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Agricoltura

Latte e Coronavirus: l’ombra degli speculatori sulle spalle degli allevamenti

Ma anche i trasformatori sono in crisi. Il Consorzio del Taleggio scrive alla Regione.

Latte e Coronavirus:  l’ombra degli speculatori sulle spalle degli allevamenti
Economia Bergamo e hinterland, 31 Marzo 2020 ore 19:36

Il prezzo c’è, ed è fissato da mesi dopo l’ennesimo tavolo tra produttori e trasformatori. Ma mentre i consumi di latte restano più o meno stabili, nonostante la chiusura di ristoranti e bar, diverse aziende della filiera di trasformazione casearia hanno preso la scusa di Covid-19 per violare gli accordi e strappare agli allevatori un prezzo al litro inferiore a quello pattuito, già pattuito. O almeno ci provano.

La denuncia di alcuni allevatori

Lo si evince in questi giorni da diverse testimonianze di allevatori, anche nella Bassa (venerdì sul Giornale di Treviglio in edicola pubblicheremo una lunga inchiesta sul tema). Sfruttando il momento di generale tensione economica e di paura per il futuro, diversi fornitori hanno ricevuto pressanti richieste per ottenere sconti sul cosiddetto prezzo “alla stalla”, il corrispettivo al litro che normalmente viene pagato a tutti i produttori. Attualmente è poco sotto i 40 centesimi al litro, ma ad alcuni produttori sarebbe stato chiesto di scendere attorno ai 27 centesimi. Un gioco al massacro che si basa sulla deperibilità del prodotto: il latte fresco non acquistato, infatti, va buttato.

“Il mondo agricolo sta facendo la sua parte”

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente di Coldiretti Lombardia Paolo Voltini.

“Nell’ultimo incontro del tavolo latte tutti i soggetti si sono impegnati a garantire uno sforzo comune per superare questo momento difficile. Ci aspettiamo quindi che gli impegni presi vengano mantenuti, rispettando i contratti e condannando ogni singola iniziativa speculativa” ha detto. “Il mondo agricolo sta facendo la sua parte. Ci aspettiamo che tutti facciano lo stesso. Non possiamo accettare che l’azione di alcuni metta a rischio la tenuta di un comparto fondamentale per l’agroalimentare lombardo e italiano. Ricordiamo che, con più di 5 mila allevamenti e con 500mila vacche da latte, la Lombardia produce oltre il 40% del latte italiano” conclude Voltini.

Poche ore prima anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi aveva chiesto chiarezza e rispetto dei patti.

L’assessore Rolfi: “Il mercato sta tenendo”

“Anche per il mese di marzo devono essere rispettati i contratti pattuiti con gli allevatori per l’acquisto del latte. Gran parte dell’industria della trasformazione e del sistema cooperativo sta correttamente ritirando il latte nella quantità e ai prezzi stabiliti, qualcuno addirittura ne sta ritirando di più, quindi il mercato sta tenendo, seppure con un riposizionamento dei volumi. Questo significa che le azioni speculative non sono giustificabili nemmeno dall’andamento del mercato e che nessuno deve mettere le mani avanti approfittando della situazione”.

I produttori: “Rispettiamo prezzi e conferimenti, ma siamo in crisi”

Dall’altro lato del tavolo, tuttavia, la situazione non è rosea neppure per molti trasformatori che pure per la maggior parte, salvo pochi casi isolati, stanno mantenendo fede agli impegni. Il Consorzio di tutela del taleggio, che ha sede a Treviglio, ha tuttavia scritto nei giorni scorsi in Regione chiedendo misure di sostegno per la filiera dei trasformatori che, a loro volta, fanno i conti con la chiusura di bar e ristoranti e quindi con minori vendite.

“Uno dei segmenti più colpiti è quello del taleggio, comparto che coinvolge oltre 50 aziende di trasformazione e più di 600 aziende agricole quasi tutte in Lombardia – spiega Lorenzo Sangiovanni, presidente del Consorzio – Nelle ultime settimane abbiamo registrato l’improvvisa cancellazione degli ordini da parte dei clienti del full service, costretto alla chiusura per le emergenze, e le nostre aziende si trovano a gestire eccedenze di latte e di prodotto finito. Nell’ultima settimana la situazione è ulteriormente peggiorata per le forti cancellazioni di ordini dei clienti esteri con conseguente incremento di taleggio invenduto che non sarà possibile immagazzinare in attesa di collocazione. Abbiamo continuato e stiamo continuando a raccogliere tutto il latte dei nostri conferenti, riconoscendo loro quanto contrattualmente pattuito. È una situazione che però non possiamo più reggere, volumi crescenti di materia prima infatti arrivano sul mercato creando situazioni speculative, riflessi drammatici lungo tutta la filiera”.

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