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In provincia nel 2020 perso il 10% della produzione manifatturiera

A Bergamo segno positivo anche nel quarto trimestre, ma i livelli pre-Covid non sono ancora raggiunti.

In provincia nel 2020 perso il 10% della produzione manifatturiera
Economia Treviglio città, 17 Febbraio 2021 ore 16:03

Negli ultimi tre mesi del 2020 la produzione manifatturiera in provincia di Bergamo ha continuato a crescere, sebbene con minore velocità per via del nuovo peggioramento della situazione sanitaria, dopo il crollo della prima metà dell’anno e il recupero intenso, seppur parziale, del terzo trimestre.

Economia in ripresa, ma non è abbastanza

Le imprese industriali con almeno 10 addetti mostrano una variazione del +1,1%, mentre quelle artigiane con almeno 3 addetti evidenziano una ripresa più marcata, pari al +5,7%. Nonostante questi risultati positivi, in controtendenza con il dato nazionale dove la produzione ha
mostrato un calo nel quarto trimestre, i livelli pre-Covid non sono ancora stati raggiunti: la variazione rispetto all’analogo periodo del 2019 è pari al -2,5% per l’industria e al -2,2% per l’artigianato.

Bergamo penalizzata

Il risultato medio del 2020 registra quindi una perdita pesante per il manifatturiero bergamasco, penalizzando in questo caso più le imprese artigiane (-11,3% a Bergamo, -11,9% in Lombardia), colpite duramente nella prima parte dell’anno, rispetto a quelle industriali (9,2% a Bergamo, -9,8% in Lombardia).
Per l’industria bergamasca l’indice della produzione, calcolato ponendo pari a 100 il livello del 2010, dopo aver raggiunto il minimo storico nel secondo trimestre (85,2), recupera nella seconda metà dell’anno attestandosi a quota 104,3.

Nel 2020 tutti i settori hanno registrato una contrazione, particolarmente accentuata per quelli della filiera della moda, che archiviano perdite superiori al 20%. La meccanica, il comparto più rilevante in termini dimensionali, la gomma-plastica e l’industria alimentare registrano flessioni inferiori alla media, mentre le perdite più ridotte sono evidenziate dalla chimica-farmaceutica.

La variazione media annua del fatturato (-9,2%) risulta identica a quella della produzione, sebbene l’incremento registrato nel quarto trimestre sia in questo caso più consistente (+3,3% rispetto al trimestre precedente). Ancora più marcata la crescita registrata negli ultimi tre mesi dell’anno dagli ordini interni (+5,9%) e, soprattutto, da quelli esteri (+11,6%), lasciando sperare in un possibile rafforzamento della ripresa ad inizio 2021.

Il 31% delle aziende ha chiesto la Cig nel quarto trimestre

Il saldo del numero di addetti tra inizio e fine periodo risulta lievemente negativo (-0,1%), con tassi di ingresso e uscita in crescita ma su livelli decisamente inferiori all’analogo periodo del 2019. Le imprese industriali che hanno fatto ricorso alla CIG nel quarto trimestre del 2020 sono il 31% del campione, un valore ancora molto elevato ma in fase di normalizzazione dopo il boom dei primi due trimestri.

Le aspettative degli imprenditori evidenziano una crescita dei livelli di fiducia, confermando il percorso di miglioramento manifestato nel corso dell’anno dopo i valori negativi record registrati nel primo trimestre. Per produzione (+8,5%), domanda estera (+6,5%) e occupazione (+2,6%) i saldi tra previsione di crescita e di diminuzione svoltano in territorio positivo, mentre prevalgono ancora le indicazioni pessimiste, seppur di misura contenuta, sulla domanda interna (-1,7%).

L’indice della produzione dell’artigianato manifatturiero bergamasco mostra nel quarto trimestre una crescita ancora significativa, raggiungendo quota 101,8, a differenza di quanto avviene in Lombardia dove il valore rimane sostanzialmente stabile. Fatturato (-11,3%) e ordini interni (- 11,4%) mostrano flessioni annue allineate a quella produttiva, sebbene per queste variabili il recupero evidenziato nel quarto trimestre risulti meno marcato. La variazione del numero di addetti torna negativa negli ultimi tre mesi dell’anno, con un saldo pari a -0,2% dovuto soprattutto alla crescita del tasso di uscita (1,7%): la sostanziale tenuta dello stock occupazionale nel 2020 è dovuta anche all’allargamento dei criteri di accesso alla Cassa Integrazione, che nel quarto trimestre è stata utilizzata dal 28% delle imprese artigiane.

Nonostante i risultati complessivamente positivi degli ultimi tre mesi dell’anno, le aspettative degli imprenditori evidenziano miglioramenti
solo marginali rispetto ai livelli di fiducia del terzo trimestre, con saldi tra previsioni di aumento e diminuzione che rimangono negativi per tutte le variabili. Nei servizi la variazione tendenziale del fatturato delle imprese bergamasche con almeno 3 addetti nel quarto trimestre è pari al -6,2%: nonostante il dato rappresenti un lieve miglioramento se confrontato con i tre mesi precedenti, si tratta del divario più elevato rispetto ai livelli di attività del 2019 tra tutti i macro-settori dell’economia provinciale. In media annua il calo di fatturato raggiunge il -12,7%.

Nel quarto trimestre torna ad aggravarsi la situazione delle imprese con almeno 3 addetti attive nel commercio al dettaglio in provincia di Bergamo: il calo di fatturato rispetto allo stesso periodo del 2019 è pari al -5,4%, in peggioramento rispetto al -2,4% registrato nel terzo trimestre. Il 2020 nel suo complesso archivia una perdita del -8,1%.

"Possibilità di recupero per il nuovo anno"

“Analizzare la manifattura nel suo complesso comporta necessariamente appiattire le differenze - commenta il presidente Carlo Mazzoleni - Alcuni settori hanno avuto prestazioni sorprendenti, date le circostanze, altri sono rimasti ancora in pesante crisi. Nonostante la provincia bergamasca sia stata tra i territori più colpiti dalla pandemia, la sua produzione industriale ha avuto comunque un risultato annuo migliore di quello regionale. L’artigianato mostra risultati più negativi, sebbene ancora una volta migliori che a livello lombardo. Guardando il futuro, la crescita degli ordini e dei livelli di fiducia ci permettono di confidare nelle nostre capacità di recupero in questo nuovo anno. Determinanti saranno il contenimento dell’epidemia, la campagna vaccinale e la capacità del nuovo governo Draghi di dare indirizzo e rapida concretezza al Recovery Plan.”

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