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Parte il restauro dell’organo del Santuario, un intervento da oltre mezzo milione di euro

Dal 3 al 13 febbraio tutte le celebrazioni si terranno al Centro di Spiritualità, con l’eccezione del sabato, della domenica e del Mercoledì delle Ceneri

Parte il restauro dell’organo del Santuario, un intervento da oltre mezzo milione di euro

Oggi, giovedì 15 gennaio, nel pomeriggio, nella Sala Giannetta del Centro di spiritualità del Santuario di Santa Maria del Fonte, è stato presentato il progetto dell’intervento di restauro del Grande Organo della basilica di Caravaggio.

Da sinistra Marco Macchi, il rettore don Massimo Calvi, il vescovo monsignor Antonio Napolioni, monsignor Gianluca Gaiardi e Marco Bianchi durante la conferenza stampa

Un organo tra i più grandi e prestigiosi del Nord Italia

Lo strumento è un vero e proprio gioiello, patrimonio di enorme valore storico-artistico e durante la conferenza stampa sono stati illustrati sia la storia dello strumento sia il progetto di restauro.

“Il Grande Organo del Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio è tra i più importanti nel patrimonio organario sia a livello lombardo che nazionale – ha spiegato l’organista Marco Bianchi in forza alla basilica da sei anni – È uno dei più grandi e prestigiosi del Nord Italia: con oltre 6.100 canne distribuite in quattro corpi sonori e una maestosa cassa lignea, rappresenta uno strumento imponente e di straordinaria bellezza. La cassa, realizzata tra il 1739 e il 1747 dai ‘Fratelli Carminati’, è una delle più grandi d’Italia e testimonia l’eccellenza artigianale del periodo. Nel 1955 la ditta ‘Balbiani Vegezzi Bossi’ lo ha modernizzato trasformandolo in uno strumento di stile sinfonico, ampliandone le possibilità espressive e perfezionando le qualità foniche”.

La storia dello strumento

L’organo attuale, realizzato da ‘Balbiani Vegezzi Bossi’, è datato 1955, ma è frutto di una stratificazione di interventi che attraversa quasi tre secoli di storia organaria. Tutto ha inizio nel 1742, quando Giuseppe e Andrea Luigi Serassi realizzano lo strumento originale insieme alla monumentale cassa lignea che ancora oggi lo custodisce.

Quarant’anni dopo, nel 1781, Giuseppe Serassi amplia lo strumento, seguito nel 1835 dai “Fratelli Serassi”, che aggiungono una seconda tastiera e portano l’organo a 54 registri, dotandolo degli accessori caratteristici dell’epoca: timballi, banda turca, rollante e campanelli.

Il 1906 segna una svolta radicale: Carlo Vegezzi Bossi di Torino trasforma completamente l’organo, sostituendo la trasmissione meccanica con quella pneumatica tubolare e portandolo a tre tastiere con una pedaliera estesa a 27 note.

Vent’anni dopo, nel 1926, la “Fabbriceria del Santuario” affida a Giovanni Tamburini di Crema un’ulteriore risistemazione. Con una scelta molto audace, l’intero organo Positivo fu spostato sulla cantoria di fronte, per migliorarne l’accessibilità e l’espansione sonora. Tamburini costruì anche un corpo d’organo “Solo” nella cupola, dotato di tre registri ad alta pressione.

L’ultima grande riforma risale al 1955, quando i “Fratelli Balbiani Vegezzi Bossi” di Milano riportarono il Positivo nella cassa monumentale, installando una nuova consolle a quattro manuali. Sono aggiunti anche un Coro Viole a sei file e le campane tubolari, ampliando notevolmente le possibilità foniche dello strumento, che oggi però risulta essere estremamente compresso all’interno della cassa originale.

