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Treviglio

La scuola ai tempi di Covid-19: parla la ex preside INTERVISTA

E-learning, Google Classroom, Lim... come si stanno ri-organizzando le scuole (spesso grazie all'inventiva degli insegnanti)

La scuola ai tempi di Covid-19: parla la ex preside INTERVISTA
Scuola Treviglio città, 06 Marzo 2020 ore 16:12

Con il Covid 19, la scuola sembra aver dovuto fare un salto nelle nuove tecnologie.  Anche nella Bassa, in questi giorni si parla abbondantemente di “e-learning”, “didattica a distanza”. Ne abbiamo parlato con una ex dirigente scolastica di Treviglio, Maria Nicoletta Sudati.

Ci sono state iniziative in questo senso?

“Numerose sono le scuole che si sono attivate in questa direzione, numerosi i docenti che si sono organizzati anche autonomamente, a gruppi, in aree disciplinari e dipartimenti. Anche quelli senza particolari indicazioni di dirigenti che, da buoni “funzionari”, si limitano a inviare le informazioni del MIUR, senza illuminati supporti e proposte fattibili atte a organizzare gli insegnanti. Per fortuna, i dirigenti scolastici burocrati non sono la maggioranza almeno nella nostra città, e molti maestri e professori sanno muoversi in squadra, con quella forma di cooperative learning che supera la burocrazia. Solitamente questa forma di apprendimento è attribuita all’interazione in un gruppo di allievi che collaborano per una nuova conoscenza. Ma se la scuola e i suoi docenti sono concepiti come un’ “organizzazione capace di apprendimento”, ecco allora che le trasformazioni passano anche attraverso forme cooperative tra gli insegnanti.

La didattica a distanza: Cos’è?

“Si è sempre chiamata e-learning, ma ora naturalmente tutto diventa smart-intelligente, come lo smart-working per lavorare da casa e ora lo smart-studyng. Eppure la didattica a distanza non è stata creata dalle necessità imposte dal coronavirus. Esisteva già sul territorio nazionale e così nella nostra cittadina, e da tempo. Ma come tutte le innovazioni che non fanno rumore (come invece successo con le urgenze del covid) si è implementata gradualmente nella scuola, come una foresta che cresce”.

In cosa consiste?

La didattica a distanza si declina in molti modi. Quella del registro elettronico ha funzioni che consentono ai docenti di inserire compiti, schede di lavoro e di approfondimento che gli studenti scaricano ed eseguono a casa ricaricando poi i propri fogli di lavoro sulla piattaforma; l’aula diventa una classroom. Ci sono le google-suite che permettono videoconferenze e video chat anche con più persone creando forum di classe e l’utilizzo di drive permette di archiviare documenti in tutta sicurezza. Le forme blended (miste) sono diventate da qualche anno modalità attivate in molte delle classi dei nostri figli e vedono a scuola, durante le lezioni in presenza, l’impiego delle nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), con i personal computer o i tablet e le Lavagne interattive multimediali (Lim) nelle classi o nelle aule d’informatica. La tecnica della flipped classroom consente di anticipare on line a casa gli argomenti delle lezioni che verranno presentate in aula; la classe, più che luogo di lezione frontale dove si ascolta e poi si deve ripetere pari pari, diventa così luogo di chiarimento, approfondimento, confronto.

Ma si può fare a meno della scuola fisica?

“Con tutto ciò, comunque, la classe e la scuola, quelle fatte di persone fisiche, sono imprescindibili. Sono spazi in cui i nostri bambini e ragazzi imparano non solo le informazioni, ma le relazioni e la vita. Sono palestre di confronto dove il pensiero e i legàmi sociali crescono sotto la guida e l’affiancamento di un maestro, compagno di viaggio, sì, ma persona che sa indicare una possibile direzione, adulto a cui affidarsi nella crescita. Che conosce la lezione frontale ma anche la didattica attiva e il lavoro di gruppo, che istruisce, informa e facilita la comprensione, ma che avvia al pensiero divergente e all’immaginazione, orienta nella molteplicità delle fonti. Cerca di conoscere ciascun allievo e allieva. Un educatore. Un gruppo di educatori, perché la collaborazione chiesta agli studenti deve essere visibile e va praticata anche dagli insegnanti. Se le nuove tecnologie riempiono il nostro vocabolario di termini difficili e soprattutto non italiani, chi sa di scuola sa di quelle parole e di quelle relazioni personali e sociali che lasciano un segno nel cuore dei ragazzi e delle ragazze, affinché essi crescano in una comunità fatta di essere umani e non macchine che sanno tanto tranne lo stare insieme. Per questo ci auguriamo tutti che le scuole riaprano presto. Esse sono le agorà dei nostri figli (e per una volta una parola non inglese e che nemmeno l’inglese può tradurre; lascio a voi la ricerca del suo significato).

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