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Industria bergamasca, i numeri (pesanti) del lockdown. Ma scende il ricorso alla CIG

La maggioranza degli imprenditori (42%) stima un calo non superiore a un quarto del fatturato per il 2020. Ad aprile produzione dimezzata.

Industria bergamasca,  i numeri (pesanti) del lockdown. Ma scende il ricorso alla CIG
Economia Bergamo e hinterland, 17 Giugno 2020 ore 11:58

Ad aprile l'industria bergamasca ha  quantificato un calo del fatturato pari al 49% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, in peggioramento in confronto a marzo quando le aziende lo quantificavano del 36%.  Segnale positivo invece per i lavoratori in cassa integrazione, che sono scesi al 16% (nella precedente rilevazione riferita a marzo erano al 29%).

Confindustria Bergamo: i dati di aprile

Sono alcune delle significative indicazioni che emergono dal terzo Osservatorio di Confindustria Bergamo, che ha coinvolto, fra il 18 maggio e il 4 giugno, 377 imprese associate per oltre 21 mila dipendenti facendo il punto su ripresa dell’attività, lavoratori attivi, stato della liquidità e business sentiment.

Smart working per il 14%

Fra le criticità riscontrate emergono ancora la carenza di ordinativi e il calo del fatturato, confermando la tendenza dei mesi scorsi.

"Gli acquisti di aprile, rispetto a un anno prima, risultano in pesante calo: più della metà delle aziende evidenzia diminuzioni dal 25% in su, con punte del 70%. In media, le imprese hanno visto diminuire del 50% gli ordini in portafoglio rispetto alla consistenza che registravano nel periodo pre Covid-19. Metà delle aziende (49,1%) ha segnalato un’operatività ancora ridotta, con il 14% di dipendenti in lavoro agile (dato ponderato sul numero dei dipendenti delle imprese rispondenti)".

La maggior parte  stima  di perdere il 25%

Sulle aspettative di fatturato per tutto il 2020, la risposta tra le aziende intervistate è diversificata: la maggioranza (42%) stima un calo non superiore a un quarto, il resto si suddivide equamente fra chi prevede diminuzioni più marcate e chi condizioni di stabilità o incremento. Una quota significativa di aziende (60% circa) dichiara di non avere bisogno di nuova liquidità, pur permanendo le richieste di dilazione e sospensione dei pagamenti da parte dei clienti, che hanno interessato in varia misura circa il 70% delle imprese.

“Questi nuovi risultati confermano le preoccupazioni per scenari ancora fortemente negativi, a causa di mercati internazionali in buona misura fermi e di un mercato interno ancora bloccato – ha dichiarato Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo - La voglia di recuperare è forte, gli imprenditori possono contare su una buona solidità, il sistema Bergamo ha le carte in regola per reagire, ma il contesto deve essere di aiuto. Quanto fatto fino ad oggi è stato di supporto per la prima emergenza, ma ora sono indispensabili interventi di sistema, incentivi ai consumi, incentivi agli investimenti privati e d’impresa, opere pubbliche da completare velocemente che generino ritorni in tempi brevi”.

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