L’organo è dotato di 6.100 canne, distribuite in più corpi sonori collocati all’interno della grande cassa monumentale e in altri spazi del santuario. La trasmissione è di tipo elettrico-pneumatico, con consolle storica e una seconda consolle aggiunta nel 2017 per agevolare l’uso liturgico e concertistico. Per dimensioni, complessità e ricchezza timbrica, il Grande Organo del Santuario è considerato uno degli strumenti più importanti della regione e svolge un ruolo centrale nella vita liturgica, musicale e culturale della basilica.

Il progetto

Tre anni di intervento e un costo di oltre mezzo milione di euro. Sono i numeri di un progetto titanico che però garantirà di preservare uno strumento che è un vero capolavoro storico, culturale e musicale, la cui la ricchezza sonora impreziosisce le celebrazioni della basilica di Santa Maria del Fonte, Santuario Regionale della Lombardia, meta ogni anno di centinaia di migliaia pellegrini. Un restauro reso necessario dalle condizioni di usura e dalle criticità accumulate nel tempo a seguito dei numerosi interventi storici. Il lavoro è stato affidato alla ditta “Pietro Corna – Costruzione e restauro organi a canne” di Leffe, specializzata nel restauro di strumenti storici di grande complessità, e sarà realizzato secondo i criteri moderni del restauro organario, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, utilizzando materiali e tecniche specializzate per il tipo di strumento.

“La manutenzione ordinaria non basta più – ha affermato il rettore del Santuario, don Massimo Calvi – e lo strumento funziona solo parzialmente, limitando così la sua capacità di accompagnare le celebrazioni liturgiche e far risuonare la sua potenza sonora. Il restauro permetterà non solo di preservare lo straordinario patrimonio che questo strumento rappresenta, ma di restituirgli anche quella pienezza sonora che lo ha reso celebre. E lo facciamo in vista del sesto centenario dell’Apparizione della Madonna a Giannetta, che celebreremo nel 2032″.

Il progetto di restauro dell’organo prevede un investimento di 567mila 200 euro. Di questi, 510mila sono destinati ai lavori veri e propri di restauro dello strumento, mentre 57mila 200 coprono i costi accessori, tra cui l’installazione dei ponteggi, il rifacimento degli impianti elettrici e gli interventi di risanamento e restauro della cella organaria e della sala mantici. I lavori si svilupperanno nell’arco di tre anni attraverso altrettanti lotti funzionali.

Le fasi dell’intervento

L’intervento sarà articolato in tre lotti e avrà una durata di tre anni, con l’obiettivo di raggiungere il pieno recupero della funzionalità dello strumento, migliorandone l’affidabilità, la resa sonora e la possibilità di manutenzione futura, nel pieno rispetto della sua storia e delle sue caratteristiche artistiche. Il restauro comprenderà lo smontaggio, la pulitura e il risanamento delle componenti foniche e meccaniche, il restauro della manticeria e delle condutture dell’aria, la revisione e l’ottimizzazione dei sistemi di trasmissione, una riorganizzazione interna degli spazi dell’organo per migliorare l’emissione sonora e l’accessibilità per la manutenzione, l’accordatura finale e la regolazione complessiva dello strumento.

Il primo lotto (2026/2027)

Riguarderà le fasi preliminari e strutturali: lo smontaggio dell’organo principale, il censimento e il restauro del canneggio, la predisposizione dell’interno della cassa con il restauro della manticeria e la preparazione della cassa del Recitativo espressivo. Prenderà avvio nel mese di febbraio 2026 e si articolerà in diverse fasi precise: tra il 3 e il 6 febbraio sarà installata la struttura dei ponteggi necessari per il restauro; dal 9 al 13 febbraio è previsto lo smontaggio dell’organo; a partire dal 23 febbraio inizieranno i lavori di pulizia della basilica in preparazione alle festività pasquali e alla stagione dei pellegrinaggi.

Nei giorni feriali, dal 3 febbraio e fino indicativamente al 13 febbraio, tutte le celebrazioni si terranno presso il Centro di Spiritualità, con l’eccezione del sabato, della domenica e in ogni caso del Mercoledì delle Ceneri che continueranno a svolgersi in Basilica pur con qualche piccolo disagio dovuto ai lavori in corso.

