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Verbale del Cts sulla zona rossa in Val Seriana: il Governo ha saputo il 5 marzo

Il premier Giuseppe Conte spiega: «Si decise di chiudere la Lombardia».

Verbale del Cts sulla zona rossa in Val Seriana: il Governo ha saputo il 5 marzo
08 Agosto 2020 ore 12:23

Il premier Giuseppe Conte ha saputo del documento del 3 marzo scorso con cui il Comitato tecnico-scientifico (Cts) chiedeva l’istituzione della zona rossa in Val Seriana due giorni dopo: «Si decise di chiudere la Lombardia».

Verbale sulla zona rossa in Val Seriana: le dichiarazioni di Conte

«Del verbale del 3 marzo ne sono venuto a conoscenza il giorno 5 e a margine del Cdm facciamo una valutazione sulla proposta di adottare una cintura rossa per Alzano e Nembro – ha rivelato il presidente del Consiglio dei ministri (Cdm) durante la conferenza stampa di ieri sera, venerdì 7 agosto a Palazzo Chigi ha rivelato di essere venuto a conoscenza del verbale con cui il comitato chiedeva l’istituzione della zona rossa solo il 5 marzo, due giorni dopo. Abbiamo convenuto di chiedere un approfondimento al Cts: lo chiede il ministro della Salute a Silvio Brusaferro che la sera del 5 elabora un parere che a notte inoltrata lo manda anche a me. Ci confrontiamo io e il ministro e lui il giorno dopo era a Bruxelles. Gli anticipo che sarei stato io al Cts il giorno dopo. Avevamo predisposto la zona rossa ma avevamo un dubbio: in una situazione compromessa che senso ha introdurre la zona rossa solo per Alzano e Nembro? Con me alla Protezione civile c’era anche il segretario generale della presidenza del Consiglio. Da quel dialogo parte un supplemento di riflessione del Cts, che la mattina del 6 dispone dei dati aggiornati del 5. A quel punto li lascio liberi di valutare: loro si convincono che sia necessario adottare misure più restrittive. Il parere del Cts è del 7 e in poche ore ci confrontiamo con i ministri e gli enti locali e io tra le due e le tre di notte firmo il nuovo Dpcm per tutta la Lombardia. Il governo si è assunto sempre la responsabilità politica delle proprie decisioni, nel segno della discrezionalità politica e non ritenendo mai di dover delegare ad altri, in particolare».

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