Osio Sotto

Sematic, confermato il trasferimento in Ungheria e i lavoratori incrociano le braccia

Intanto, tra gli 80 e i 90 lavoratori sono stati già posti in Cassa integrazione ordinaria per 9 settimane.

Sematic, confermato il trasferimento in Ungheria e i lavoratori incrociano le braccia
Economia Media pianura, 25 Settembre 2020 ore 10:30

Nessuna retromarcia, nessun cambio di rotta: anche in occasione dell’audizione (virtuale) con Regione Lombardia, che si è tenuta ieri pomeriggio, il Gruppo Wittur, a cui fa capo la Sematic di Osio Sotto, ha ribadito la propria decisione di spostare la maggior parte della produzione dallo stabilimento bergamasco al sito che il gruppo ha in Ungheria.

Sematic, nessun passo indietro

“Dunque la società conferma di volere delocalizzare gran parte della produzione. I delegati sindacali in Sematic, con la FIOM e le altre organizzazioni sindacali, ma anche con le forze politiche intervenute, non hanno potuto che manifestare la loro contrarietà e parlare di conseguenze sociali disastrose” ha commentato Claudio Ravasio della segreteria FIOM-CGIL provinciale. “A rischio, dunque, restano 200 posti di lavoro”.

Oggi sciopero

Per questo motivo, oggi, venerdì 25 settembre, i lavoratori riuniti in assemblea hanno deciso di indire un nuovo sciopero.

“Con le 7 ore di sciopero di oggi arriviamo a 32 ore di mobilitazione: proseguiremo, non ci arrendiamo alla delocalizzazione che avrebbe conseguenze pesantissime, facendo perdere 200 posti di lavoro” torna a dire Claudio Ravasio della segreteria FIOM-CGIL provinciale.

Intanto, tra gli 80 e i 90 lavoratori sono stati già posti in Cassa integrazione ordinaria per 9 settimane.

Carretta: "Si attivi un tavolo regionale"

"Finalmente, però, abbiamo incontrato la proprietà, anche se purtroppo non ci sono state novità - ha commentato il Consigliere Niccolò Carretta (Azione) - Quello che si verifica è un insieme di problemi di sistema dati dai diversi costi del lavoro in Europa e alla possibilità folle di usare strumenti straordinari come la cassa integrazione Covid per poi andarsene dall'Italia. Risulta oltretutto una vera e propria beffa che l’ampliamento in Ungheria, Paese di dubbio rispetto delle libertà individuali, sia pagato in parte con fondi europei; ritengo inaccettabile utilizzare la cassa integrazione per il Covid assecondando altri obiettivi. Ora è fondamentale l’attivazione di un tavolo regionale di crisi per scongiurare il taglio e soprattutto come dare dignità al sito produttivo di Osio salvaguardando il più possibile i posti di lavoro e trovare tutti gli strumenti necessari per tutelare chi dovesse subire un licenziamento. Offro il mio impegno e la mia vicinanza ai 211 lavoratori in bilico e alle loro famiglie”.

Scandella: "Rilanciare la presenza di Sematic sul territorio"

Confronto auspicato anche da Jacopo Scandella che ha chiesto di “aprire un tavolo di crisi che coinvolga Regione Lombardia e il Ministero dello Sviluppo economico per fare i conti in tasca all’azienda, quantificare la differenza che spinge una realtà così a delocalizzare in Ungheria, capire quali sono i problemi veri e utilizzare questo periodo di risorse straordinarie per vedere se si può compensare questa differenza. Nel contempo, ho chiesto di rilanciare la presenza di Sematic sul territorio, perché la ricaduta economica e sociale è devastante per Osio Sotto e la provincia di Bergamo”.

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