre garantito i servizi ai cittadini e che può permettersi, e questo l’abbiamo condiviso con l’ufficio finanziario, anche di indebitarsi e sostenere in parte corrente la spesa per un eventuale mutuo per il recupero dell’ex castello e dell’area attigua”.
Come vede la Calvenzano del futuro, anche prossimo, rispetto a com’era nel 2009?
“L’ho sempre sostenuto e lo ripeto spesso in contesti istituzionali a cui sono invitato: negli anni Calvenzano è diventata la zona residenziale di Treviglio, con uno sviluppo residenziale che non ha puntato ad aumentare le volumetrie edificatorie per costruire palazzoni, rinunciando anche a tanti oneri, ma ha puntato a qualificare i luoghi dove vivono i nostri concittadini. La pista ciclabile ha dato un collegamento di mobilità dolce sicuro per raggiungere la città e i servizi che offre: in primis, la stazione Centrale che è un importante snodo ferroviario per chi studia o lavora sull’asse Milano-Brescia, e che in realtà considero… la stazione Nord di Calvenzano. Poi c’è l’ospedale di Treviglio e Caravaggio, oggi facilmente raggiungibile con la realizzazione della via Roma che funge da circonvallazione all’abitato e il collegamento con la Tangenziale Ovest di Caravaggio. E così per tutti quei servizi, scolastici e non solo, che solo una grossa città come Treviglio può dare”.