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8 marzo

Si scrive congedo parentale, si legge congedo delle donne, Cgil: "C'è la misura ma manca la cultura"

In caso di permessi per assistenza e cura di figli o anziani, è sempre la donna che li richiede e intanto calano stipendio e possibilità di carriera.

Si scrive congedo parentale, si legge congedo delle donne, Cgil: "C'è la misura ma manca la cultura"
Economia Treviglio città, 08 Marzo 2021 ore 11:42

Quelle che sembrano misure pensate per agevolare le famiglie - a un anno dal primo lockdown e con una situazione in netto peggioramento - suonano sempre più come misure per le donne. Perché, si sa, a richiedere i congedi parentali sono principalmente loro, madri e figlie destinate all'accudimento di figli o genitori anziani. Una condizioni che sta peggiorando ancor di più le condizioni del lavoro femminile in Italia.

Congedo parentale o congedo per le donne?

A prendere posizione è Annalisa Colombo, della Cgil di Bergamo: "Si scrive congedo parentale ma si legge congedo per le donne: la misura c'è ma manca la cultura. In caso di permessi per assistenza e cura di figli o anziani, è sempre la donna che li richiede. E intanto lo stipendio cala e le opportunità di miglioramento professionale pure".

“Le donne partono sempre con una zavorra fatta di stereotipi, compiti di cura dati per scontati, automatismi culturali che minano la valorizzazione del merito e la possibilità di ricoprire ruoli e posizioni importanti (e infatti 3 posti di lavoro persi su 4 sono di donne nella fascia d’età dai 30 ai 55 anni, in cui si è professionalmente più attive)".

Così Colombo, per la Giornata Internazionale della Donna riflette su un fenomeno a cui il sindacato assiste ogni giorno, soprattutto in mesi dove bambini e ragazzi sono stati costretti, in maniera intermittente, a casa in DAD.

Sono le donne a sacrificarsi

“Nelle norme a sostegno delle famiglie è scritto ‘congedi parentali’, eppure va sempre a finire che i congedi dal lavoro, per compiti di cura e assistenza di figlie e famigliari fragili, li richiedano le donne - prosegue la sindacalista - Lo Stato ha cercato nel tempo di implementare misure per alleviare le disparità ma poi succede che gli stereotipi e la cultura tradizionale diffusa facciano sì che siano sempre le donne a essere identificate come soggetti naturalmente preposti alla cura, con il risultato che a calare sono gli stipendi (e la relativa autonomia di scelte di vita), le opportunità di fare passi avanti nel proprio lavoro, qualunque esso sia, verso una realizzazione soddisfacente e, in prospettiva, anche l’importo della pensione”.

Cambiare cultura e stereotipi

"Occorre, dunque, lavorare per cambiare la cultura e creare opportunità realmente ‘pari’ cominciando dalla scuola e dalla famiglia, intervenire sulle norme per modificare gli importi dell’indennità economica del congedo parentale per aumentarla ma anche promuovere un congedo di paternità più lungo che favorisca uno sviluppo più equilibrato del ruolo genitoriale e la condivisione dei compiti di cura, affinché questi non ricadano, sempre e automaticamente, sulle donne”.

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