Il secondo lotto (2027/2028)

Sarà dedicato agli aspetti meccanici ed elettronici dello strumento. Sono previsti il restauro dei somieri, della storica consolle Balbiani, il rifacimento completo dell’impianto elettronico su entrambe le consolle e l’implementazione di un nuovo sistema di trasmissione elettronico con il relativo cablaggio dei centralini.

Il terzo lotto (2028/2029)

Porterà a compimento l’intervento con il montaggio generale dell’organo, seguito dalle delicate operazioni di intonazione e accordatura, fondamentali per restituire allo strumento la piena funzionalità e qualità sonora.

I contributi Cei

Il progetto ha trovato un decisivo sostegno nella Conferenza Episcopale Italiana (Cei), che contribuirà attraverso i fondi dell’8xmille destinati all’Articolo 5 (Restauro organi a canne storici, con più di 70 anni o dichiarati di particolare interesse culturale).

“Per l’organo del Santuario di Caravaggio, considerato strumento monumentale sarà possibile suddividere il progetto in tre annualità, cui saranno destinati contributi distinti, per affrontare la spesa complessiva – ha precisato monsignor Gianluca Gaiardi, incaricato per i Beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Cremona – Sul primo lotto, di importo lavori complessivi previsti pari a 209mila 350 euro, l’Ufficio nazionale Cei per i Beni ecclesiastici e l’Edilizia di culto contribuirà con 146mila 545 euro. La somma restante, pari a 62mila 805 euro, sarà a carico del Santuario. I contributi Cei destinati al restauro degli organi a canne coprono fino al 70% della spesa totale, con un tetto massimo di 150mila euro per ciascuna annualità”.

I fondi garantiscono l’avvio del restauro, ma per portare a termine l’intervento non bastano.

La raccolta fondi

Per aiutare il Santuario a sostenere le spese è stata avviata una raccolta fondi, dal titolo “6000 note per il Santuario. Ridai voce all’organo della Basilica”, pensata per coinvolgere fedeli e pellegrini. Quanti giungono in Santuario avranno infatti la possibilità di ascoltare la musica che l’organo regala, sostenendo i momenti liturgici e di preghiera.

 “Tutti coloro che effettueranno una donazione pari o superiore a 50 euro – ha precisato Marco Macchi, segretario amministrativo del Santuario – entreranno a far parte dei donatori del Santuario”

Per maggiori dettagli sulle modalità di partecipazione e sui benefici fiscali derivanti dalla donazione è possibile rivolgersi direttamente alla Cancelleria del Santuario.

“Partecipare a questo progetto – ha evidenziato il rettore – è un’occasione unica per diventare parte attiva nella conservazione della nostra storia e della nostra identità culturale. Ogni contributo aiuterà a ridare vita a uno strumento che ha incantato generazioni e che da secoli accompagna la preghiera e le celebrazioni, permettendo a tutti i pellegrini di continuare a vivere momenti di elevazione e comunione nella lode a Dio”.

Alla conferenza stampa ha preso parte anche il vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni che, guardando alla ricorrenza dei seicento anni dall’Apparizione ormai non più così lontana (26 gennaio 1432 – 26 gennaio 2032), ha auspicato che questa iniziativa sia uno stimolo per far “risuonare sempre di più il Magnificat, canto di lode di Maria, nella vita della comunità diocesana e di quanti frequentano e sono legati al Santuario”.

“Con ‘Maria, speranza nostra’ l’Anno Santo da poco concluso porta a indirizzare lo sguardo già al sesto centenario dell’Apparizione – ha concluso – riscoprendo l’essenziale dell’annuncio di Maria, che sa ancora parlare agli uomini di oggi e al loro cuore. Un invito alla conversione che troverà una nuova fonte anche nel Giubileo della Redenzione del 2033”.