Lutto

Si è spenta la voce di Nadia Savoldelli, a Urgnano il ricordo del suo teatro “altruistico”

La 71enne bergamasca, già vicepresidente del "Consiglio delle donne" si è arresa alla malattia contro cui lottava da anni

Si è spenta la voce di Nadia Savoldelli, a Urgnano il ricordo del suo teatro “altruistico”

Si è spenta nella notte tra il 17 e il 18 dicembre una delle voci teatrali più apprezzate della bergamasca. Nadia Savoldelli, 71 anni, si è arresa alla malattia contro cui combatteva da tempo. Anche Urgnano, dove la sua arte ha lasciato un segno indelebile, la ricorda con affetto.

Addio a Nadia Savoldelli

Nadia, insegnante e logopedista, viveva nel quartiere Pignolo di Bergamo insieme al marito Camillo, con cui aveva dato vita all’associazione “Il cerchio di gesso”, una realtà che ha unito narratori e circoli culturali, premiata con diversi riconoscimenti, e con una spiccata attenzione per i più piccoli. Già vicepresidente del “Consiglio delle donne” del Comune di Bergamo è stata per anni una figura cardine della vita sociale e culturale del capoluogo.

“Urgnano le deve molto”

Sabato mattina, nella chiesa di Santo Spirito, in tantissimi hanno voluto dedicare un ultimo saluto a una donna definita da tanti come una “vera forza della natura”. Competente e appassionata aveva trovato nel teatro la sua dimensione.  Negli anni ha collaborato con l’Associazione Laboratorio Teatro Officina A.P.S. di Urgnano come presentatrice nell’organizzazione del Festival “Segnali – Experimenta” e anche come componente della giuria del “Premio Experimenta – Nuove Identità del Teatro Bergamasco”. Per l’LTO ha partecipato, inoltre, come attrice, allo spettacolo “Donne – Omaggio a Beckett” (2002).

“Una persona perbene, accogliente nei modi e nei gesti – ha ricordano l’assessore all’Istruzione di Urgnano Alessandro Pelucchi – Insieme a Gianfranco Bergamini, fondatore e direttore artistico del ‘Laboratorio Teatro Officina’, ha rappresentato per anni la voglia di fare teatro in modo “altruistico”, cercando di instillare nella coscienza degli intervenuti agli spettacoli il dubbio che in fondo il palcoscenico è solo il sunto della più grande recita che è la vita. La comunità di Urgnano le deve molto, in termini di stima e riconoscenza. Le devono molto gli allievi che si sono affacciati negli anni al ‘Laboratorio’, nella vana pretesa di lucrarne professionalità e capacità: Nadia attuava uno scambio alla pari, osservando in loro quanto mancava alla sua smisurata formazione”.