Cronaca

Fatale la caduta dal tetto durante i lavori “in nero”, scarcerato il 53enne Nouri Hedhili

Il 53enne, residente con la famiglia a Verdellino - dove sarebbe avvenuta la tragica caduta - martedì pomeriggio è tornato libero

Fatale la caduta dal tetto durante i lavori “in nero”, scarcerato il 53enne Nouri Hedhili

(nella foto da sinistra la vittima Hassan Matried e il 53enne tunisino Nouri Hedhili)

Le ferite presenti sul corpo di Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, il 43enne egiziano trovato senza vita la mattina del 5 gennaio a Taleggio, sarebbero compatibili con una caduta da un’altezza di 7-8 metri. A stabilirlo è l’autopsia svolta sul cadavere del 43enne – in Italia da pochi anni come rifugiato politico – effettuata venerdì all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dal medico legale Matteo Marchesi.

Non è stato omicidio volontario

Una ricostruzione che conferma, di fatto, quella fornita – seppur dopo diversi racconti contrastanti – da Nouri Hedhili, 53 anni, operaio edile tunisino regolare in Italia, residente con la famiglia a Verdellino e inizialmente accusato di omicidio volontario, poi scarcerato alla luce delle nuove evidenze.
Il suo arresto era scattato il 6 gennaio dopo che i carabinieri erano riusciti a stringere il cerchio attorno a lui e in particolare al suo furgone, un “Renault Master” bianco immortalato dalle immagini di videosorveglianza sul luogo del ritrovamento del corpo di Matried, tra le 5.57 e le 6.15 della mattina del 5 gennaio. Il corpo di Matried sarebbe stato ritrovato, per caso un paio d’ore più tardi sotto delle coperte, da degli escursionisti.
I militari dell’Arma lo avevano allora raggiunto a casa, una piccola porzione in via Galliano al civico 12, a pochi passi da piazza don Martinelli, dove vive con la moglie e le tre figlie. Una persona educata e rispettosa – raccontano in paese – sulla quale sono improvvisamente cadute le ombre più oscure. L’appartamento è stato posto sotto sequestro e analizzato scrupolosamente.

Le ricostruzioni contrastanti e la paura per i lavori “in nero”

Nel frattempo Hedhili, in carcere a Bergamo, ha inizialmente fornito delle dichiarazioni contrastanti per poi avvalersi, di fronte al gip Michele Ravelli, della facoltà di non rispondere. Difeso dagli avvocati Simone Inno e Gianluca Paris ha poi ammesso di aver trasportato il corpo di Matried fino a Taleggio, ma non di averlo ucciso. Fatale, secondo il suo racconto, una caduta accidentale dal tetto dell’abitazione di Verdellino dove il 43enne stava svolgendo dei lavori “in nero”. Proprio questa preoccupazione avrebbe spinto il 53enne, preso dal panico, a trasportare il corpo senza vita del 43enne lontano dal paese.
La presenza di diverse ferite e fratture, l’assenza di segni di colluttazione e le tracce di sangue (poche e in traiettoria dall’esterno all’interno dell’abitazione) trovate dagli inquirenti hanno avvallato la sua ricostruzione. L’esame autoptico, nello specifico, ha analizzato le varie ferite – quella sulla testa e al volto, sulla nuca e quelle più estese sul fianco e sulla schiena – confermandone la compatibilità con una caduta dall’alto.

Il 53enne è stato scarcerato

Conclusioni che hanno spinto il sostituto procuratore Maria Esposito a chiederne la scarcerazione, autorizzata dal gip martedì pomeriggio.
Nel frattempo è stato disposto il nulla osta per il rimpatrio della salma di Matried in Egitto dove riposerà per volontà dei famigliari.
Per sostenere le spese è stata attivata una raccolta fondi da alcuni connazionali insieme alla comunità di accoglienza di Sotto il Monte dove Matried viveva da qualche anno.