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Spino d'Adda

Forno crematorio di Spino: il sindaco Poli scrive agli spinesi

Dure critiche al fronte del no, ma resta garantito il referendum

Forno crematorio di Spino: il sindaco Poli scrive agli spinesi
Politica Cremasco, 12 Gennaio 2021 ore 10:00

Una lettera per dissipare dubbi e perplessità sul forno crematorio che potrebbe sorgere a Spino d’Adda.

La lettera del sindaco sul forno crematorio

L’ha firmata il sindaco del Comune rivierasco Luigi Poli, che reputa si sia fatta una cattiva informazione intorno all’argomento, che rappresenta un tema particolarmente caldo per via delle implicazioni sanitarie correlate alle emissioni generate dalle cremazioni.

“Gentilissimi concittadine e concittadini, il clamore mediatico che da alcuni giorni sta interessando la nostra comunità, relativamente alla possibile ed eventuale costruzione di un tempio crematorio presso il nostro cimitero, non solo, giustamente, pone interrogativi a Voi, ma sconcerta anche me – si legge nella missiva del primo cittadino – Ciò, in ragione dell’approssimazione e della superficialità con cui viene affrontata, esaminata e soprattutto presentata l’iniziativa del Comune. In conseguenza di questo approccio si rendono necessarie alcune precisazioni da parte mia, che cercherò di riassumere, per quanto sia possibile, in poche righe. L’iniziativa del Comune trae origine da un dato inconfutabile: la richiesta di cremazioni sta aumentando in modo considerevole in tutto il territorio lombardo, oltre che presso la nostra collettività. Infatti, a Spino le richieste di cremazioni sono passate dal 15% del 2010 al 61% del 2019 e questa crescita sta interessando in modo più o meno simile tutti i comuni lombardi. Regione Lombardia, a fronte di questa tendenza, ha stimato che nei prossimi anni serviranno indicativamente tra 9 e 15 nuove linee di cremazione, per cui, lo scorso luglio, ha deliberato un documento, nel quale chiede ai Comuni di manifestare, entro il 31 dicembre 2020, il loro interesse alla realizzazione di un tempio crematorio”.

Le “scorrettezze” del fronte del NO

Nelle righe della lettera, Poli spiega come si è evoluta la discussione dei sindaci cremaschi intorno al forno crematorio, culminata col mandato a “Consorzio.it” per uno studio di fattibilità. Poi la riunione del 25 novembre con il professor Fabio Conti e le realtà cittadine (minoranza, associazioni), per illustrare progetto e passaggi successivi.

“Fra tutti i partecipanti a questo incontro, solo gli ambientalisti sollevano alcune contrarietà, per altro contro dedotte dal Prof. Conti, ma nessuno pubblicamente ha espresso un sentimento di avversità all’iniziativa – prosegue la lettera – Conseguentemente, il giorno successivo ho manifestato la disponibilità di Spina d’Adda a portare avanti l’iniziativa proposta. Passa un giorno ed esplode il fronte del no, che, con un accanimento tanto ingiustificato quanto incomprensibile, si arroga la figura del paladino difensore degli interessi veri o presunti degli Spinesi, ma credetemi, sarebbe bastato dire no qualche giorno prima ed oggi non saremmo qui a parlarne. Da questo atteggiamento, insorge un chiaro sospetto: probabilmente, i rappresentanti del futuro Fronte del No non hanno esternato immediatamente le loro reali intenzioni quando potevano e dovevano benissimo farlo nella sede istituzionale, per riservarsi di giocare “una partita politica” fondata sulla strumentalizzazione e non sull’analisi, seria e ponderata, dell’iniziativa e dei suoi obiettivi”.

Il referendum si farà

Paolo Riccaboni, capogruppo di “Progetto per Spino”, nega di aver cambiato casacca, affermando di essersi sempre detto contrario; dopo il primo incontro, come durante il Consiglio comunale-bagarre svoltosi in palestra, in presenza di molti cittadini. Poli passa quindi in rassegna questi ultimi eventi, intestandosi la mozione presentata dalla stessa maggioranza per vincolare l’Amministrazione a indire un referendum popolare prima di qualsiasi ulteriore passo verso l’edificazione. Poi, la rassicurazione finale.

“Se Regione Lombardia non accoglierà l’istanza del Comune di Spina d’Adda, tutto si concluderà con un nulla di fatto – chiarisce – Viceversa, se la nostra istanza sarà accolta, allora tutti i cittadini saranno invitati ad esprimere la loro volontà attraverso un referendum e ciò che uscirà dalle urne sarà ciò che farà l’Amministrazione comunale. Come ogni attività dell’uomo, anche questa porta con sé un rapporto costo benefici per l’ambiente e per le persone che vi abitano. La vera domanda che dobbiamo porci è la seguente: sappiamo valutare questo rapporto alla luce delle conoscenze della scienza o emettiamo giudizi motivati da altri interessi? Se questa attività fosse così deleteria, così come qualcuno frettolosamente la presenta, come mai pur essendo sempre più richiesta, anche dagli spinesi, nessuno fino ad oggi ha mai lanciato un grido d’allarme? Forse perché è accettabile a casa d’altri, ma è nefasta a casa propria? Non oso pensarlo, ma se così fosse, allora il senso civico avrebbe veramente toccato il fondo e la presunta difesa ambientalista apparirebbe inevitabilmente poco credibile, oltre che scarsamente fondata”.

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