Agricoltura

Psr, in Lombardia assegnato il 98% delle risorse

Il Programma di sviluppo rurale distribuisce fondi europei alle attività del settore primario: alcuni esempi concreti.

Psr, in Lombardia assegnato il 98% delle risorse
Facciamo l'orto in casa Treviglio città, 17 Marzo 2021 ore 14:11

Il tema dell’alimentazione è strettamente collegato all’agricoltura, il settore che produce ciò che mangiamo. Un settore che, quindi, richiede e merita particolare attenzione, anche in ambito di sostegno economico. Proprio per rispondere a questa esigenza è stato istituto il Piano di sviluppo rurale (Psr), un programma di finanziamenti europei della durata di sette anni gestito dalle Regioni, indubbiamente la più importante fonte di contributi e di sostegno per gli imprenditori agricoli e forestali lombardi.

Il Programma 2014-2020 prevedeva l’attivazione di 60 Operazioni, attivate attraverso bandi regionali. Le Operazioni sono a loro volta associate a 39 Sottomisure e 14 Misure. In totale stiamo parlando di oltre un miliardo di euro a disposizione per sette anni.

Psr, in Lombardia assegnato il 98% delle risorse

«Dal 2015 a oggi abbiamo aperto e chiuso 88 bandi con i fondi del Psr (Piano di sviluppo rurale), abbiamo messo a bando il 120% delle risorse, grazie ai trascinamenti di fondi precedenti, e assegnato il 98,5% di quelle disponibili. Ancora una volta la Lombardia si dimostra puntuale nei pagamenti e utilizza tutti i fondi europei. Le aziende agricole che ne hanno beneficiato in questi anni sono state 17.000. Nel 2020 abbiamo dato alle aziende agricole più di 98 milioni di euro. Tra i quali 20 in forma urgente per tamponare la crisi dovuta al Covid».

Questo il quadro presentato recentemente dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi.

«Il 60% delle risorse erogate con il Psr – ha aggiunto Rolfi – è andato a misure legate alle priorità ambientali, il 40% per misure legate a competitività, innovazione e per le filiere».

L’ultimo Psr riguardava il periodo 2014-2020, ma si è ancora in attesa dell’approvazione della nuova Politica agricola comune (Pac) per il 2021-2027 da parte delle istituzioni europee. Così è stato concordato un peridio transitorio per il 2021-2022.

«Il biennio 2021-2022 è quello della transizione – ha ricordato Rolfi – La Lombardia avrà risorse nuove da investire con le regole già in atto. Le linee che seguirà la Regione Lombardia saranno legate a innovazione, abbattimento della burocrazia e valorizzazione di zootecnia e agricoltura alpina».

L’assessore regionale ha pure spiegato le necessità per il futuro: «Per la futura Programmazione agricola comunitaria invece la Lombardia si sta battendo in conferenza Stato-Regioni. Allo scopo di modificare i criteri storici di riparto tra regioni. Che attualmente penalizzano la Lombardia come molte altri territori. Se vogliamo realizzare gli obiettivi imposti dal green deal europeo abbiamo necessità di avere le risorse adeguate. Serve visione per programmare gli interventi dei prossimi dieci anni. Chiaramente la governance deve rimanere regionale. Gestire un Piano Strategico Nazionale Unico relegando le regioni a organismi delegati, infatti, non è compatibile con problematiche molto differenti tra territori. E rischia di ingolfare la macchina amministrativa».

Dalle idee ai progetti: alcuni esempi concreti

Per capire meglio come influisce il Psr sull’attività delle nostre aziende agricole, presentiamo alcune azioni realizzate grazie all’ultimo programma.

Sul tema della sostenibilità citiamo dei progetti dedicati alla viticoltura e alla risicoltura. Oltre 600mila euro destinati alla viticoltura di precisione per la regolazione degli equilibri vegeto-produttivi, la protezione del suolo e l’adattamento al cambiamento climatico, che ha visto coinvolti diversi soggetti, tra cui l’Università degli Studi di Milano in partenariato con l’Università di Pavia, l’Università Cattolica e alcune aziende agricole pavesi e bresciane. Quasi 250mila euro, invece, sono stati destinati per la valorizzazione sostenibile della vitivinicoltura camuna. Due progetti finanziati hanno visto capofila l’Ente Nazionale Risi: quasi 400mila euro per trasferire conoscenze e coinvolgere agricoltori, tecnici del settore e responsabili delle politiche agricole nello studio di metodi alternativi e sostenibili per la cura delle risaie; quasi 200mila euro per incentivare pratiche colturali capaci di combattere le pianti infestanti, razionalizzando e riducendo l’utilizzo di prodotti fitosanitari in risicoltura, con particolare riferimento agli erbicidi.

Grande attenzione è stata posta anche alla zootecnia e al benessere animale, alla valorizzazione dei territori e delle tradizioni nel rispetto della natura. Solo per fare alcuni esempi, la coltivazione e la trasformazione di cereali alpini e piante officinali; l’innovazione in apicoltura, utilizzando la genomica per la selezione e la biodiversità; la ristrutturazione di una cantina con attrezzature enologiche tecnologicamente avanzate nell’Oltrepò Pavese; la realizzazione di una cantina di vinificazione e affinamento vini in Valtellina; la creazione di uno spaccio aziendale comune per le venti aziende che aderiscono alla Cooperativa Produttori Latte Associati di Cremona; azioni per sviluppare a comunicazione e la conoscenza del Melone Mantovano Igp, del Taleggio Dop, del vino e del territorio di Franciacorta. Infine, un progetto molto importante, che ha ricevuto quasi 2 milioni di euro, ha permesso la realizzazione di locali adibiti a macello e trasformazione prodotti aziendali per il rinomato Galletto Valle Spluga.

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