“Se in passato qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei indossato una maschera e impugnato una sciabola, non ci avrei mai creduto”. Eppure, per Hicham Aboutaleb quel giorno non solo è arrivato, ma lo ha anche portato a indossare la divisa della Nazionale marocchina di scherma, con la quale ora sogna di partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles nel 2028.
Con un passato da calciatore e pugile, il 31enne, nato in Marocco nel 1994 e trapiantato a Treviglio dal 2001, non avrebbe mai pensato che la scherma sarebbe diventata la sua ragione di vita quando anni fa accompagnava la sorellina Meriam ai suoi allenamenti.
L’amore per la scherma
“Fu il suo allenatore che, notando la mia struttura fisica e i miei quasi 2 metri di altezza, mi propose di salire in pedana e provare – ha ricordato Hicham – Dopo il primo allenamento, mi disse che ero uno sciabolatore nato e da allora la scherma è diventata tutto il mio mondo. Oggi mi alleno dal lunedì al venerdì, per circa tre ore al giorno, con sessioni di tecnica, atletica e assalti intensi, presso il “Piccolo Teatro Future Champions Academy” di Milano, che è una delle realtà più prestigiose della Lombardia. Sotto la guida del maestro Marco Russo e dei suoi collaboratori Bianca e Luca, sto lavorando duramente per la qualificazione alle prossime Olimpiadi, ma non solo. Ci stiamo preparando anche per provare a vincere la Coppa d’Africa e per affrontare il trofeo più prestigioso della sciabola mondiale, il “Trofeo luxardo”, che si terrà in Italia nel mese di marzo”.
La convocazione in Nazionale
Proprio grazie alla dedizione e ai sacrifici quotidiani, Hicham è riuscito a farsi notare dalla Federazione marocchina.
“La fatidica telefonata della convocazione in Nazionale è arrivata all’improvviso, dopo solo un anno e mezzo che praticavo questo sport – ha raccontato emozionato – Ero incredulo, perché non mi aspettavo di raggiungere questo traguardo in così breve tempo. Rappresentare il Marocco è un onore immenso per me, lo sognavo fin da bambino, ma ormai avevo smesso di crederci. E invece poi la chiamata è arrivata davvero e non nascondo di essermi asciugato una lacrimuccia quando ho riattaccato la cornetta. Ero felicissimo e allo stesso tempo terrorizzato di non essere all’altezza di un privilegio così grande”.
L’arrivo a Treviglio e il ruolo dei genitori
Fin qui però, in pedana Hicham ha sempre difeso con onore il suo Marocco, verso il quale prova un amore smisurato, che va di pari passo con quello altrettanto profondo che sente per Treviglio, dove si è trasferito quando non aveva ancora compiuto sette anni.
“Il 2001 è stato un anno fondamentale per la mia esistenza. Devo tutto a mio papà Hassan, che negli anni Ottanta decise di cercare fortuna altrove per garantire a me e ai miei fratelli un futuro migliore. Dopo aver lavorato duramente ed essersi stabilito a livello economico, finalmente nel 2001 è riuscito a riunire la nostra famiglia proprio a Treviglio, dove abbiamo iniziato una nuova vita insieme”.
Una famiglia, quella di Hicham, profondamente unita dall’amore e dai valori che lo stesso papà Hassan è stato in grado di trasmettere ai suoi figli insieme a mamma Sadia.
“Sono stati proprio i nostri genitori a insegnarci il valore del sacrificio e dell’ambizione – ha proseguito Hicham – Oltre a me, in famiglia ci sono mio fratello Mohamed, che è l’ingegnere edile di casa laureatosi con 110 e lode, mia sorella Asmae, che sta per concludere il suo percorso universitario in Economia internazionale, e poi la stessa Meriam, che è al secondo anno di Medicina. Noi quattro dobbiamo tutto ai nostri genitori, che non ci hanno mai fatto mancare niente. È proprio grazie ai loro insegnamenti se oggi sono una persona solare, ottimista e premurosa verso le altre persone, sempre pronto a tendere una mano a chi ne ha bisogno”.
L’impegno nel sociale e in politica
Non a caso, mettersi in gioco per offrire aiuto al prossimo è sempre stata una missione di vita per Hicham.
“Per anni ho prestato servizio come volontario nella bellissima realtà della pizzeria “Kalika”, dove mi sono servito della mia esperienza di manager nell’ambito del ristoro per aiutare il ristorante a raggiungere il suo obiettivo, ossia utilizzare i suoi ricavi per costruire una casa famiglia per persone diversamente abili nelle zone della Geromina. Ho fatto volontariato anche in oratorio, dove aiutavo i bambini a fare i compiti, ma soprattutto ancora oggi metto a disposizione degli altri immigrati le mie conoscenze in fatto di lingua e istituzioni italiane per aiutarli a sbrigare diverse pratiche burocratiche”.
Alle istituzioni infatti, Hicham si è avvicinato particolarmente nel 2021, quando si presentò alle elezioni come candidato consigliere della lista civica “Treviglio merita di +”, che sosteneva la candidata sindaco Matilde Tura.
“Volevo essere un ponte per il mondo dello sport e per l’integrazione, dimostrando che un ragazzo di origini marocchine può sentirsi ed essere italiano al 100%. Volevo dimostrare che chi arriva in Italia può e deve contribuire attivamente al benessere della città in cui sceglie di vivere. Nonostante riconosca il gran lavoro fatto dall’attuale sindaco Juri Imeri in questi 10 anni di mandato, io credo ancora nel progetto di Matilde e sono pronto a sostenerla ancora, qualora le possa essere d’aiuto, anche perché non ho mai messo da parte il sogno di diventare assessore allo Sport“.