Lavoro a Bergamo, l’altalena del mercato e cassa integrazione in aumento I DATI

L'analisi proposta da Cisl e Cgil dipinge un quadro di generale incertezza con un 2020 ancora critico per il settore metalmeccanico.

Lavoro a Bergamo, l’altalena del mercato e cassa integrazione in aumento I DATI
Treviglio città, 21 Gennaio 2020 ore 11:42

C’è un mercato del lavoro a Bergamo che risente di un andamento altalenante e di una situazione di incertezza che sta portando le aziende, sempre più spesso, a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Chiuso il 2019 i sindacati Cisl e Cgil offrono una fotografia del lavoro a Bergamo ancora incerta, ma meno preoccupante degli anni passati.

Lavoro a Bergamo, si sale e si scende

È ancora la qualità del lavoro a tenere banco nelle valutazioni di fine anno sull’andamento occupazionale in provincia di Bergamo. L’andamento altalenante di avvii e cessazioni si è enfatizzato nel corso del 2019, con una perdita secca di eventi segnalati dal Centro per l’Impiego provinciale: 321 mila contro i 335 dello scorso anno, con l’industria che paga lo scotto maggiore, a conferma delle difficoltà previste per a congiuntura dei mercati.

Meno proroghe e più trasformazioni

Nel dettaglio, secondo l’analisi di CISL Bergamo sui dati SISTAL diffusi dal CpI, diminuiscono del 20,2%, le proroghe (erano 51.221 nel 2018, sono state 40.895 lo
scorso anno), mentre aumentano del 32.7% le trasformazioni (da 15.528 a 20.613). Per quanto riguarda gli avviamenti, il 2019 segna una diminuzione dell’ 8,5% rispetto al 2018, (136.609 -149.336), mentre le cessazioni diminuiscono dell’11,3% (da 139.052 a 123.399).

Stop alle somministrazioni, esplodono i progetti

I dati relativi alla tipologia dei contratti segnalano un aumento dei lavori permanenti di 1.633 unità (2.650 gli apprendisti in più, 1.017 i “tempo indeterminato” in meno), in controtendenza al 2018 che aveva chiuso con un meno 1.499 (+ 2.892 apprenditi, – 4.391 T. I.); scendono i lavori flessibili (-1,7%) per via del crollo delle somministrazioni (- 80%), mentre i contratti a progetto esplodono, facendo segnare un aumento del 642% (da -95 a + 515 del 2019) e crescono anche quelli a tempo determinato(da 8.738 a 10.446).

Cresce l’agricoltura, cala l’industria

Analizzando i diversi settori, crescono l’agricoltura (aumento record del 7.975,05%), il commercio e servizi, le costruzioni, con un’impennata del 92,1% rispetto all’anno precedente, mentre diminuisce l’industria con 1122 “movimenti” in meno nel giro di un anno. Il saldo dei movimenti del 2019 è positivo, in crescita del 28,5% con 13.210 eventi contro i 10.824 del 2018; le trasformazioni sono aumentate del 6,4% nel 2019 con +5.085 rispetto al 2018.

Un mercato che crea lavoro

“La fotografia del 2019 ci presenta un mercato del lavoro influenzato in modo significativo dal decreto dignità – dice Danilo Mazzola, segretario CISL Bergamo – Nei lavori flessibili da notare la crescita del lavoro a progetto che va a sostituire tutte quelle brevi attività che prima venivano svolte dal lavoro somministrato, drasticamente in riduzione per effetto delle causali obbligatorie introdotte per i contratti a tempo determinato. Pertanto, un mercato del lavoro che si sta “adattando” alla normativa, ma che mostra primi effetti legati alla diminuzione delle produzione industriale avuti nel secondo e terzo trimestre 2019, in particolare sul numero degli avviamenti che diminuiscono. Il dato riguardante i settori sono confortanti per agricoltura e edilizia che aumentano l’occupazione dopo anni di grosse difficoltà. Continua ancora in modo importante il trend di crescita del commercio e dei servizi, mentre l’industria cresce meno rispetto al 2018. Un mercato del lavoro bergamasco che crea lavoro, ma che mostra debolezze nel metalmeccanico, settore da tenere monitorato per tutto il 2020”.

Il settore metalmeccanico

Ed è proprio sul settore metalmeccanico che si concentra l’analisi della Cgil riguardo il ricorso alla Cassa integrazione a ai contratti di solidarietà.

tornitori

Se pure i livelli registrati negli anni scorsi restano per fortuna ancora lontani, certo è che a partire dalla ripresa lavorativa di settembre nelle aziende metalmeccaniche della provincia di Bergamo è stato rilevato un aumento del ricorso a cassa integrazione e contratti di solidarietà.  Lo conferma Andrea Agazzi, segretario generale provinciale della FIOM-CGIL. Sulla base degli accordi sottoscritti dal sindacato sul territorio, cresce la Cassa ordinaria nel secondo semestre del 2019, “soprattutto nelle realtà medio-piccole, in maniera particolare nel settore automotive, in prima fila a registrare difficoltà”.

Cassa integrazione in aumento

“Alla Cassa straordinaria, anche se con dati inferiori rispetto agli anni peggiori della crisi, nel 2019 si è fatto ancora ricorso principalmente in casi di procedure concorsuali come accade ad esempio è accaduto per la Termigas. Altre imprese l’hanno richiesta per cessione di rami d’azienda o liquidazioni – prosegue Agazzi – Anche lo strumento del Contratto di Solidarietà è tornato ad essere utilizzato da diverse aziende, ad esempio dalla Brembo, nei siti di divisione dischi e fonderia ghisa, entrambi a Mapello. Va detto che, a seguito delle modifiche apportate dal Jobs Act, questo ammortizzatore non tutela i salari nella stessa misura in cui avveniva in passato”.

La rigidità dell’Inps bergamasca

Il segretario FIOM-CGIL sottolinea, poi, come sul territorio provinciale il sindacato registri una “certa rigidità dell’Inps nel concedere le autorizzazioni rispetto a quanto accade in altre province e malgrado la normativa di riferimento sia la stessa. Questo ha comportato il respingimento di alcune richieste avanzate. Ci è capitato, ad esempio, il caso di un’azienda con sede fuori provincia ma con uno stabilimento in bergamasca: una richiesta identica di cassa presentata in quattro province ha visto il respingimento della domanda solo nella quarta, la nostra”.

Il 2020? L’anno dell’incertezza

Intanto, alcuni degli accordi sottoscritti sono scaduti a fine anno o saranno in scadenza nei prossimi giorni. “Ancora non sappiamo quali realtà siano già in grado di riprendere in maniera duratura l’attività o per quali sarà necessario ricorrere nuovamente agli ammortizzatori – aggiunge Agazzi  -Nell’interlocuzione con le aziende, ci sembra che l’anno nuovo si sia aperto con diverse imprese, anche di grandi dimensioni, che stanno valutando la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori per gestire situazioni di incertezza rispetto ai carichi di lavoro. Pur permanendo sul territorio diverse realtà che mantengono livelli produttivi importanti, la vera preoccupazione è rispetto a ciò che accadrà da oggi in poi”.

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