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E se Putin ci taglia il gas? A Sergnano il mega sito di stoccaggio

Il sistema di approvvigionamento nazionale passa dalla «Stogit» di Sergnano, uno degli impianti più grandi d’Italia.

E se Putin ci taglia il gas? A Sergnano il mega sito di stoccaggio
Economia Cremasco, 04 Marzo 2022 ore 11:40

Le sanzioni contro la Russia varate dall’Unione Europea in seguito all’invasione militare ai danni dell’Ucraina rischiano di pesare sulle bollette degli italiani. Si tratta di un rischio calcolato, ovviamente: una conseguenza prevedibile dell’inevitabile inasprimento dei rapporti economici con lo «zar» Vladimir Putin, che del resto sa bene quanto il nostro Paese abbia bisogno di metano. Cosa succederebbe se quest’ultimo chiudesse i rubinetti del gas, considerato che quasi il 45% del fabbisogno italiano è soddisfatto dalla Russia?

Si va verso nuove forniture di gas

Il Governo guidato da Mario Draghi sta lavorando per affrontare questa ipotesi, valutando una serie di alternative che vanno dalle forniture aggiuntive da Azerbaijan, Qatar e Algeria, alle riduzioni obbligatorie di consumo del comparto industriale, passando per il ricorso alle centrali a carbone e a olio combustibile ancora attive in Italia. Ipotesi, quest’ultima, che non è piaciuta a coloro che auspicavano di fare maggiore affidamento sulle fonti rinnovabili. Il sistema di approvvigionamento e stoccaggio nazionale è strutturato e solido, e proprio nella nostra zona si trova uno degli snodi principali dell’intera rete nazionale. È la "Stogit" di Sergnano, uno degli impianti di stoccaggio più grandi d’Italia, d’importanza strategica per l’intera rete della Snam, che controlla appunto "Stogit" e tutte le sue strutture. Un impianto colossale, quello che si trova tra via Vallarsa e la strada per Capralba. Qui il gas proveniente dall’estero viene compresso in un enorme ex giacimento che si estende per centinaia di metri sotto la campagna, al confine tra Bergamasca e Cremasco. Una parte costituisce una quota della riserva strategica nazionale, che è pari a 4,5 miliardi di metri cubi.
Il metano "sergnanese" si trova a più di un chilometro sotto terra: per stoccarlo si sfruttano particolari condizioni geologiche, che permettono di comprimerlo tramite lunghe tubazioni all’interno di un substrato ghiaioso isolato da altri strati impermeabili al gas. Spesso si tratta di ex giacimenti esauriti, che vengono riutilizzati proprio come immense "bombole" sotterranee.

Lo stoccaggio della Stogit di Sergnano

La centrale sergnanese ha iniziato a stoccare il gas nel 1965 e attualmente ha 35 pozzi attivi allo stoccaggio e due di monitoraggio. I pozzi hanno una profondità media di 1300 metri e l’impianto di trattamento vanta 13 colonne, che permette di ripescare il gas stoccato e reinserirlo nella rete di distribuzione.
«Il sistema di stoccaggio consente di compensare le diverse esigenze tra fornitura e consumo del gas - si legge sul sito della Snam - Mentre l’approvvigionamento, costituito dalle importazioni dall’estero e dalla produzione nazionale, ha un flusso sostanzialmente costante durante tutto l’anno, la domanda di gas è prevalentemente concentrata nel periodo invernale. Inoltre, l’attività di stoccaggio garantisce la disponibilità di quantità di gas strategico, con l’obiettivo di sopperire a eventuali interruzioni o riduzioni degli approvvigionamenti extra UE, o di superare crisi temporanee del sistema gas».

Cingolani: "Strategie di breve, medio e lungo termine"

Sopperire a eventuali riduzioni degli approvvigionamenti russi è l’obiettivo principale a cui concorre non solo il Consiglio dei ministri italiano, ma una grossa fetta di Stati dell’area europea. Tuttavia, per il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani all’orizzonte non si profila alcuna crisi energetica, come emerso dalle dichiarazioni rilasciate al termine della riunione dei ministri dell’Energia svoltasi lunedì a Bruxelles. Stando alle analisi effettuate dal ministro, nel breve periodo non ci sarà alcun problema di approvvigionamento, ma dall’anno prossimo sarà necessario affrontare il problema dello stoccaggio del gas. Cingolani ha riconosciuto l’importanza delle energie rinnovabili, che possono concorrere a ridurre la dipendenza italiana dal gas russo, ma su queste serve un’accelerazione riguardo alle semplificazioni burocratiche.
«Stiamo lavorando sugli approvvigionamenti diversificati su diverse sedi e su tutta una serie di misure che portiamo adesso alla Camera e al Senato - ha assicurato - Vi posso garantire che c’è una strategia sia di breve, che di medio, che di lungo termine». Il ministro ha infine garantito che non si apriranno nuove centrali a carbone, ma verranno momentaneamente «prioritizzate» quelle esistenti, senza tuttavia andare in deroga ai limiti ambientali e alle norme di inquinamento europeo.

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